Nico Arezzo incendia Roma: sud, cuore e verità al Largo Venue

da | Mar 21, 2026 | #Cromosomiintour

Ieri, 20 marzo 2026, Nico Arezzo ha portato a Roma una delle tappe più attese del suo Minchia che tour

‘In un mondo che corre senza motivo, questa sera vuole essere senza tempo. Godetevi la serata, non c’è fretta’.

A pronunciare questa frase non è Nico Arezzo, ma una voce robotica, fredda, quasi artificiale. Subito dopo il buio, l’attesa e il palco prende vita: inizia così il concerto romano di Nico Arezzo al Largo Venue, il 20 marzo 2026. Quella voce sintetica e poco familiare apre uno spazio di contrasto: da una parte il mondo meccanico, che corre senza fermarsi (senza capirne spesso neanche il motivo); dall’altra la speranza umana, fragile e reale di un ragazzo che sale sul palco qualche secondo dopo e che canta affinchè tutto questo cambi.

Nico Arezzo rallenta il tempo sul palco

Quando Nico Arezzo inizia a cantare, il tempo si ferma. Il live prende la forma di un racconto condiviso, senza filtri e il pubblico partecipa, ascolta e restituisce a chi performa. Sul palco, grazie alla meravigliosa band formata da Edoardo Viella alla tastiera, David Paulis al basso, Ilaria Ciampolini alla tastiera, chitarra e cori e Vincenzo Messina alla batteria, si sono susseguiti momenti estremamente emozionanti ed energici. 1Non c’è fretta’ non è solo il titolo di un disco e lo capiamo bene durante il live: è una posizione, quasi una resistenza. Rallentare quando tutto ci spinge ad accelerare è l’unica cosa che può salvarci. Viviamo in un tempo in cui ogni cosa richiede urgenza e la fretta diventa misura del valore: non devi dimostrare niente, non devi correre per forza e questo Nico Arezzo ce lo fa percepire nei silenzi lasciati aperti, nelle pause tra una canzone e l’altra e nei momenti ironici e divertenti a cui dà vita con la sua band.

Storie dentro le canzoni

Il live di Nico Arezzo è estremamente ricco di racconti e pezzi di vita. ‘Eugenio’, per esempio, nasce come una confidenza: il coinquilino ‘che non piange mai’ crolla per la prima volta e trova il coraggio di dirlo. Con ‘u piscispadi’ di Modugno, invece, il live si carica di un’emozione diversa, più profonda e solenne: Nico Arezzo riesce a rendere viva questa cover, rispettandola. ‘Casa nuova’ e ‘Corpo legno’ sono, forse, i momenti più struggenti. Mentre la prima parla di come ci si possa sentire soli all’interno di uno spazio, la seconda porta con sè una storia che resta addosso. Nico racconta della signora Gemma, incontrata in un paesino in Calabria in cui si era chiuso per finire l’album; una donna che abbracciava gli alberi per sentirne le melodie, che l’aveva invitato a fare lo stesso. ‘Se senti qualcosa portamelo e suonalo‘. Lui però non sente nulla, o almeno crede. Annota solo due frasi sul taccuino: ‘Ancora un altro po’ prima che il buio mi chiuda gli occhi’. Quando torna da lei con la canzone, Gemma non c’è più. In quel vuoto il brano prende forma e sul palco accade la magia.

Presenze che amplificano un concerto già speciale

Tra gli ospiti della serata compaiono anche Ainè e Bonzo e Belmonte. Ognuno di loro ha portato sul palco la propria energia senza interrompere l’atmosfera del live. ‘Senza paura’, infatti, è stato un momento quasi catartico, ricco di tensione emotiva, mentre ‘Terapia d’urlo’ è stato un momento estremamente divertente ed ironico. Quando il concerto si chiude, non c’è nessun distacco netto: resta, invece, una sensazione sospesa come se quel concetto di perdita di fretta potesse resistere anche fuori dal locale. E forse è proprio questa, forse, la forza del concerto di Nico Arezzo: non finisce davvero quando tutti vanno via e si accendono le luci, ma ti rimane addosso. Resta la certezza che il tempo possa davvero rallentare e che la bellezza vera debba essere vista con calma.

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