Sanremo secondo Enrico Nigiotti: meno effetto, più verità

da | Feb 7, 2026 | News

Il 3 mattina, negli uffici Sony di Milano, abbiamo incontrato Enrico Nigiotti per parlare di attesa, di ritorni e di cadute che insegnano a restare in piedi. A Sanremo 2026 porta una canzone fuori dagli schemi e poi sarà la volta di un disco che profuma di vita vera.

Andare al Festival con una canzone che non ha un ritornello riconoscibile è una scelta che sa di sfida. Enrico Nigiotti lo fa con Ogni volta che non so volare, un brano che non cerca l’esplosione facile ma preferisce il racconto. “Meglio niente ritornello che uno brutto”, dice sorridendo, con quella leggerezza che però nasconde una decisione precisa.

Il pezzo è un percorso interiore, un dialogo con se stessi più che una dichiarazione da urlare. In un tempo in cui sembra obbligatorio mostrarsi perfetti, Nigiotti sceglie di restare umano. Sceglie di cadere, rialzarsi, riconoscere i propri limiti. Non è una resa, è una presa di coscienza. Volare non è sempre necessario, a volte basta camminare bene.

Nel testo, scritto insieme a Pacifico, il tempo diventa protagonista. Scorre, cambia le cose, porta persone e ne porta via altre. È un flusso continuo in cui lui si sente lo stesso fiume, anche se l’acqua è diversa. La paura più grande non è invecchiare, ma perdere chi si ama. Un tema delicato che affronta senza filtri, con una fragilità che diventa forza narrativa.

Quelll di Nigiotti è un ritorno che parte da lontano

Il rapporto tra Nigiotti e Sanremo non è nuovo. Nel 2015 si presenta tra le Nuove Proposte con “Qualcosa da decidere”, poi nel 2019 torna tra i Big con “Nonno Hollywood”, certificato disco d’oro e premiato con il Lunezia. Nel 2020 è la volta di “Baciami adesso”. Ogni partecipazione ha segnato una tappa diversa del suo percorso.

Oggi però il contesto è cambiato. È cambiata la sua vita. La nascita dei suoi due figli che compiono tre anni proprio il giorno di uscita del nuovo album, ha rimesso tutto in prospettiva. Dice di essere più calmo, di contare fino a sette o otto prima di perdere la pazienza. Sembra un dettaglio, ma racconta un’evoluzione profonda.

“Maledetti innamorati”, in uscita il 13 marzo, è il suo sesto disco e contiene undici brani. È un lavoro nato negli ultimi due anni, in un periodo denso di trasformazioni. L’amore è il filo rosso. C’è l’amore romantico, quello familiare, quello per la vita stessa. Non un amore idealizzato, ma concreto, imperfetto, capace di sostenere senza giudicare.

Tra i brani c’è anche “L’amore è / L’amore va”, collaborazione con Olly, unico ospite del progetto. Un incontro di storie e sensibilità che suggella un’amicizia prima ancora che una collaborazione artistica.

A Sanremo con Alfa: la cover

Nella serata delle cover Nigiotti salirà sul palco con Alfa per reinterpretare “En e Xanax” di Samuele Bersani. Una scelta che non è casuale. Bersani rappresenta una generazione di cantautori profondi e poetici; Alfa parla ai più giovani. Metterli idealmente insieme significa creare un ponte.

“En e Xanax” racconta la forza che nasce dall’incontro tra due fragilità. Non è solo una canzone d’amore, è una riflessione sulla chimica umana, quella che non si compra e non si prescrive. Portarla a Sanremo con un artista di un’altra generazione diventa quasi un gesto culturale: far scoprire certi brani a chi forse non li ha mai ascoltati davvero.

Anche questo rientra nella visione di Nigiotti. Intende la musica come condivisione, non come competizione. Un’idea coerente con il suo percorso, iniziato tardi rispetto ad altri e costruito attraverso una lunga gavetta fatta anche di rifiuti. A trent’anni ha iniziato a vivere solo di musica. Prima c’erano sogni che sembravano più grandi della realtà.

Per Nigiotti: casa, palco, verità

Se Sanremo è un banco di prova, il live resta la sua dimensione naturale. Ha appena concluso un tour teatrale sold out e guarda già avanti. Il 21 novembre 2026 suonerà per la prima volta in un palazzetto, e lo farà nella sua Livorno, al Modigliani Forum. Un debutto simbolico, nella sua città, davanti al suo pubblico.

“Ci si vede a casa”, ha scritto annunciando la data. Una frase semplice che però pesa. Dopo anni di club e teatri, l’approdo in un’arena indoor segna un passaggio importante. Non è solo una crescita numerica, è una conquista emotiva.

Sul palco, dice, tutto si capisce meglio. Le canzoni respirano, cambiano, si spogliano. A Sanremo forse non imbraccerà la chitarra, ma in tour non può farne a meno. È cresciuto ascoltando Eric Clapton, grazie a suo padre, e quell’imprinting chitarristico non lo ha mai abbandonato.

Prima di salire all’Ariston il suo pensiero sarà semplice. Sono pochi minuti e poi sarà domani. Un modo per ridimensionare la pressione e ricordarsi che, anche nel tempio del nazionalpopolare, resta prima di tutto un uomo. Uno che non ha paura di non sapere volare, purché continui a sentire il terreno sotto i piedi.

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