Dieci anni di VIVA!: reportage da una notte di psichedelia, UK garage e polvere in Puglia

da | Ago 2, 2026 | #Cromosomiintour

Tra le ipnosi mistiche dei Darkside e le mazzate UK garage degli Overmono, ecco com'è andata la notte più infuocata del decennale pugliese.

Ieri sera alla Valle d’Itria c’era quell’aria lì: quella in cui la terra battuta, i trulli sullo sfondo e un’umidità che ti appiccica la maglietta addosso diventano d’un tratto il centro esatto della mappa musicale europea. Sarà per il decennale, sarà per la sensazione strisciante che ormai la Puglia d’estate sia un enorme club a cielo aperto con la pasta con le cime di rapa a fare da catering, ma la serata del 1° agosto del VIVA! Festival ha spinto forte sull’acceleratore.

Andiamo con ordine, prima che i bassi degli Overmono finiscano di risistemare l’ordine dei nostri organi interni.

Ad aprire le danze ci pensa Prima Stanza a Destra. Nome che sembra uscito da un pezzo dell’indie italiano del 2018, ma proposta sonica fortunatamente ben diversa. Intima, essenziale, con qualche gancio elettronico ben assestato che fa da apripista ideale mentre la gente comincia a riempire lo spazio, con la prima birra in mano e quell’atteggiamento un po’ poseur da “so esattamente chi sta suonando anche se l’ho scoperto su Spotify ieri”.

Sale, poi, sul palco John Glacier. Esclusiva nazionale, ed è subito ipnosi. Spoken word, beat minimali, flow glaciale di nome e di fatto direttamente dall’underground londinese. C’è un che di quasi disturbante nel modo in cui riesce a catturare l’attenzione di una folla pronta a fare festa, rallentando il tempo. Carisma puro e quella capacità tutta britannica di farti sentire incredibilmente poco cool semplicemente stando in piedi sul palco.

E poi arrivano loro. I veri pesi massimi della serata: Darkside. Nicolás Jaar e Dave Harrington salgono in cattedra per presentare Nothing, il loro terzo lavoro in studio (altra esclusiva VIVA!, scusate se è poco). Vedere Jaar e Harrington dal vivo è sempre un’esperienza al limite del mistico: se il primo impasta trame sonore come se stesse celebrando un rito pagano, il secondo strappa alla chitarra suoni che sembrano venire da una galassia collaterale. Il concerto è una suite continua, un sali e scendi di psichedelia, groove dilatati e dilanianti accelerazioni elettronico-rock. È quella classica performance che fa dire ai puristi del clubbing “ecco, questa è Musica con la M maiuscola”, mentre il resto del pubblico si lascia semplicemente cullare (e scuotere) da un flusso sonoro alienante.

Quando il terreno è ormai arato a dovere, sale la temperatura per il gran finale. Overmono in formato dj set (terza esclusiva della serata, per chi stesse tenendo il conto). I due fratelli gallesi non fanno prigionieri: bastano due cassa dritta, un giro di UK garage ben assestato e qualche frammento breakbeat per trasformare la Valle d’Itria in una rave area a cielo aperto. La transizione da Jaar agli Overmono è come passare da un bicchiere di vino rosso meditativo a tre cicchetti di tequila ingurgitati in sequenza: violenta, ma era esattamente ciò di cui la notte aveva bisogno.

Si balla fino a perdere la cognizione del tempo, sospesi tra la polvere e le luci che fendono la campagna pugliese. VIVA! soffia su dieci candeline proponendo una formula che funziona proprio perché rifiuta i compromessi: nessuna concessione al pop facile, tanta ricerca e tre esclusive nazionali in una sola notte che confermano come da queste parti non si stia solo facendo un festival, ma un vero e punto di riferimento per chi vuole capire dove sta andando la musica elettronica.

Ora non resta che sopravvivere al risveglio e capire chi ha ancora il coraggio (e le gambe) per l’esperienza all’alba.

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