Fulminacci al Flowers Festival: l’arte di essere se stessi

da | Giu 26, 2026 | #Cromosomiintour

Fulminacci apre il Flowers Festival 2026 con un concerto autentico, tra poesia, ironia e una spontaneità che conquista il pubblico.

Se c’è un momento preciso in cui l’estate torinese entra nel vivo, è quando si accendono i riflettori sul palco del Flowers Festival di Collegno. Giovedì 25 giugno, lo storico cortile della Lavanderia a Vapore ha aperto ufficialmente i cancelli della stagione con Fulminacci. Dopo il suo tour invernale nei palazzetti, il “Palazzacci”, porta al Flowers Festival la seconda tappa di Fulminacci all’aperto, il tour estivo. Prima di lui, ad inaugurare la serata è stato Scar, il cui set in apertura ha accolto i primi flussi di spettatori sotto il palco. Il testimone poi è passato a La Badessa, che ha saputo trasformare l’attesa in una parte integrante del festival.

La cosa bella di Fulminacci è che ti accoglie con la stessa autenticità che aveva anni fa,  quando saliva sul palco da solo con la sua chitarra, davanti a solo  “12 persone”, come gli piace ricordare. Ora sul palco non è più da solo: ha con lui musicisti tecnicamente eccezionali, che portano lo spettacolo a un livello superiore. Fulminacci scherza con il pubblico, balla e fa ballare noi. È una grande festa in cui l’artista romano si comporta con una naturalezza tale che sembra quasi che davanti a lui non ci fossero migliaia di persone, ma solo i suoi amici di sempre.  Non ci sono battute forzate da performer, non c’è nessuna volontà di sembrare, ma solo di essere. 

Fulminacci è esattamente dove dovrebbe essere

Incanta il pubblico con lo stesso atteggiamento genuino che ha sempre avuto.  Lo spettacolo è un intreccio perfetto tra momenti intimi chitarra e voce, con brani come “San Giovanni” e “Una sera”, e altri momenti in cui il pubblico salta all’unisono come con “Tattica”, “Baciami Baciami” e “Tommaso”. La scaletta si muove tra i pezzi del nuovo album, “Calcinacci”, accolto dal pubblico con un entusiasmo degno dei brani storici, e quelli più vecchi, tratti da ”La Vita Veramente”, ”Tante care cose” e “Infinito +1”. 

Questo tour conferma che chi anni fa aveva scommesso su Fulminacci aveva ragione: è un artista completo, che riesce a trasformare la quotidianità in poesia, ma senza mai risultare sterile o banale. C’è sempre un tocco di spontaneità, che a tratti sembra quasi magia. Fulminacci ci trasporta nel suo mondo, facendolo sembrare anche il nostro. Parla di tutti noi, ma senza forzature. La sua scrittura mescola intimità, ironia tagliente e maturità emotiva, aspetti che l’artista riesce a trasportare sul palco in modo naturale, come se fosse nel posto giusto, al momento giusto.  E anche noi, sottopalco, ci sentiamo così.

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