Non è mai stata una canzone estiva. Eppure non c’è canzone che sappia raccontare l’estate meglio di 31/07 di Mecna.
Mentre tutta la musica prova a convincerci che sia la stagione della leggerezza, Mecna racconta quello che succede quando quella spensieratezza manca. In fondo è questo il motivo per cui, da quindici anni, continuiamo a tornare qui. Un po’ per nostalgia, certo, ma soprattutto perché ci ricorda un’amara verità: l’estate non è sempre il periodo più felice dell’anno. È anche il momento in cui le distanze si allungano, le città si svuotano e le mancanze si fanno sentire ancora di più.
Il caldo appiccica i vestiti alla pelle, l’aria è densa. Fuori il mondo ha fretta: c’è chi stipa le valigie nel bagagliaio pronto alla partenza, chi conta i chilometri di coda verso il mare, chi è pronto a godersi il sole sotto un ombrellone.
Intanto qualcun altro resta fermo e si accorge che la stagione fuori non assomiglia affatto a quella che sta vivendo dentro.
31/07 di Mecna: un culto costruito nel tempo
Sono passati quindici anni da quando una canzone scritta su una base già pronta degli Aphex Twin ha fatto il suo ingresso nelle nostre playlist e non ne è mai più uscita. Nessuno pensava che sarebbe diventata un appuntamento fisso, una di quelle canzoni che non appartengono più soltanto a chi l’ha scritta, ma anche a chi negli anni ci si è riconosciuto.
Per celebrare questo anniversario, 31/07 arriva finalmente su Spotify, risuonata al pianoforte da Pierfrancesco Pasini e cantata da Mecna, dopo anni passati tra SoundCloud e YouTube. Ad accompagnarla c’è anche uno short film in tre capitoli che prova a dare un volto a quello che la canzone racconta da sempre.
Ma la cosa più bella succede nei commenti: è qui che capiamo cos’è diventato davvero questo brano. Ci sono persone che tornano ogni anno, che lasciano una dedica, che raccontano dove si trovavano quando l’hanno ascoltata per la prima volta, che associano quelle parole a qualcuno che oggi non fa più parte della loro vita. Storie diverse, in cui la nostra solitudine e il nostro dolore diventano la solitudine di tutti.
15 anni per diventare grandi: la solitudine di Mecna che è diventata la nostra
Quindici anni sono abbastanza per cambiare quasi tutto. Abbiamo cambiato casa, paese, città, svuotato armadi, impacchettato ricordi dentro scatole di cartone per portarli sempre con noi. Abbiamo studiato, firmato contratti, comprato vestiti che ci rendessero più seri, messo da parte qualche sogno. E abbiamo trovato il modo di anestetizzare molte cose, di tenerci occupati abbastanza da non pensarci troppo.
Ci siamo tuffati dentro routine rassicuranti, abbiamo affogato le serate nello scrolling ipnotico di uno schermo per evitare ad ogni costo di guardarci dentro. Perché lo sappiamo cosa c’è lì sotto: il peso di un lato del letto che rimarrà vuoto, il ricordo di un abbraccio che scotta ancora sulla pelle come se fosse ieri, la sensazione amara di essere diventati estranei in un attimo.
31/07, per imparare a custodire le estati che ci hanno cambiati
Forse col tempo capiamo una cosa che prima era impossibile accettare: non tutte le storie sono destinate a durare, ma tutte ci attraversano e lasciano il segno. Alcune persone passano nelle nostre vite per un tempo breve e riescono comunque a cambiarci. Cambiano il nostro modo di guardare il mondo, di amare, persino di ascoltare una canzone.
Oggi riusciamo forse a guardare quelle ferite con occhi diversi. Il tempo ha chiuso il suo cerchio: siamo più grandi, più stanchi, con qualche segno in più attorno agli occhi. Ma ogni 31/07, quando premiamo play e chiudiamo gli occhi, torniamo, per due minuti e un secondo, a quindici anni fa, dove conserviamo le persone che abbiamo amato, le parole che non siamo riusciti a dire, le estati che ci hanno cambiato.
E fa strano pensare che, dopo quindici anni, quelle stesse domande che si fa Mecna non abbiano mai smesso di sembrarci anche un po’ nostre.
“E quando parti, poi dove vai?
E quando torni, quanto manchi?
Quand’è che torni di preciso?
Quanti giorni? Che hai deciso?
Dove dormi? Quanto manchi
Quanto manchi“










