“Quando voi forse, allora noi già”: l’anticonformismo irriverente di Sano

da | Lug 9, 2026 | Recensioni album

Una domanda, un’estate su un’isola militare e lei. “Mo ti racconto una sciocchezza”: “il quadrifoglio non è raro se non l'hai mai cercato”.

Sano è il nome d’arte di Riccardo Capone, cantautore e produttore napoletano.

Assieme ad i Thru Collected inizia il suo percorso musicale, facendosi piano piano notare. Nel 2022 arriva il primo EP “L’industria, il pop, la camera, il sesso”, mentre nel 2025 pubblica il primo album “Opopomoz”. Spazia negli anni tra collaborazioni con gli Psicologi, Golden Years e Rainer Monaco, con il quale scrive “La bugia”, brano in gara allo Zecchino d’Oro cantato da Maddalena Luiso. 

Si avvale della voce della piccola per chiudere la traccia finale del suo ultimo lavoro, un nuovo EP di 7 brani-easter egg da ricercare nei dettagli della cover del progetto, intitolato Quando voi forse, allora noi già.

A questo lavoro collaborano Drast, Golden Years, Axel Legit, Giovanni Truppi, Tripolare, Lucky La Polo e Giordana Marengo, mentre i featuring vedono la presenza di Tutti Fenomeni , Irbis e bekkeria.

In esso si intrecciano giocosamente sonorità ed affetti, l’estate e i pensieri metallici, la crescita ed un Io bambino, la speranza di un futuro fruttuoso e l’ironico presente.

Perfettamente nel suo spirito, rivendica un’avanguardia in fatto di scelte musicali e in chissà-che-altro, per cui “quando voi forse… allora noi già!”.

A Napoli la gente parla”: il titolo dell’album è proprio questa constatazione, un’occhiolino divertito a qualche voce di troppo.

È già giorno, quasi non se n’era accorto.

“Chi ci fa compagnia mentre stiamo aspettando il sole?

Una domanda, un’estate su un’isola militare e lei.

Come un regista inquadra la sua Musa, gioca con la luce filtrata dei giorni d’oro.”Il sole sorge ad est, finisce su di te”, “ti ho indovinata”.

Acchiapparello insieme contro il sole e, per non perdere, abbracciano il mare. Finisce che si raccontano le loro vere intenzioni cattive sott’acqua, per non farsi scoprire.

Perdona la mia fretta, questa lunga attesa è così stupida”: la loro prima giovinezza è a un passo dalla Grande Guerra.

E’ che bisogna amarsi di fretta… di fretta, prima che ne sia coinvolto.

In ritardo arriva il sole del pomeriggio, quello che prende l’iniziativa, quello “che l’amor non t’obbedisce”. A turno giocano a chi scende più in basso.

Inneggia servendosi di accenti dai toni poetici. “L’amore che vivo non posso confessartelo, però ho capito che.. che l’amor quella notte si prendeva gioco di noi”.

Nel pronunciare queste parole il viso di lei gli suggerisce una faccia da brava ragazza, “ma purtroppo stai tutta appicciata, ’tta fatta, ‘tta rotta, ‘tta ‘mbriaca”: “possiamo stare insieme!”

Finiscono per intonare insieme una canzone, un racconto solo loro. “un – du’- tre – qua’ ”, così, a perditempo.

Il bene che li unisce è come una questione algoritmica. Può contare su di lui, appoggiarsi se perde l’equilibrio: “amore mio, metallico sarò. Litio per ogni tuo delirio”.

Mo ti racconto una sciocchezza”. Ci vuole una sigaretta, anche se ci sono 32° all’ombra

Il sole, con un raggio, gli aveva suggerito dove poteva trovarsi un quadrifoglio su un prato. Poi però era arrivato il vento, che soffiando, l’aveva confuso.

Così necessitava di un pò di coraggio, per salire sopra un albero e cercarlo dall’alto, e di qualche amico che sapesse contare fino a quattro. “Il quadrifoglio non è raro se non l’hai mai cercato”: ne acciuffa finalmente uno e decide di nasconderlo sotto al cuscino.

Vuole piantarlo per farne crescere altri mille, presto, con l’aiuto della luna, affinché possa far piovere stanotte, per dare occasione al mondo di essere felice. “Ho capito che la cosa più importante è sentirsi fortunati per trattare bene gli altri”. “Sto diventando grande ormai”.

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