“Vado a Sanremo perché mi annoiavo e non avevo niente da fare”. Detta così, sembra una provocazione ma in realtà è la frase più coerente che chiello potesse pronunciare. All’Arci Bellezza di Milano non c’era l’artista in modalità gara, né quello che misura le parole in vista dell’Ariston. C’era un musicista che parla del Festival come di un’esperienza da attraversare, non da vincere. Nessuna ossessione per la classifica, nessuna strategia da prime time. Solo il desiderio di mettersi in gioco, di smuovere qualcosa dentro. E in questo paradosso sta tutta la sua posizione verso Sanremo 2026.
Il 20 marzo poi uscirà “Agonia”, il nuovo album, e il brano in gara sarà Ti penso sempre. Una canzone triste, ma non disperata, consapevole del dolore, più che schiacciata dal dolore.
chiello a Sanremo, la malinconia come scelta
Ti penso sempre è nata di getto in Minnesota. C’è qualcosa di freddo e limpido dentro il brano, una malinconia che non implode ma resta sospesa. Non c’è dramma gridato, non c’è catarsi e il finale rimane aperto, come se mancasse un’ultima parola, non è un caso, proprio per questo qualcuno ci vede già una polemica. “Non è da spiegare”, racconta. “Mi piaceva lasciarlo in sospeso”.
In un Festival che spesso cerca l’effetto immediato, lui sceglie l’ambiguità. Sceglie la crepa invece della dichiarazione definitiva. Distingue nettamente tra musica e competizione e lo ripete con serenità. La gara non gli interessa. Sperare di arrivare ultimo non è una posa, è una forma di libertà. È come se l’Ariston fosse solo un passaggio e non un traguardo.
Sanremo 2026, chiello e il mondo notturno di “Agonia”
Il nuovo album si intitola “Agonia”, una parola che negli ultimi mesi ha acceso curiosità e interpretazioni. Lui la riporta al suo significato originario. Non solo dolore, ma lotta interna, stato di transizione e conflitto. Ed è proprio il conflitto il centro del disco.
Il progetto è nato a Minneapolis, anche per la presenza del Pachyderm Studio, luogo simbolico per molte produzioni alternative amate dalla sua band. E qualcosa di quell’immaginario americano filtra nelle canzoni. Chitarre che guardano agli anni zero, una tensione emotiva costante, atmosfere che evocano paesaggi periferici e notturni.
All’Arci Bellezza abbiamo ascoltato cinque brani in anteprima. In quelle canzoni si percepisce un equilibrio fragile tra vulnerabilità e resistenza. Non c’è autocommiserazione, ma un confronto diretto con le proprie ombre. La copertina del disco è una fotografia di Todd Hido tratta da “House Hunting”. Case isolate nel buio, finestre illuminate nel nulla. Un’immagine che non descrive solo un’estetica, ma uno stato mentale. Le case, dice, nascondono storie non raccontate. E la sua musica sembra fare proprio questo. Entrare in stanze dove la luce è fioca e restarci abbastanza a lungo da capire cosa si muove dentro.
chiello e Sanremo, tra Tenco e Morgan
Per la serata dei duetti porterà “Mi sono innamorato di te” di Luigi Tenco insieme a Morgan. Una scelta che non è nostalgica, ma identitaria. Tenco è uno dei suoi riferimenti dichiarati. Un artista che ha fatto della fragilità un linguaggio. Quando gli si chiede se teme polemiche, la risposta è lineare. Morgan lo ha scelto perché lo stima. Per lui “Canzoni dell’appartamento” è un disco leggendario. E questo basta.
In un momento in cui tutto attorno al Festival diventa esposizione continua, chiello immagina uno spazio parallelo. Lo chiamerà Club Agonia. Un luogo dove suonare davvero, con una band vera, riportando il centro sulla musica. Non una strategia, ma un’estensione naturale del suo modo di stare sul palco.
chiello oltre la classifica
Classe 1999, nato a Venosa, chiello ha attraversato la scena trap con FSK Satellite prima di costruire un percorso solista sempre più definito. Album come “Oceano Paradiso” e “Mela Marcia” hanno segnato tappe di trasformazione. Con “Agonia” sembra aver trovato una nuova maturità, meno estetica e più interiore.
Dice di avere più paura del giudizio che dà a sé stesso che di quello degli altri. È una frase che racconta molto. La sua “agonia più grande”, ammette, forse non l’ha ancora metabolizzata del tutto. Ha finito di scrivere da poco, e tutto sta succedendo troppo velocemente.
Sull’Eurovision non si sbilancia. Non ci ha ancora pensato. E in fondo è coerente. Il suo sguardo è sul presente, su quello spazio sottile tra malinconia e lucidità che attraversa Ti penso sempre.
All’Arci Bellezza, tra chitarre accordate e parole lasciate a metà, la sensazione era chiara. La sua presenza a Sanremo 2026 non nasce per conquistare un podio. Nasce per attraversare un momento.
E forse, in un Festival dove tutti vogliono dimostrare qualcosa, andare perché “non si aveva niente da fare” è la dichiarazione più radicale di tutte.










