“Affogare in acque amiche”: il folle e magnetico mondo di Primogenito

da | Mag 20, 2026 | Recensioni album

Primogenito sorprende con un EP sincero e visionario, “Affogare in acque amiche” è musica suonata, vissuta e senza filtri.

Se eravate tra la folla del Concertone di Piazza San Giovanni, non potete non aver notato una figura stravagante e allo stesso tempo magnetica, a metà tra Gianburrasca e il Cappellaio Matto. La sua esibizione è riuscita a far dimenticare persino il caldo asfissiante di Roma; per me, almeno, è stato un vero colpo di fulmine.

L’artista in questione è Primogenito, e il suo EP di debutto, Affogare in acque amiche (disponibile dal 15 maggio per EMI Records Italy/Universal), mette il punto esclamativo su quanto di buono aveva già mostrato dal vivo.

Il peso delle acque amiche

Il concept dell’EP ruota attorno alla sensazione di sentirsi intrappolati in situazioni che dovrebbero offrirci riparo. L’artwork in copertina, dal gusto vagamente fiabesco, ne è una sintesi immediata. Primogenito appare sepolto da oggetti quotidiani, schiacciato dal peso di ciò che lo circonda. Eppure, è proprio da questo soffocamento che scaturisce una grande libertà creativa.

Un antidoto alla musica artificiale

Affogare in acque amiche è la nemesi della musica artificiale e standardizzata di questi tempi, dove Primogenito è una sorta di eroe capace di abbattere a colpi di originalità il final boss delle produzioni sintetiche. La sua è musica suonata, scritta, sentita. I brani evocano le atmosfere calde e stratificate del cantautorato anni ’60/’70 dove ogni strumento riprende il proprio spazio e colore, garantendo una varietà che non annoia mai.

Ma la vera forza del progetto è come riesca a restituire un senso di felicità genuina pur scavando nel profondo. Il cantautore romano scrive ignorando le tendenze del mercato per concentrarsi solo sulla verità di ciò che vuole raccontare.

Primogenito è (per fortuna) senza filtri

Al di là dell’impatto visivo e musicale, è anche la sua penna a fare la differenza. In un periodo storico in cui si è ossessionati dalla perfezione formale, Primogenito si distingue per il coraggio di essere sfacciato. Chi altro oggi avrebbe il fegato di esordire dicendo “ho le emorroidi ed ho vent’anni” in un brano intitolato “Questioni di cuore, questioni di culo” senza preoccuparsi dell’appeal radiofonico? È vero, è crudo, è quasi punk nella sua onestà.

Analizzare ogni singola traccia sarebbe superfluo, perché questo è un progetto che va vissuto e recuperato nella sua interezza. Ascoltatelo, fatevi questo regalo.

Affogare in acque amiche è la prova che può esistere qualcosa di nuovo e fatto bene. Primogenito è un artista che padroneggia ciò che scrive e come lo esegue, fregandosene dell’estetica plastificata di oggi. Tenetelo d’occhio, perché di “pazzi del quartiere” ne abbiamo un disperato bisogno.

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