Benvenuti nella Prima Stanza A Destra che accoglie Roma in un abbraccio

da | Mar 25, 2026 | #Cromosomiintour

Il live di Prima Stanza A Destra al Monk di Roma è una bellissima scommessa che parla al cuore dei romantici e degli innamorati, di chi dà valore alle parole e di chi trova nella musica un’intima compagna.

La curiosità entrando al Monk per il live romano di Prima Stanza A Destra è davvero tanta. La domanda è: si può portare un progetto che è esploso sul panorama social in un club senza deludere il pubblico? La questione si complica soprattutto se consideriamo lo stile peculiare di Prima Stanza A Destra, che si contraddistingue per un sound di sperimentazione e soprattutto per il suo caratteristico falsetto.

L’identità di Prima Stanza A Destra deve rimanere celata dietro il cappuccio di un impermeabile scuro e la fitta coltre di fumo che riempie la sala del Monk. E questo personaggio misterioso che apparentemente con i suoi giochi di ombre e gli espedienti per nascondersi crea distanza col pubblico, diventa una figura in cui è possibile riconoscersi universalmente. Lo fa con le sue canzoni, con le parole. Linguaggio semplice, diretto, senza particolari significati nascosti, ma la semplice intenzione di raccontare la bellezza e la complessità dei legami umani.

Tu non vuoi nessuno apre il live di Prima Stanza A Destra, seguita da Quanto è tardi. Il pubblico inizia ad accendersi su Ho paura del futuro, una dichiarazione che suscita una grande condivisione nella platea di giovanissimi alla ricerca di un confine di definizione delle proprie vite. Non è un caso che a scrivere questi testi sia un 22enne celato dietro un cappuccio. Ma anche passati i 30 anni, in fondo, chi è che non ha paura del futuro? Sta in questo rispecchiamento istantaneo la forza della musica di Prima Stanza A Destra. È proprio questo che scatena quella miccia che porta tutti a cantare a squarciagola su questi brani.

Poco dopo l’inizio del live c’è un momento che emoziona particolarmente. L’artista sceglie di fare un passo fuori da quell’anonimato dietro cui si cela per parlare con la sua voce naturale, senza falsetto. Ringrazia il pubblico per la presenza e per l’amore. Condivide l’emozione di poter cantare tutti insieme quei brani che sono scritti mettendo a nudo la sua verità interiore.

2am, Ti Amo, Infinito e Basta colorano la scaletta del live di tanti colori, dall’amore profondo che ti tiene sveglio la notte alla consapevolezza di un legame spezzato, ma che può rinascere sulle note di Dimmi che provi quello che provo io. Voce e tastiera sono sufficienti: l’essenza sta nel messaggio. Le parole devono essere al centro dell’esperienza musicale, senza distrazioni.

Quindi, al termine del concerto, possiamo rispondere alla domanda iniziale. Si può portare un progetto musicale nato ed esploso sui social, su un palco live? Assolutamente sì, se si fa attenzione a non perdere la coerenza. Sperimentazione, suoni elettronici e voci alterate dal falsetto non sono in contraddizione con un’esperienza di live intimo e veramente condiviso.

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