Capita di trovarsi ad ascoltare musica per emozionarsi, per urlare e per sfogarsi. Capita di ascoltarla per pensare, per rilassarsi e per gasarsi con gli amici. Raramente però e solo in casi veramente fortuiti, capita di farlo per ridere. Dopo i cani, questo biennio segna il ritorno di un’altra delle punte di diamante della vecchia lega della scena Italiana: il 6 Maggio 2026, Pippo Sowlo ha pubblicato il suo nuovo disco La fine della Naspi a distanza di 6 anni dall’ultimo progetto.
Da “Ok Computer però trap” del 2019, Pippo non è cambiato di una virgola. L’arrivo di nuove figure comiche nel panorama musicale come la FUCKYOURCLIQUE e il ben più famoso Tony Pitony non hanno smussato né reso inefficace la forza lirica del nostro.
Pippo in la fine della Naspi, riprende la satira hip/hop già presente nei suoi vecchi brani quali “Always do the spia” e nel suo massimo capolavoro di autoironia “Re:Inoki”. Brani quali Il piano di Pippo, Matto de strada e Accreditato vanno a minare la figura del rapper boom bap fedelissimo alla doppia h ma anche il coattismo tipico di certi atteggiamenti presenti nella nuova scena hip/hop, sempre rendendo quegli stessi personaggi, dei pagliacci veri e propri. Ma senza mai macchietizzarli. I pagliacci in questo caso sono veri esseri umani, di cui non si può fare a meno di ridere
Pippo Sowlo VS The World
La forza di Pippo è sicuramente la sua abilità nell’utilizzare riferimenti, citazioni e elementi appartenenti alla cultura di riferimento in maniera sempre estremamente ficcante. Dove il già citato Tony Pitony può fare affidamento su una scrittura tipicamente nota e già utilizzata, con stereotipi ed elementi talvolta un po’ abusati, Pippo indaga semplicemente meglio. Il disco contiene brani come Airtag, una versione 2.0 di “Sirvia” del disco precedente, o come La merda umana (forse il brano migliore del lotto) che delinea il rapporto madre figlio in maniera esilarante e fortemente reale, solo talvolta affidandosi agli eccessi e al personaggio Pippo Sowlo.
Ci sono anche alcune sbavature: brani come Vale todo season e Presunte lesbiche seppur con i loro momenti di carattere, risultano un po’ datati e anche abusatissimi in termini di scrittura e riferimenti, quasi come fossero un compitino. Chiudono il disco Poro Lollo e la strumentale Dont’s: la prima, un “possibile omaggio” a “Ieri l’altro” di Franco126, la seconda un calembour esilarante e surreale di luoghi comuni. Difficile capire quanto di vero ci sia nel brano Er poro lollo e quanto invece sia proprio pura presa in giro. Questo non modifica in alcun modo l’apprezzamento del brano: anzi.
La fine della Naspi è il graditissimo ritorno di una delle figure più divertenti del panorama musicale italiano, che seppur costretto a guardare il tempo che passa non perde un momento per ricordarci che è molto più facile far commuovere nella musica, che strappare una risata. Dove nuovi artisti cercano di prendere il suo posto vacante da 6 anni, ancora nessuno sembra essere riuscito a sostituirlo egregiamente, incapace di mantenere la sua cultura e la sua comprensione per i meccansimi della società all’interno dei testi. Senza mai risultare forzato e caricaturale.










