L’epidemia dei mega-concerti sta impoverendo la musica?

da | Lug 7, 2026 | News

Il paradosso dei mega concerti, nasconde una trasformazione sociale profonda, con migliaia di persone disposte a pagare cifre sempre più elevate per un'esperienza qualitativamente mediocre, in quanto ad ascolto e visione.

I dati SIAE ci raccontano di un mercato della musica live in crescita nel 2025. La spesa degli italiani per i concerti è aumentata e supera per la prima volta il miliardo di euro (1,16 miliardi, +17,5%), confermando il loro ruolo di principale motore economico, con il 27% della spesa totale. Dati che ci fanno immediatamente pensare a un settore non solo in piena salute, ma anche in florida ascesa, soprattutto al Sud Italia secondo SIAE, definita “l’area più dinamica e in crescita“. Ma basta guardarsi attorno per rendersi conto della complessità che i numeri non vedono.

L’aumento della spesa coincide infatti con il costante incremento dei prezzi dei biglietti, tra pit e pacchetti vip e premium si arriva a spendere per i concerti anche cifre folli. Pare lecito domandarsi ora: ma dove finiscono, davvero, questi soldi?

Nel 2025 i concerti ospitati in location da oltre 30.000 spettatori, tra stadi, autodromi, ippodromi e grandi spazi all’aperto, hanno rappresentato appena lo 0,4% di tutti gli spettacoli musicali organizzati in Italia. Eppure hanno concentrato il 20,3% del pubblico e addirittura il 35,6% della spesa complessiva. Questi dati sono in verità il campanello d’allarme di un mercato sempre più polarizzato, nel quale pochi mega-concerti assorbono una quota crescente di attenzione, pubblico e risorse economiche.

La crescita economica nasconde un impoverimento culturale?

Si va allora al concerto per esserci o dimostrare agli altri d’esserci stati?

Il dubbio c’è! Nell’epoca dell’iper-connessione social, semrba che la seconda ipotesi stia prendendo il sopravvento sulla prima. Si trascorre infatti la maggior parte dello spettacolo, o una buona parte di esso, registrando decine di video destinati quasi sempre a non essere più rivisti. Del resto è molto difficile sentirsi realmente partecipi di un evento musicale in cui l’artista ed il palco sono visibili soltanto attraverso ledwall giganteschi che sovrastano gli spettatori.

E’ questo il paradosso dei mega concerti, che nasconde forse una trasformazione sociale profonda, con migliaia di persone disposte a pagare cifre sempre più elevate per un’esperienza qualitativamente mediocre, in quanto ad ascolto e visione.

In questo senso, il successo degli show negli stadi – o addirittura in location immense come nel caso Ultimo – dimostra che il mercato della musica si è trasformato in qualcosa d’altro, che con la musica ha davvero poco in comune. L’evento diventa il protagonista, mentre il concerto – inteso come esperienza di ascolto – passa in secondo piano. E’ un mercato in cui la dimensione dell’evento prevale sulla qualità dell’esperienza, ma il timore è che finché il pubblico continuerà ad acquistare i biglietti, il modello dei mega-concerti continuerà ad imporsi. E a farne le spese saranno – e sono già – sempre gli eventi più piccoli, i festival indipendenti e i promoter locali.

Noi spettatori però abbiamo un potere veramente straordinario anche se, come per Spiderman, da questo derivano grandi responsabilità. Scegliete di andare in quel piccolo club nel vostro quartiere, date fiducia al festival indipendente di cui vi hanno parlato tanto, acquistate un biglietto per un artista che ancora non riempie gli stadi. Nel vostro piccolo sarete voi a contribuire al mantenimento di una biodiversità musicale, fatta di prossimità, sudore e condivisione.

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