FRESH TALENT: POPA

da | Giu 16, 2026 | FRESH TALENT

Dalla Milano delle sciure a Monte Carlo: Popa ci racconta Nuda Proprietà, il suo nuovo album tra eleganza, ironia e un pizzico di nostalgia.

Sfrecciare su una Porsche d’epoca azzurra stringendo i guinzagli di quattro Chihuahua con il cappottino coordinato, trasformando la figura della “sciura” milanese in un’icona cool. Lei è Popa, cantautrice e designer lituana trapiantata all’ombra del Duomo. Una “distillatrice” di estetica capace di trasformare la nostalgia in qualcosa di estremamente fresco e contemporaneo.

Il suo nuovo album, Nuda Proprietà, è una riflessione a occhi aperti su come ci sentiamo oggi: perennemente in bilico tra il bisogno di chiuderci in noi stessi a riposare e la voglia matta di prendere un volo intercontinentale e andare a ballare. La sua carta vincente è il contrasto tra un mondo fatto di lusso e la realtà spesso precaria della nostra generazione.

Con un’eleganza ironica, senza tempo e meravigliosamente in controtendenza, Popa traccia la sua strada nel panorama musicale. Ci siamo fatti raccontare come è nato questo progetto e dove ci porterà oggi la sua irresistibile “Signora“.

L’intervista a Popa

Ciao Popa! Nuda proprietà ormai è fuori e tutti possono ascoltarlo, dove ci porterebbe oggi la tua “Signora” per celebrare l’uscita?

“La mia Signora è una donna molto spontanea, con i suoi ups and downs, una figura contemporanea. Può starsene a casa, tutta introspettiva, a ripensare alla sua vita poi, però, arriva il momento in cui il custode le suona al citofono e le dice ‘Guarda signora, non stare a casa troppo tempo, andiamo a ballare!’. Lei accetta questo invito e va a ballare, va a viaggiare. Anche l’album riflette questo contrasto: la prima parte è un po’ più introspettiva e intima, con la Signora in casa a Milano, nella seconda parte, dopo questo invito, lei prende un volo intercontinentale e parte… va a Monte Carlo, in Grecia, gira il mondo e poi torna di nuovo a casa, iniziando un altro ciclo.

Per me Nuda Proprietà parla di noi, di una sensazione collettiva, il cercare di trovare la pace anche se non è ancora del tutto chiaro come fare. Non si capisce se sia meglio stare a casa tranquilli a riposare, oppure se si debba viaggiare ed essere aperti. È un po’ una riflessione su come ci sentiamo noi in generale.”

Considerando che hai iniziato a far musica durante la pandemia, un momento in cui il mercato era abbastanza appiattito su certi canoni, come mai la scelta di puntare su un’eleganza ironica e nostalgica?

“È stato tutto molto naturale. La musica che ho iniziato a scrivere insieme al produttore e compositore Gaetano Scognamiglio è nata spontaneamente, ci siamo basati sui nostri gusti personali e su quello che ascoltiamo, ovvero molta musica degli anni ’70 e ’80. Io non essendo italiana ma lituana, ho voluto in un certo senso recuperare e capire cos’è il suono italiano, cos’è l’identità musicale italiana. Insieme a Gaetano ho cercato di fare una ricerca sulla musica che ci ispira e che è stata prodotta tanti anni fa, ma anche sul modo di vivere la vita, su quello che ci piace e sui posti che frequentiamo.

Quello che abbiamo scritto rispecchia molto non solo i nostri ascolti, ma anche la mia passione per la moda intesa non come i trend di oggi, ma proprio come i characters, i personaggi che mi ispirano con il loro stile. Le persone, i posti, i film, la musica… tutto questo mi ha aiutato a creare questo universo.”

A proposito di universo, questo è il tuo secondo album e sembra che tu stia costruendo un vero e proprio Popa-verse. Qual è l’elemento segreto che usi per risultare così fresca ed evitare l’effetto “festa a tema anni ’70”?

“Penso sia stata fatta una ricerca su suoni che appartengono al mondo degli anni ’70 e ’80 e che a volte viene percepito semplicemente come retrò. Se prendi quei suoni e li lasci esattamente come sono, il rischio è che il risultato sembri vecchio, per questo ho cercato di mischiare quelle sonorità vintage con qualche synth e arrangiamento più moderno. Non avevo una reference specifica, non ho preso quel pizzico di modernità da un posto in particolare, è stata una cosa molto naturale. Però ci sono tante ispirazioni legate agli anni ’70 e ’80.

Ad esempio, per brani come ‘Kalispera’ e ‘Montecarlo’ ci siamo ispirati soprattutto ai Gazebo per via del suono: una slow disco nostalgica che si può comunque ballare. Non deve per forza essere un’italo disco scatenata, può essere anche una disco più tranquilla. Ci sono poi molte altre reference prese dai film. Per ‘Montecarlo’, ad esempio, ho preso ispirazione dalla pellicola ‘Montecarlo Gran Casinò’ dei Vanzina. La colonna sonora ci ha ispirato molto, ripenso in particolare al sax che era un elemento molto presente. I testi delle canzoni parlano di oggi, delle cose che facciamo nel presente, ma poi parte questo sax anni ’80 che per me rispecchia molto l’Italia di oggi dove tutto va avanti, ma c’è sempre un po’ di decadenza. E questa cosa mi piace molto.”

Il tuo sguardo da lituana su Milano e sull’Italia è ciò che rende i tuoi testi così iconici. C’è qualcosa della Lituania che è rimasto segretamente dentro le tracce di questo album, nonostante l’involucro super italiano?

“Sì, penso si tratti di vedere tutto con un occhio sognante. Noi lituani abbiamo una grande ammirazione verso l’Italia, anche chi vive in Lituania ne parla come se fosse il posto più bello del mondo. Io vivo qui ormai da 17 o 18 anni, ho perso il conto, ma ho ancora quella sensazione… la sensazione di non toccare mai il fondo, di non sprofondare mai in quell’abisso di negatività che a volte noto negli italiani. Spesso gli italiani dicono ‘Ci sono tanti problemi‘ e quando vanno all’estero esclamano ‘Che bello qui!‘.

Amano moltissimo il loro Paese, ma a volte sono un po’ troppo negativi su certe cose… io questa negatività non ce l’ho mai, non riesco a spiegarmelo. Ho una grande ammirazione per la cultura italiana e nella musica che faccio il punto principale è proprio questo: uno sguardo internazionale ma senza cliché, cercando di ispirarmi senza fermarmi alla superficie. Leggo libri, ascolto la musica, seguo i personaggi televisivi e i politici, cerco di capire chi sono… la cultura pop italiana è incredibile, è infinita!”

Parlando proprio di icone musicali italiane, in Nuda Proprietà c’è anche una cover di Fred Bongusto “Tre Settimane da raccontare”. Come nasce, come mai proprio questo pezzo?

“Io amo molto Fred Bongusto come artista, lo trovo molto elegante, mi ricorda la dolce vita di altri tempi. È un uomo galante, uno chansonnier, un po’ l’uomo amato da tutte le donne, ma che a sua volta ama le donne. Mi piace molto come personaggio, e poi quella canzone mi fa proprio pensare alla bellissima estate italiana… quella in cui magari incontri un love affair che di questi tempi non c’è più. Oggi hanno tutti Tinder e gli incontri sono diventati così… Lì, invece, si parla di una storia d’amore nata su una spiaggia mentre si era in vacanza. Per questo quella canzone per me è molto speciale e ho voluto interpretarla, per omaggiare un artista così meraviglioso.”

In questo progetto passiamo dalla quotidianità milanese di Corso San Gottardo, all’acropoli greca fino al lusso di Monte Carlo: come costruisci la mappa geografica dei tuoi pezzi? Ti senti più una collezionista di luoghi reali o il luogo è solo uno strumento per evocare un’emozione?

“In realtà sono tutti luoghi reali. Mi è capitato di prendere quel traghetto di cui parlo in ‘Kalispera’ e guardare la nave di notte, per poi osservare oltre il mare e scorgere un’isola… Sai, ci sono quei momenti in cui viaggi e sei in movimento, o anche, banalmente, in cui cammini in corso San Gottardo, ma ti ritrovi con la mente in un’altra dimensione. Ti lasci andare con la testa e vieni trasportato altrove. Il viaggio è il momento in cui sei un po’ sospeso e c’è tempo per pensare e andare a fondo. Pensi a quello che hai detto, a quello che non hai detto, a quello che avresti potuto fare… sono momenti di riflessione, legati al dubbio. Però mi piace raccontare questa sensazione in un’ambientazione di relax perché anche camminare lungo corso San Gottardo, che è molto lungo, ti lascia il tempo per pensare.”

Finiamo questa intervista con una domanda che ci porta anche su un’altra tua grande passione: la moda. Se dovessi descrivere questo album usando i termini del fashion design, come lo definiresti?

“Direi un abito taylor-made, fatto su misura, per chi vuole sognare e trovare la bellezza oltre la superficie!”

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