I Klimt 1918 tornano dopo quasi dieci anni con Dream Core, singolo uscito il 17 marzo che anticipa il nuovo album Àmor, previsto per il 12 giugno via Prophecy Production.
I Klimt 1918 riprendono il loro linguaggio e lo portano avanti senza timore: sonorità shoegaze, tensione emotiva costante e una scrittura che lavora per immagini.
Dream Core vede l’amore come spazio di contraddizione, una coesistenza di elementi opposti, in cui non necessariamente si riecerca una sintesi. L’idea è che il conflitto resti aperto, che non venga risolto.
Il ritorno della band arriva dopo un’assenza lunga abbastanza da cambiare il contesto, ma non il loro approccio. Non ci sono deviazioni evidenti rispetto a quanto costruito nei dischi precedenti.
Il disco nasce in un periodo segnato da isolamento e distanza, ma sceglie di muoversi nella direzione opposta. Àmor è costruito attorno al corpo, al contatto, a una dimensione fisica. Questa tensione tra origine e risultato attraversa tutto il progetto.
La tracklist, composta da 11 tracce, conferma una struttura compatta. Dream Core apre il disco e ne stabilisce subito il tono, lasciando poi spazio a variazioni che restano dentro lo stesso perimetro.
Dieci anni dopo, i Klimt 1918 riprendono esattamente da dove avevano interrotto. Non cercano una nuova identità, ma ribadiscono la propria.
La band romana, attiva dal 1999, ha costruito il proprio percorso partendo da una matrice post-punk e darkwave, evolvendosi poi verso sonorità più dilatate e atmosferiche. Album come Dopoguerra e Sentimentale Jugend hanno definito un pubblico fedele, soprattutto fuori dall’Italia, che negli anni ha mantenuto un rapporto costante con il gruppo.
Àmor arriva dentro questo spazio già costruito e Dream Core è il primo segnale.










