Cronaca romantica del Primavera Sound 2024

da | Giu 8, 2024 | #Cromosomiintour

Semplicemente IL festival. Lì dove il tempo si ferma e la musica accade.

Certe esperienze sono difficili da raccontare a parole, diventa tutto troppo riduttivo e noioso rispetto alla realtà vissuta. Le vibes del Primavera Sound fanno parte di questa cerchia. Provo allora a mescolare presente, futuro, fantasia e realtà per rendere onore alle sensazioni che il Primavera trasmette.

Cornici e corniciai del Primavera Sound

Può succedere che la cornice sia importante quanto il quadro. Barcellona è una città che concede tutto lo spazio e l’aria per concedersi un sogno. Tenuta in sospeso tra colline, mare, sole, vento, modernismo catalano e inquietudine gotica, ha un’aura magica e letteraria.

Restringiamo la visuale: il Parc del Fòrum è una location unica al mondo. Ogni suo angolo sembra disegnato appositamente per accogliere un evento come il Primavera Sound e, dopo tanti anni, gli organizzatori lo sfruttano (quasi) alla perfezione. Sarebbe ingeneroso focalizzarsi troppo sulla location, ma è anche sciocco non sottolineare quanto il Parc del Fòrum faccia la differenza sulla riuscita del Primavera: uno spazio enorme, quasi tutto in cemento, con tanti spazi al coperto. Dove non arriva la location, arriva l’organizzazione: la zona frontale ai palchi più grandi è ricoperta di erba sintetica. Chi vuole è libero di pogare e saltare, chi vuole mangiare e bere può farlo con le vibes di un picnic, chi vuole godersi un concerto con la schiena su un tappeto guardando le stelle è felice quanto chiunque altro. C’è spazio per tutto. Non c’è né sabbia né fango a rovinare il mood, nemmeno il vento e la pioggia sono nemici troppo temuti.

Non ci sono mai code eccessive né per prendere una birretta (rigorosamente Estrella Damm, a 5 euro più 1 per il bicchiere riutilizzabile) né per gli stand del cibo, con un sacco di scelta e un’altissima percentuale di opzioni veg. Un po’ di coda in più per riempire gratuitamente le borracce o per il bagno (ma se pensate sia troppa, fatevi un giro agli I-Days di Milano e poi ne riparliamo).

La sinergia con gli sponsor è fondamentale, lo sappiamo, alcune iniziative sono anche interessanti, ma la presenza dei brand è davvero ingombrante. Sul palco “green” di Plenitude con il suo imbarazzante tentativo di greenwashing, poi, meglio soprassedere.

Il Primavera è tutta una questione di vibes

È da giorni che cerco le parole giuste per definire questo concetto, ma non ho trovato nulla meglio di queste: al Primavera la musica è contemporaneamente la protagonista principale e un dettaglio superfluo. Tutto gira intorno alla musica, ma l’eco che il festival crea intorno ad essa è così bello che il focus principale quasi scompare. Scompare perché ad un certo punto, travolti dell’intensità del Primavera Sound, quasi non conta nemmeno più chi c’è sul palco: se sono su quei palchi, sai che quegli artisti lo meritano. Se non te li stai godendo abbastanza, probabilmente è un po’ colpa tua e di una preparazione insufficiente. Il Primavera è un overdose musicale, c’è tantissimo, troppo, è impossibile stare dietro a tutto. Ma la sensazione che rimane, che tu abbia visto una singola esibizione o un centinaio, è appagante.

La scoperta e la sorpresa

Gli organizzatori del Primavera Sound fanno scout tutto l’anno, in tutto il mondo, per proporre una lineup trasversale e mai banale. Prepararsi prima ascoltando un po’ di artist3 sconosciut3 per goderseli al festival è sempre un’ottima idea, ma anche lasciarsi sorprendere direttamente sotto palco può regalare qualche gioia. Il bello della scoperta e della sorpresa è che non per forza devono arrivare da artist3 di questa generazione. Io sono nato a cavallo tra millennial e gen Z e, in tutta onestà, conoscevo solo l’alone mitologico e qualche brano qua e là dei vari Pulp, The National, The Lemon Twigs o Deftones. Vederseli davanti dal vivo è tutta un’altra cosa e può essere una scoperta bellissima per tutta una generazione. La qualità, l’energia e la storia che queste band portano sul palco sono ancora perle rare.

Faccio un’ammissione con mea culpa annesso: prima del festival non conoscevo Beth Gibbons, una delle voci più belle che abbia mai sentito e che mi ha dato i brividi tanto in cuffia quanto dal vivo. Vederla poi scendere dal palco in ciabatte, in pericolosa autonomia, per andare ad abbracciare tutta la prima fila sotto palco, è stata una delle scene più tenere del Primavera Sound.

Piccola nota polemica: nonostante carriere trentennali e milioni di ascolti, queste band suonano e cantano. Con tutto il rispetto, ma vedere così tant3 artist3 che continuano a porgere il microfono al pubblico durante i loro brani più famosi, evitando quasi di cantarli, inizia ad essere abbastanza imbarazzante. Anche meno, grazie, che non avete scritto Imagine.

Il Primavera Sound e i pacchi

Il pacco è un concetto con varie sfaccettature. Il primo pacco di quest’anno è stato quello di Fka Twigs, inteso come il pacco tirato da chi non si presenta. La lineup impressa sui bicchieri riporta anche il suo nome, era troppo tardi per cambiare la stampa. Fka Twigs però annulla l’appuntamento al Primavera per il secondo anno consecutivo, regalando ai suoi fan le stesse sensazioni che provano i tifosi della Juventus o della Fiorentina quando arrivano a giocare una finale europea: la paura dei traumi passati supera di gran lunga la trepidazione per un’eventuale gioia futura in cui, ormai, non credi quasi più.

Il secondo, presunto pacco è quello che in molti legano all’esibizione di Lana del Rey.

Sembra molto in voga in questi giorni sparare a zero su una di quelle star che probabilmente non stanno molto simpatiche alla stampa. Addirittura c’è chi sostiene che il ritardo di Lana nel salire sul palco (20 minuti) abbia causato disguidi sul resto della lineup e abbia fatto perdere altri live, probabilmente non facendo caso al fatto che, nonostante il ritardo iniziale, il live di Lana Del Rey sia finito all’orario previsto.

Sicuramente nella sua esibizione c’è stato qualche disagio: il volume era molto, troppo basso, Lana più che cantare si è limitata a sussurrare e l’utilizzo del playback era consistente. Su quest’ultimo punto, non mi sembra di aver letto una singola riga su SZA che ne ha fatto abuso almeno quanto Lana Del Rey, ma vabbè.

Poi sì, il volume era basso, ma se metà del pubblico avesse evitato di sbraitare e parlare ad alta voce come se non fosse ad un concerto per tutta la durata del live, forse ce ne staremmo lamentando meno.

Una dea fragile

Infine, mi sorprende che nessuno si aspettasse un’esibizione di questo tipo. Io non avevo mai visto Lana Del Rey dal vivo, ma in tutta sincerità me la immaginavo esattamente così. Esistono artist3 che probabilmente si esibiscono perché devono, non perché vogliono, e ho sempre immaginato Lana in quella categoria lì. Nonostante sia stato comunque meraviglioso vederla dal vivo e mi abbia tirato fuori più di una lacrima, resto convinto che lei vada ascoltata in solitudine, in intimità, soli con la sua voce che ti strappa il cuore o, al limite, in un piccolo teatro.

Essere fragili, schivi e, forse, non mangiarsi il palco non è un crimine. Non devono esserci per forza il momento sensazionale, le fiamme e i coriandoli. Quello che Lana Del Rey ha portato alla storia della musica è unico e divino, non tutte le icone pop sono il prototipo di quello che immaginate. Se vi aspettate qualcosa di diverso, prendete un mojito, andate al concerto di Taylor Swift e non rompete le scatole.

Le 4 migliori perle del Primavera Sound 2024

La lineup del Primavera 2024 nascondeva parecchie perle. Le 4 migliori scoperte che ho fatto quest’anno grazie al festival sono qui, pronte per voi.

L’Impératrice: Estetica che riempie gli occhi e fa da contorno a un french-pop elettronico che scandisce un ritmo di vita raffinato e sereno.

Barry Can’t Swim: Sole primaverile, un venticello fresco, un prosecchino in mano mentre ci godiamo il tempo che passa con un sorriso inossidabile.

Royel Otis: Pop-rock fatto da Dio, con una freschezza e un’energia che li potrà far volare parecchio in alto. Non solo: trasmettono una simpatia e una genuinità meravigliose.

El Mató a un Policia Motorizado: Hanno il nome più cool del mondo, sembrano fuggiti dal set di Narcos e ci insegnano che ascoltare musica in spagnolo senza essere travolti dal trash è possibile. Serve altro?

Un lieve e sano campanilismo al Primavera Sound

Liberato è stato l’unico artista italiano del Primavera Sound. All’ultimo è comparsa in scaletta anche Clara, ma la pioggia l’ha cancellata. Il concerto di Liberato è stato invece quasi arricchito dall’epicità della pioggia battente e reso ancora più giusto dalla bandiera della Palestina tenuta ben in vista per tutto il live. Lo scout del Primavera ha scelto bene, ma resta un po’ strano che, nonostante il pubblico italiano sia una fetta consistente dei presenti (come confermato dagli organizzatori in conferenza stampa) ci fosse solo un artista dall’Italia, che peraltro non canta in italiano, ma questo è un dettaglio. Non è che l’anno prossimo gli organizzatori rischiano di confondersi guardando agli ascolti su Spotify e finiscono per portare, che so, Elodie? Per scongiurarlo, io nel dubbio faccio qui una lista di artisti italiani che sarebbe bello vedere sul palco del Primavera Sound l’anno prossimo e che si sposano alla perfezione con le vibes del festival.

  • Mahmood

Con un piede già nei palcoscenici internazionali, una voce inconfondibile e un alone da Re Mida che mette d’accordo tutti i generi musicali, è quasi offensivo che non l’abbiano ancora chiamato.

  • Andrea Laszlo De Simone

Va bene, forse non c’entra nulla con le vibes del festival. Ma un artista italiano che vince un premio César per la colonna sonora di un film francese non lo vuoi portare dentro all’Auditorium? Un mago che quando compone fa emozionare e quando scrive ti strappa via tutte le lacrime che non pensavi di avere. Eccellenza pura.

  • Cosmo (con Pan Dan, ovviamente)

Nato per essere al Primavera, senza il minimo dubbio. Gli italiani che stanno in Spagna impazzirebbero, il pubblico mondiale che ancora non lo conosce se ne innamorerebbe al primo ascolto, chi dovesse scoprirlo al festival sarebbe calamitato dalle casse. Giocherei tutto su questa chiamata.

  • Pop X

Quasi a fine serata, quando pensi che non sia ormai nessun’altra esibizione che valga la pena vedere, ti avvicini alla Boiler Room e ti ritrovi poco dopo a ballare male, tutto storto, mentre qualche essere mitologico con gli occhiali luminosi spara dalle casse Io centro con i missili. Sei felice, guardi il mare e concludi la serata spiegando a un gruppo di spagnoli tutta la filosofia che sta dietro a Frocidellanike. Un sogno. O forse soltanto il Primavera Sound 2025.

  • Dov’è Liana

Li vedo già sul palchetto sul mare dell’Aperol Spritz a scaldare il mood nel tardo pomeriggio. Tanto ritmo, poche parole in italiano, di quelle che si imparano in fretta in ognuna delle 135 nazionalità presenti nel pubblico.

  • Mace e Venerus

Devo davvero spiegarvi perché? Immagino già Venerus sul palco Cupra al tramonto, con un po’ di gente carichissima sotto palco e altra presa bene seduta sulle gradinate a navigare nell’universo. E poi dopo mezzanotte si parte a martellare con Mace.

  • Nu Genea

Bar Mediterraneo è il sacro Graal del ritmo chillato, uno stile di vita. Il Primavera Sound è la Mecca delle Persone Bar Mediterraneo: per quanto tempo ancora volete privarci di questa alchimia perfetta?

  • Tamango

Probabilmente a leggere questo nome si faranno una risata pure loro. Eppure i Tamango hanno proprio le stimmate di quelle band che in Italia rischiano di essere apprezzate meno di quello che meritano, poi vanno all’estero e fanno il botto. Dal vivo lasciano il segno anche a chi li vede per la prima volta e non sa una parola d’italiano. Sono giovanissimi e hanno un’energia potente e positiva che trascina le folle. Io ci credo.

Non limitiamo la fantasia

La lineup del Primavera è sempre molto chiacchierata. La prossima edizione sarà dal 5 al 7 giugno 2025 e, soprattutto in questo momento storico, si parla molto della difficoltà di unire tante generazioni molto diverse da loro. Dato che sognare non costa nulla, qui sotto elenco un po’ di artist3 che sarebbe stupendo vedere come headliner (o quasi) l’anno prossimo e che mi pare non siano mai stati al Primavera a Barcellona. Se ne azzecco almeno uno non vincerò nulla, ma sarò felice. 

  • Kid Francescoli
  • Lily Allen
  • Post Malone
  • The Hives
  • Nothing But Thieves
  • Kasabian
  • Wolf Alice
  • Greta Van Fleet
  • Cage The Elephant
  • The Fratellis
  • Young The Giant

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