Joan Thiele all’Estate Fiesolana conquista il pubblico del Teatro Romano

da | Lug 27, 2026 | #Cromosomiintour

Joan Thiele incanta il Teatro Romano di Fiesole con un live intenso e intimo per l’Estate Fiesolana. Tra i brani di Joanita, i successi della sua carriera e nuovi arrangiamenti dal respiro rock, la cantautrice italo-colombiana costruisce un viaggio tra memoria, vulnerabilità e identità, accompagnata da una band capace di valorizzare ogni sfumatura della sua musica. Una serata in cui racconto personale e performance si fondono, confermando la forza di una delle voci più originali della scena italiana contemporanea.

Il Teatro Romano di Fiesole, ha accolto il 26 luglio Joan Thiele per una delle date più suggestive dell’Estate Fiesolana. La cantautrice italo-colombiana ha portato sul palco uno spettacolo essenziale, costruito attorno alla musica e alla forza evocativa delle sue canzoni. Sono stati la location e la voce dell’artista a fare da protagonisti. La scenografia è volutamente scarna: pochi elementi, molto fumo e un disegno luci che punta sull’atmosfera più che sull’impatto visivo. Non sempre, però, la scelta funziona. In diversi momenti la nebbia e i controluce hanno finito per nascondere la protagonista invece di valorizzarla, rendendola quasi invisibile proprio nei passaggi più intensi.

Ad accompagnarla, una live band affiatata composta da Emanuele Triglia al basso, Davide Fabrizio alla batteria, Pasquale Strizzi alle tastiere e Steasy alla chitarra. Gli arrangiamenti, spesso più rock rispetto alle versioni in studio, hanno donato nuova energia al repertorio. L’unico limite tecnico della serata ha riguardato il bilanciamento del suono: in più occasioni il volume degli strumenti sovrastava quello del microfono di Joan, sacrificando parte delle sfumature di una voce che resta tra le più riconoscibili e personali della scena italiana contemporanea.

Tra memoria e vulnerabilità: il racconto di Joanita

L’apertura del concerto è affidata a una nota vocale della nonna di Joan Thiele, che intona “Pazzerella”, un’introduzione intima e personale che anticipa il carattere autobiografico dell’album e il percorso emotivo al centro della scaletta. Subito dopo, la band entra in scena con “La forma liquida”. Le luci e il fumo avvolgono la cantante fino a renderla quasi impalpabile, in perfetta sintonia con il titolo della canzone. Al termine di “Dea”, l’artista ha salutato il pubblico toscano con una confessione:

“Io sono emozionatissima. Sono stata in questo teatro un po’ di anni fa. Ero molto piccola e aprivo il concerto di un cantante italiano molto bravo. Sognavo di arrivare ad avere un concerto tutto mio”

Prima di introdurre alcuni dei brani più significativi dell’album, Joan Thiele descrive al pubblico il suo ultimo album, Joanita:

“È stato un processo lungo, durato tre anni, dove sono andata a scavare molto in profondità. Un viaggio”

Da “Acqua blu” a “XX L.A.”, passando per “Cinema”, tratta da “Atto I – Memoria del futuro” (2021), emerge il filo conduttore della sua scrittura: la ricerca della propria identità attraverso il ricordo, il cambiamento e la vulnerabilità.

Un momento particolarmente intenso arriva con “Puta”, singolo pubblicato nel 2020 all’interno del progetto “Operazione Oro”. A metà canzone, Joan rivolge al pubblico un messaggio semplice ma potente:

“Fate sempre rispettare il vostro corpo, la vostra anima”.

Tra gli episodi più riusciti della serata c’è Bacio sulla fronte, introdotta da una riflessione sul bisogno di ritrovare il proprio istinto:

“Il prossimo pezzo è un brano nato che è nato per una forte necessità, che era quella di riconnettermi all’istinto. C’è stato un lungo periodo in cui ho sentito di essermi completamente distaccata da una parte di me. L’augurio che mi sono fatta mentre scrivevo, e che faccio a voi e a chiunque, è di restare connessi alla nostra parte bambina, che ci insegna tante cose.”

L’arrangiamento, decisamente più rock rispetto alla versione in studio, cresce progressivamente grazie al lavoro della band, rendendo il momento ancora più intenso. Successivamente, Joan Thiele si esibisce sulle note della title track “Joanita”, aprendo la performance in ginocchio sul palco in un’immagine dal forte impatto scenico.

Tra collaborazioni, memoria e nuove interpretazioni

Con Tramonto, la cantautrice racconta la nascita del brano, costruito attorno al campionamento di “Crepuscolo sul mare” del compositore Piero Umiliani. Prima di cominciare a cantare, ringrazia le figlie del musicista per averle concesso di utilizzare quel frammento sonoro. Il passaggio a Veleno arriva in modo naturale, che viene introdotto da una breve descrizione:

“Questa canzone è nata nella mansarda di casa di mia madre. Poi sono stata a Los Angeles e ho iniziato a suonare con un mio amico. Ho imparato a trasformare tutte le mie emozioni in musica, da veleno a cura”

Il concerto prosegue alternando brani provenienti da diverse fasi della carriera. “Occhi da gangster”, anch’esso campionamento tratto da “Epilogo” di Pietro Umiliani. A sorpresa, Joan Thiele stupisce il pubblico inserendo nella scaletta “Senza fiato”, brano tratto dall’album “OBE” (2021) del producer MACE e in collaborazione con Venerus.

Uno dei passaggi più emozionanti arriva quando gli altri musicisti lasciano il palco. Rimangono soltanto Joan e il chitarrista Steasy per una delicata versione acustica di “L’invisibile”. Prima di iniziare racconta di aver immaginato quel brano per Ornella Vanoni.

“Nonostante la conoscessi, non ho mai avuto il coraggio di chiederle di cantarla. Così l’ho pubblicata senza la seconda strofa. Nella mia testa posso ancora immaginare che quella parte la canti lei”

Con “Volto di donna” Joan riflette sul tempo che passa e sulla bellezza dell’invecchiare insieme alle persone amate.:

“Un brano in cui ho immaginato la crescita, le rughe sul viso che arrivano per tutti. Mi sono immaginata di crescere con le persone che amo e mentre il tempo passa, loro non ti vedono mai realmente cambiare…”

Poco dopo interrompe il concerto per festeggiare il compleanno del bassista “Ema”, coinvolgendo tutto il Teatro Romano in un caloroso coro di “Tanti auguri”.

Naturalmente non manca Eco, il brano con cui Joan Thiele ha partecipato al Festival di Sanremo 2025 e che ha contribuito a far conoscere il suo universo musicale a un pubblico molto più ampio. Dal vivo acquista ulteriore intensità grazie alla presenza della band e alla sua interpretazione. La presenza scenica della cantautrice è uno degli elementi più convincenti dello spettacolo: la sua voce calda e riconoscibile si accompagna a una forte capacità di coinvolgere il pubblico. Particolarmente efficace la scelta di introdurre i brani con brevi aneddoti sul loro significato, creando un dialogo diretto e profondo con la platea.

La parte finale del concerto aumenta progressivamente d’intensità, di cui “Cruz” ne rappresenta il momento più alto con il suo riarrangiamento rock che coinvolge tutta la band. Dopo un finto saluto, Joan rientra sul palco con un sorriso, introducendo “Vacanze”:

“Questo è il primissimo brano che ho scritto in italiano. Ero a Londra, in salotto, con la chitarra”

L’ultimo scossone arriva con “Allucinazione“. Finalmente libera dai tacchi, Joan si scatena sul palco trascinando anche il pubblico. Come ultimo brano, Joan sceglie di portare il riarrangiamento di un brano appartenente alla tradizione latinoamericana, reinterpretato in una veste personale e intima. Un ultimo omaggio alle sue radici artistiche, che unisce la sensibilità cantautorale dell’artista alla forza evocativa della musica latina.

Quello di Fiesole è un concerto che mette al centro la narrazione personale prima ancora dello spettacolo. Qualche sbavatura tecnica, soprattutto nel missaggio e nel disegno luci, impedisce allo show di raggiungere la perfezione. Resta però la sensazione di aver assistito al percorso di un’artista che continua a trasformare la propria storia in musica con autenticità rara, trovando proprio sul palco il luogo in cui ogni fragilità diventa finalmente forza.

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