Riuscire a scollarsi di dosso il verde acido di “brat”, ormai diventato una seconda pelle, era difficile, un’impresa titanica. Quell’estetica trasformata in vero e proprio personal brand rischiava di cannibalizzare l’artista. Eppure, Charli XCX è riuscita nel miracolo sperimentando ancora una volta e senza perdere credibilità. Con la colonna sonora di Wuthering Heights, che funziona a tutti gli effetti come un concept album, Charli abbandona la club culture per trasferirsi in una brughiera vittoriana.
Charli XCX va ben oltre la visione di Emerald Fennell
Gli adattamenti del capolavoro di Emily Brontë sono storicamente divisivi e la versione cinematografica di Fennell non è stata da meno. Descritta da alcuni come una fan fiction erotica, un cocktail letale al sapore di “Bridgerton”, da altri come un manifesto femminista capace di rivendicare l’autodeterminazione delle donne e la centralità del loro desiderio.
L’unica certezza è che dove non arriva la macchina da presa, arriva la visione di Charlotte Aitchison. È lei, paradossalmente, a rendere il miglior omaggio a Brontë, catturando l’essenza di un romanzo che non parla di un amore puro, ma di ossessione, vendetta e dolore.
Wuthering Heights riscrive il tormento
Wuthering Heights è un disco da ascoltare rigorosamente track-by-track, senza skip, per sviscerare il rapporto che lega Catherine e Heathcliff. Il filo conduttore è una trama di archi onnipresenti: a tratti distorti e strazianti, a tratti più delicati, restano lì a ricordarci che, sotto i synth e un autotune dosato con precisione chirurgica, vi è un animo tormentato e ancestrale.
Dimenticate l’estetica di plastica, i fiocchi tra i capelli e i colori saturi della pellicola. Wuthering Heights si apre con il leggendario John Cale (membro storico dei Velvet Underground), che con “House” inaugura le danze in modo oscuro e angosciante. È una traccia che trasuda un’ansia palpabile tra brughiere desolate, dove la natura selvaggia si scontra con le convenzioni sociali. “I think I’m gonna die in this house” è il presagio della prigionia emotiva dei protagonisti della storia.
Il ponte tra brat e la brughiera
Per chi temeva (o si augurava) una rottura drastica con il passato, brani come “Dying for You”, “Out of Myself” e “Altars” fungono da collante sonoro perfetto. L’energia dei club resta intatta, ma viene trascinata in una dimensione sotterranea e gotica grazie ai testi.
Cause you’re a gun to my head, and you’re a wound in my chest
Non c’è spazio per il romance, questo è un amore che consuma, un’ossessione che sconfina nella crudeltà. Proprio come nel classico letterario, non si cerca la felicità, ma un’appartenenza assoluta, un legame che non si spezza nemmeno oltre la morte.
Il disco brilla anche per le sue collaborazioni. Oltre al tocco magnetico di Sky Ferreira, è l’ultimo pezzo del progetto, “Funny Mouth”, scritto a quattro mani con Djo (Joe Keery) a lasciare il segno. Il brano sintetizza nel suono quel legame feroce tra Cathy e Heathcliff, lasciandoci sospesi tra un senso di liberazione e una profonda, bellissima angoscia.
Con questo lavoro, Charli XCX arriva dove nessuno era mai riuscito e svincola la colonna sonora dal grande schermo, trasformandola in un concept album potente e del tutto autonomo. Un lavoro viscerale e indomito che nel 2026 rappresenta, senza dubbio, il più fedele omaggio a Emily Brontë.










