Per Madame la superstizione è solo un altro schema da rompere. Decide di farlo lanciando il suo ultimo album Disincanto il venerdì 17 aprile: quattordici tracce partorite dopo anni di silenzio dalle cronache, ma pesantissimo nel privato.
Siamo stati al pre-ascolto della Capitale, tra i solchi dei vinili e l’emozione dei suoi fan.
Madame racconta ai fan il suo “Disincanto”
Francesca è stata male. Inutile girarci intorno o cercare metafore eleganti per descrivere gli anni che hanno preceduto questa uscita. Il silenzio non era una trovata di marketing, e durante la session romana, lo ha ammesso con la disarmante onestà di chi non ha più nulla da nascondere: “L’ultima goccia che fa traboccare il vaso ha sempre un’importanza relativa… ma quando accumuli così tanto, finisci per essere inondata”.
In quella stanza, tra il calore dei fan e gli apprezzamenti di una Ema Stokholma colpita dal progetto, è emersa la vera Madame. Timida, quasi schiva, protetta da un legame simbiotico con Bias. “Lui mi ha salvato, mi ha preso e portata a galla”, ha raccontato lei. E il disco trasuda questo legame: una produzione intima, chiusa; una fratellanza – non solo sonora – che cerca e regge la propria verità.
Generazioni a confronto
Doveroso notare come la scrittura della cantautrice riesca a fare da ponte. Tra i presenti a Roma, una donna si è definita ironicamente “boomer”, raccontando di essersi avvicinata alla sua musica per curiosità verso la figlia, finendo poi per restarne folgorata: “I genitori che vogliono capire i figli devono ascoltare ciò che ascoltano loro. Lì c’è molto di ciò che vorrebbero dire”.
“Disincanto”, il nuovo album di Madame
Quest’album nasce prima nel nome, che nel contenuto. La cantante l’aveva già scelto anni fa, facendo poi i conti con la sua stessa profezia.
Dimentichiamo la timidezza e le parole stentate. Quando parte il vinile, la forza di questo progetto è granitica. Madame non ha peli sulla lingua, soprattutto quando punta il dito contro ciò che la circonda ma vorrebbe assediarla.
“Mai più” è un proiettile scagliato contro l’industria, a chi abbia cercato di modellare l’artista a proprio piacimento. “Grazie a Dio non sarò mai qualcun altro”, canta, rivendicando il diritto di non essere merce da scaffale. Un attacco a chi polarizza il successo e si rende schiavo del denaro.
Tra le collaborazioni , difficile non citare quella con Marracash – un gioco di senso vitale tra il dubbio e la volontà (“ero un impostore/mi sono imposto re”) – i due sembrano figli della stessa madre, con una fame e tormento che li accomuna e lo stesso ardore che li fa esprimere e resuscitare. Da citare anche “Bestia”, un contrasto tra delicatezza e veemenza che avvolge totalmente chi ascolta.
Le ultime tre tracce sono vere “Allucinazioni” emotive. Come “Rosso come il fango”, singolo anticipato lunedì 13 aprile, dove la rabbia e la rivalsa si confondono con l’arroganza. La consapevolezza finale a cui si giunge, però, è che “un dolore non si placa con una risposta”.
L’album si chiude sull’ultima traccia con “Grazie”. Se il resto del disco vi aveva lasciato qualche dubbio, qui l’analisi di ciò che è stato e di ciò che è, non lascia scampo. Madame voleva capire chi fosse, chi la amasse davvero e quanto pesassero i suoi sogni e con Disincanto, probabilmente, l’ha fatto. Si salvi chi non ne può più.










