Homo homini lupus, mangia o vieni mangiato: questo è ciò che gli artisti ci hanno spesso fatto credere nel rap game. A chi fa i numeri, a chi sovrasta gli altri, va tutta la gloria. Persino le amicizie, che spesso sembrano reali e sincere, in realtà si rivelano fittizie, costruite per generare hype. In un ambiente del genere è difficile pensare di poter incontrare un artista come Joejoe: talentuoso, forte, ma soprattutto gentile e disponibile. Quasi a disagio nel dover rispondere a delle domande su se stesso.
Un uomo che fa parlare la musica prima dei microfoni. Che non ha bisogno di sentirsi superiore a qualcun altro e che, semplicemente, vede la sua carriera in prospettiva futura. Verso l’alto e non sopra l’altro. POV, il suo nuovo progetto, mostra un punto di vista autentico su questo artista: stile, vita, idee, approccio verso gli altri. Eppure, questo disco ascoltato da Spotify perde parte della sua essenza: la sua vera dimensione la prenderà nei club, davanti a un pubblico che, come ci dirà l’artista stesso, è parte essenziale della sua musica.
Questo album è un passo importante, utile a dare una scossa prima ancora che a fare grandi numeri. Joejoe ha partecipato a Nuova Scena, senza arrivare alle fasi finali ma restando nel cuore del pubblico per la sua simpatia e semplicità . Poco tempo fa, TikTok e il suo algoritmo hanno riportato in hype “Drip a Noleggio”, brano del 2022 che ha riacceso l’attenzione sul rapper. Tutto questo è confluito in POV. Un progetto discografico che da un lato dà vita a un’idea musicale di Joejoe, dall’altro serve a dare al pubblico una base solida di quello che andrà ad ascoltare seguendolo d’ora in avanti.

L’intervista: le origini e la musica
La pantomima del rapper di strada, che prima della musica veniva dal niente e ha sempre fatto una vita difficile, non appartiene a Joejoe. Lui arriva da Cernusco Lombardone e parla della sua infanzia come la maggior parte delle persone, con tranquillità e affetto. Già qui la narrazione si discosta dal prototipo classico del rapper, che solitamente vuole mostrarsi perennemente sacrificato, duro e inscalfibile.
Al contrario, Joejoe non ha intenzione di mostrarsi diverso da ciò che è, consapevole che talento e capacità non dipendono per forza dal background. Il suo approccio alla musica è umile e strutturato: durante tutta l’intervista non si è mai concentrato su numeri o marketing, mantenendo il focus sui suoi progetti, sulle sue ambizioni e sul suo modo di fare musica.
In studio con Joel
Ma come lavora Joel? Colpisce molto il fatto che la sua musica nasca in Slovenia con un team di produttori. La sua routine prevede un costante lavoro sinergico con la squadra che rende vive le sue tracce. Come ci ha raccontato, ama scrivere e costruire il testo mentre il producer lavora alla base. In questo modo, parole e melodia fluiscono in contemporanea, creando qualcosa di unico e complementare. L’aspetto fondamentale è lo scambio di stimoli reciproco tra l’artista e chi produce: non c’è commissione o richiesta fredda, la musica esce direttamente dal mood e dall’emozione del momento.
Proprio per questo riesce a vedere con chiarezza la sua strada: dal microfono passa ogni sfumatura, ma poi i progetti, come POV, mantengono una coerenza artistica precisa. Lui stesso è stato chiaro: quello che abbiamo sentito è solo una delle sue versioni, quella che per ora gli dà più soddisfazioni e lo rende riconoscibile. Nonostante le molteplici ispirazioni, infatti, Joejoe riesce dove tanti falliscono: ha un suono identificativo, una propria identità e non si piega a copiare nessuno.

Il futuro di Joejoe
Non sogna San Siro né il tour negli stadi: Joejoe sogna Parigi, e non solo. Il suo progetto musicale non si pone limiti e punta in alto, con la consapevolezza che l’Italia può essere un trampolino di lancio. Tra le sue molteplici ispirazioni, più che la scena nazionale (Slings, Mambolosco), a influenzarlo sono soprattutto gli stimoli esteri, in particolare gli artisti francesi.
Questo sguardo oltre i confini nasce anche dalla consapevolezza del blocco che c’è in Italia rispetto ai feat internazionali. Spesso gli artisti nostrani cercano collaborazioni solo per alzare gli ascolti, senza un reale interesse verso una dimensione estera. Il ponte che Joejoe può creare con la Francia sarebbe un ottimo segnale per la nostra musica, oltre che una svolta per la sua carriera.
Nel suo computer sono custoditi tantissimi pezzi e quelli confluiti in POV sono solo l’inizio. Avremo l’opportunità di ascoltarlo in vesti diverse, se sapremo aspettare i suoi tempi. Joel ha la visione e il talento, uniti a quel pizzico di timidezza durante l’intervista che dà l’idea di come non si renda ancora pienamente conto della portata di ciò che sta costruendo.
Una chiacchierata con un ottimo artista e un ragazzo autentico, focalizzato sul proprio percorso e circondato da persone che portano un valore aggiunto alla sua musica. Noi di Cromosomi non possiamo che augurargli il meglio.










