Da quando i “cartoni animati” della nostra infanzia ispirano la musica di oggi?

da | Lug 19, 2026 | News

Anime e manga influenzano sempre più la musica, ispirando rapper e popstar che trasformano personaggi e storie in citazioni nei loro brani.

Sembrano passati i tempi in cui per darsi un tono bisognava citare Baudelaire, Calvino o riguardare l’interpretazione di Al Pacino in “Scarface”. Oggi, a quanto pare, il vero flex citazionistico si legge da destra a sinistra e si guarda rigorosamente in lingua originale con i sottotitoli. Quello di anime e manga non è più un trend per pochi nerd, ma una febbre planetaria che infettato anche gli artisti, passando dai rapper della Gen Z fino ad arrivare alle star del pop.

I personaggi giapponesi non sono più considerati “cartoni per bambini“. Non sono più relegati a quel rito anni Novanta, quando venivano trasmessi a ore improbabili e li guardavamo con gli occhi ancora sonnolenti a colazione (prima ancora che il jingle dell’ora esatta in TV ci mettesse l’ansia di correre a scuola) o subito dopo pranzo per digerire prima dei compiti. Oggi sono diventati un vero e proprio mezzo per tradurre in 2D le nostre fragilità e punti di forza.

Dalle pagine dei manga alla scena rap italiana

Inutile dire che chi ha subito intercettato il potenziale di questa cultura è il mondo urban. I rapper hanno capito che i destini tragici e i superpoteri dei personaggi di manga e anime sono una miniera d’oro.

Prendiamo Kid Yugi, che possiamo tranquillamente definire il principe delle reference oscure nella nuova scena. Nel pezzo 100mila con Rusty Kilo e Tony Boy afferma “Arrivo con i corvi alla Itachi”. Chiunque abbia letto o guardato “Naruto” sa benissimo quanto sia iconica la figura di Itachi Uchiha, uno dei personaggi più complessi (e amati) dell’opera, perennemente circondato da corvi e illusioni ottiche. Un’estetica decisamente dark che dà quel tocco in più a tutta la traccia.

E a proposito di Kid Yugi, basta spostarsi su una delle sue collaborazioni più recenti per capire quanto questo linguaggio sia ormai sdoganato. In Push It, infatti, Anna Pepe dimostra che si può citare anche lo Studio Ghibli. “La tequila mi rende un demonio, quasi mi ci tuffo come Ponyo”, la dolcissima creatura magica di Miyazaki famosa proprio per tuffarsi tra le onde giganti con un entusiasmo incontenibile. Un accostamento azzeccatissimo per descrivere la foga di una serata fuori controllo.

Quando il pop italiano parla giapponese

Ma limitare questa “fissa” al solo mondo rap sarebbe un grosso errore. Chi ha saputo usare questa cultura per fare del vero pop d’autore è Mahmood. Il cantante ha addirittura intitolato due suoi brani a icone dell’animazione giapponese.

In Inuyasha, ballata intensa e struggente, canta “La verità brucia in faccia, come la cicatrice di Inuyasha”, utilizzando il segno indelebile che il mezzo-demone porta sul petto (simbolo del suo tormentato passato) come metafora per descrivere le ferite emotive.

Con BAKUGO, invece, evoca il biondo esplosivo e rabbioso anti-eroe di “My Hero Academia”.

Il filo rosso che unisce Jovanotti e Billie Eilish

Non ci troviamo di fronte a una moda passeggera per ragazzini, lo dimostrano due estremi generazionali e geografici.

Da un lato abbiamo una leggenda della musica italiana come Jovanotti. Dietro la genesi di Buon vento c’è infatti l’elefante millenario di “One Piece”, Zunesha. Questa creatura mastodontica, condannata a camminare senza sosta nell’oceano sorreggendo un’intera isola sulla schiena, diventa per Cherubini la metafora della vita e della forza di andare sempre avanti. Un parallelismo poetico che dimostra come l’epica di Eiichirō Oda non abbia nulla da invidiare alla grande letteratura classica.

Dall’altro lato del globo, Billie Eilish ha battezzato uno dei suoi brani di maggior successo con il nome di Chihiro, la protagonista de “La città incantata” dello Studio Ghibli. Come spiegato dalla stessa artista:

“La canzone è vagamente basata sul film, che è uno dei miei preferiti. […] Avevo appena guardato “La città Incantata” e Finneas aveva realizzato quel beat”

Visual, reference e citazioni non sono più piccoli segreti per una cerchia di otaku, ma i simboli di un linguaggio ormai riconosciuto e riconoscibile. E questo è solo l’inizio, si potrebbe scavare all’infinito passando da Guè a Tedua fino ad arrivare a Salmo e Ghali. La lista degli artisti sedotti da anime e manga è lunghissima, a riprova che questo universo ha smesso di essere una sottocultura.

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