Il percorso artistico di Serena Brancale vive una fase di straordinaria espansione, segnata da una sintesi riuscita tra radici mediterranee e un’ambizione sonora internazionale. Dopo il successo alla 76ª edizione del Festival di Sanremo con il brano “Qui con me” – che le è valso i prestigiosi Premio della Sala Stampa Lucio Dalla, Premio Lunezia e Premio TIM – la polistrumentista barese inaugura il 30 aprile 2026 il suo “Sacro Tour” partendo da Londra. Il viaggio live, prodotto da Vivo Concerti e Isola degli Artisti, toccherà capitali europee come Madrid e Barcellona prima di approdare sui palchi più suggestivi della penisola, per poi concludersi con un grande evento finale al Palaflorio di Bari il 3 ottobre.
“Sacro”, l’ultimo album di Serena Brancale
Al centro dello spettacolo risiede l’ultimo lavoro in studio, “Sacro”, un album che esplora la dualità tra carne e anima, appartenenza e libertà. Il disco si distingue per una caratura collaborativa d’eccezione, superando i confini nazionali per dialogare con icone della musica mondiale. Tra i momenti più alti del progetto figurano gli incontri con il due volte vincitore di Grammy Gregory Porter, la leggenda cubana Omara Portuondo e il virtuoso del basso Richard Bona. Non mancano le sinergie con la scena italiana contemporanea, come nel caso di “Al mio paese”, traccia impreziosita dalle voci di Levante e Delia, e la hit “Serenata” realizzata insieme ad Alessandra Amoroso.
L’imminente esibizione al Concerto del Primo Maggio di Roma rappresenta un’ulteriore conferma della trasversalità di un’artista capace di unire nu-soul, jazz e R&B in un linguaggio identitario e libero. Dalle atmosfere raccolte della Cavea dell’Auditorium Parco della Musica fino alla maestosità del Teatro Antico di Taormina, dello Sferisterio di Macerata e dell’Arena Flegrea, il tour si preannuncia come un’esperienza immersiva dove la sperimentazione sonora e il recupero del dialetto diventano strumenti di narrazione necessari. Con “Sacro”, Serena Brancale non si limita a celebrare la propria maturità artistica, ma ridefinisce i canoni della musica d’autore italiana in chiave globale.










