Chiello all’Estragon di Bologna è un tatuaggio in corso d’opera

da | Apr 23, 2026 | #Cromosomiintour

Chiello ha portato all'Estragon di Bologna un concerto intimo, tagliente, ma profondamente vero e umano.

Chiello si è esibito la sera di mercoledì 22 aprile all’Estragon di Bologna. Un concerto che è stato un intervento a cuore aperto senza anestesia. Un tatuaggio in corso d’opera, con l’ago che entra ed esce dalla carne, facendola sanguinare.

Una performance, quella di Rocco Modello, in arte Chiello, che ha lasciato il segno, come una scottatura con dell’olio bollente, come una cicatrice dovuta a una caduta

L’Estragon di Bologna, completamente sold out, si è fatto trascinare per un’ora e mezza nel mondo interiore di Chiello. Affacciati sul suo cuore, come durante un’autopsia, o durante un’operazione a cuore aperto, ma senza anestesia. Guardare dentro l’artista potentino non è semplice: le spine sono da tutte le parti, i vortici del suo mare caldo sono sempre in agguato.

In circa 90 minuti di spettacolo vero, autentico e crudo, Chiello e la sua band hanno trascinato tutti, dai giovanissimi sfegatati, alle mamme e papà che li accompagnavano. Accompagnato da chitarre, basso, batteria, tastiere e archi, l’artista ha portato la sua arte, la sua visione del mondo e i suoi drammi, davanti a un pubblico affiatatissimo.

Chello ha traslato sugli astanti il suo dolore e i suoi tentativi di rinascita, partendo dai sul primo album, Mare Caldo, fino alla sua ultima uscita, Agonia. Tanti, tantissimi i momenti miliari della sua performance: Abisso di XanaxMilano dannataDesaturarsiNon lasciarmi cadereSucco di zenzero,…

A metà del concerto circa, la canzone: Acqua salata. Con i suoi arpeggi allo stesso tempo così impalpabili e così strazianti, la sua chitarra sognante ma disillusa, e la sua voce, come una pennellata e un coltello allo stesso tempo, ci culla e ci fa travolgere dalle onde salmastre della sua e della nostra anima.

Un rito collettivo che ha unito l’Estragon di Bologna, ma anche profondamente singolare, in cui ognuno si è interfacciato con il proprio sé, che dialogava con quello di Chiello.

La fine, semplicemente scoppiettante, tra le hit “meno oscure” del cantautore: dalla sanremese Ti penso sempre alla ballerina Quanto ti vorrei. Poi un saluto, la promessa di rivederci presto.

Sono sicura che chiunque sia uscito dall’Estragon, ieri sera, non sia riuscito a dormire prima delle 2. Tutta quella profondità, quella connessione, alle volte anche impietosa, quel viaggio dentro Chiello, non lasciano indifferenti. Ti tagliano dentro. Pulsano, bruciano, sanguinano. Come un tatuaggio appena fatto.

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