Cosa non fare al Primavera Sound in caso di maltempo

da | Giu 5, 2026 | #Cromosomiintour

Per sintetizzare, potremmo racchiudere tutto in "non avere un piano B".

In questi anni l’organizzazione del Primavera Sound ci ha abituato a grande precisione, puntualità, cura e interesse verso il pubblico. Quest’anno non sarebbero state le birre aumentate di 2,50€ rispetto all’anno scorso a farci ricredere, ma purtroppo è arrivata la più classica delle carte “imprevisti ad un festival” a far sgretolare leggermente quella fiducia inossidabile: il maltempo. Per chi conosce il festival da un po’ di tempo, il credito e la fiducia sono ancora ben lontani dall’essere messi in dubbio; per chi ha conosciuto il festival solo quest’anno, probabilmente un po’ meno. D’altronde, ogni marinaio è bravo quando il mare è calmo.

Dalle 20:00 circa, al Parc del Fòrum inizia a piovere. Nessun dramma, la pioggia era prevista e il pubblico preparato. Due anni fa tutti i palchi hanno proseguito sotto al diluvio senza batter ciglio. Poi verso le 21:00 le certezze iniziano a vacillare: allerta meteo gialla, pioggia e soprattutto raffiche di vento che raggiungono gli 80 km all’ora. 

La location da favola a ridosso del mare passa improvvisamente dall’essere la più grande alleata delle fortune del Primavera Sound ad essere la sua peggiore nemica.

Il concerto di Alex G viene cancellato quasi subito, quello di Mac De Marco poco più tardi.

Cos’ha combinato il maltempo al Primavera Sound 2026

Da qui in poi inizia veramente il delirio: il pubblico viene sostanzialmente spostato dalla sicurezza da una parte all’altra del festival senza un criterio comprensibile. Fiumi di gente verso un lato, fiumi di gente verso il lato opposto.

La sala stampa viene fatta sgomberare in un modo un po’ brutale, con addetti che parlano solo spagnolo e un’indole fortemente tedesca.

Le uscite solitamente aperte a fine serata sono tutte chiuse, non ci sono informazioni chiare, gli addetti alla sicurezza fanno muovere le persone senza dare risposte o dandole contrastanti: alcuni dicono che tutta la serata è annullata incoraggiando il pubblico a uscire.

Qualche comunicazione arriva dalla pagina Instagram del Primavera, ma in mezzo alla folla spesso non c’è campo e quindi le persone più interessate a quelle comunicazioni sono quelle impossibilitate a riceverle.

Doja Cat registra una live su Instagram piangendo dove dice che il suo show è annullato, poi la cancella, il tutto senza ancora un annuncio ufficiale del Primavera riguardo al suo show.

Con i Massive Attack, purtroppo, l’organizzazione riesce a fare anche peggio.

Verso le 23:30 la pagina Instagram del Primavera annuncia che il concerto dei Massive Attack inizierà alle 00:30 (anziché alle 22:00), dopo aver incoraggiato gran parte del pubblico a uscire. Poi, verso l’una, annuncia che gli spettacoli di tutti gli headliner sui palchi principali sono annullati: l’annuncio è pubblicato su Instagram, mentre le persone che effettivamente sono sotto al palco ad aspettare i Massive Attack non sono avvisate in altro modo.

Tutti i “nomi in grande” sono stati cancellati, oltre a due esibizioni importanti come quelle di Alex G e Mac DeMarco

Per gli eroi che sono rimasti o sono tornati, Father John Misty potrebbe essere stata l’unica nota lieta di una serata sfortunata.

L’organizzazione ha già comunicato che chi aveva il biglietto per la serata di giovedì potrà chiedere il rimborso. Per chi ha comprato l’abbonamento dei 3 giorni, al momento l’unica buona notizia è che venerdì e sabato non è prevista pioggia. 

Il giovedì del Primavera Sound prima della tempesta

Vi ricordate quando si poteva parlare di musica senza dover per forza menzionare i Geese? Quello che ci porta sotto al loro palco è una sola domanda, un enorme dubbio: sono davvero bravi musicisti o hanno soltanto saputo investire nel marketing giusto? Hanno ingannato gli organizzatori del Primavera, sono stati scelti per l’hype che si trascinano da mesi o sono effettivamente bravi come ci hanno fatto credere?

In tutta onestà, dopo averli visti dal vivo, il dubbio resta. Il loro rock è genuino, ma la psicosi intorno ai Geese sembra davvero poco giustificata. Forse i paragoni si sono sprecati un po’ troppo in fretta. In ogni caso, almeno per il momento hanno ragione loro, il pubblico che li osanna e la stampa che li esalta. Se non altro, durante il loro live la pioggia si limita a regalare un tocco epico all’esibizione, appena prima dell’Apocalisse.

Come distinguere i Men I Trust dagli Alvvays

Punti in comune tra Men I Trust ed Alvvays:

  • vengono dal Canada
  • suonano dream pop
  • si sono formati negli anni ‘10
  • la frontman è una cantante bionda dall’aura angelica
  • si sono esibiti entrambi al Primavera in edizioni diverse

Può aiutare il fatto che i Men I Trust vengano dal Québec e che quindi abbiano il francese come lingua ufficiale, ma in ogni caso cantano in inglese e questa distinzione non so quanto funzioni fuori dal Canada. Forse è irrispettoso confonderli, o forse no se in fin dei conti si è fan di entrambi i gruppi. Comunque quest’anno al Primavera c’erano i Men I Trust e il loro concerto è finito in tempo prima che iniziasse a piovere. L’aura angelica di Emmanuelle Proulx è tale e quale sul palco quanto in cuffia, sorride sempre e riesce trasmettere una serenità unica. Il resto della band palesa un coinvolgimento e un affiatamento davvero bello da trovarsi davanti, riuscendo ad avvolgerti con una coperta confortevole che ti isola dal mondo e ti porta in un mondo fatato.

In mezzo a una serata sfortunata, i Men I Trust sono stati una bellissima certezza.

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