Dopo il ritorno sulla scena con “Madchester”, L’Officina della Camomilla prosegue il suo viaggio verso il nuovo album autunnale con un brano che sposta i confini del suo già iconico immaginario. Disponibile dal 15 aprile 2026, il nuovo singolo “Celeste”, prodotto da Ivan Antonio Rossi, è un inno dream pop luminoso e allucinato, capace di mescolare la spensieratezza urbana con un’estetica decadente.
Il brano racconta i giochi proibiti di due amiche in un cimitero francese, trasformato per l’occasione nello scenario di un rito bacchico e psichedelico. Attraverso rituali improvvisati e derive paranormali, emerge il ritratto di una giovinezza inquieta che sfida la monotonia quotidiana giocando con il confine tra sacro e profano, eros e morte.
“Celeste” non è solo un brano musicale, ma un fitto reticolo di rimandi culturali. Il testo attinge a piene mani dalla letteratura e dal cinema d’autore:
Si avvertono le atmosfere sospese de Le vergini suicide di Eugenides, la tensione poetica di Sylvia Plath e l’estetica rituale di Donna Tartt, fino alla furia dionisiaca di Euripide. I riferimenti cinematografici spaziano dal romanticismo malinconico di Buffalo ’66 di Vincent Gallo al nichilismo adolescenziale di Gregg Araki.
Spicca anche un omaggio esplicito agli Smiths. La band parafrasa il celebre verso “Pretty Girls Make Graves” in “signorine adorabili incidono lapidi”, richiamando le atmosfere di Cemetry Gates in un perfetto equilibrio tra ironia e romanticismo cimiteriale.
Il grande ritorno live: 29 aprile all’Alcatraz
L’uscita di “Celeste” è il preludio perfetto per l’attesissimo ritorno dal vivo della band capitanata da Francesco De Leo. L’appuntamento è fissato per il 29 aprile 2026 all’Alcatraz di Milano, un palco che ha già consacrato l’identità unica del progetto, nato nel 2008 e diventato punto di riferimento per il pop “fuori asse” italiano.
Con strumenti giocattolo, chitarre distorte alla Libertines e testi che sembrano istantanee scattate dai finestrini di un tram sui Navigli, L’Officina della Camomilla continua a raccontare “quello che passa fuori dalla finestra” con una naturalezza disarmante, trasformando la quotidianità in pura poesia allucinata.










