FRESH TALENT: ANGELICA BOVE

da | Feb 3, 2026 | FRESH TALENT

Un peso che non scompare, ma che muta forma e significato. “Mattone” è la canzone con cui Angelica Bove ha conquistato Sanremo Giovani e un posto tra le Nuove Proposte di Sanremo 2026. “TANA”, il suo album d’esordio, è il luogo in cui la sua storia trova rifugio.

“TANA” è lo spazio sicuro che Angelica Bove ha costruito per sé e che oggi diventa il titolo del suo primo album d’esordio, fuori venerdì 30 gennaio per Atlantic Records Italy/Warner Music Italy. Un progetto che segna una tappa decisiva nel percorso artistico e personale della giovane artista romana e che la accompagna verso il Festival di Sanremo 2026, dove sarà in gara tra le Nuove Proposte.

Al centro del suo racconto c’è “Mattone”, il brano con cui ha trionfato a Sanremo Giovani e stregato pubblico e critica, fino a schizzare alla posizione #1 della Viral 50: un brano autobiografico che parla di un dolore che non scompare, ma che si trasforma.
Diretto artisticamente da Federico Nardelli e scritto insieme a Matteo Alieno, “TANA” è un disco essenziale e accogliente, cucito su arrangiamenti reali e una ricerca sonora intima, in cui cantautorato e sonorità analogiche si strizzano l’occhio. 

È da “Mattone”, e dal suo significato più profondo, che parte la nostra conversazione con Angelica Bove: abbiamo parlato di dolore come forza funzionale per la creazione delle fondamenta di una nuova casa e di una nuova famiglia (in studio e sottopalco).

E chiaramente di quello che l’aspetta nel brevissimo futuro.

Ciao Angelica, innanzitutto congratulazioni per il traguardo raggiunto, davvero meritato. Se la te di un anno fa potesse vedere tutto quello che è successo negli ultimi mesi, cosa direbbe?

“Grazie! Sarebbe molto orgogliosa e felice di aver ascoltato finalmente il proprio istinto”

Se dovessi raccontare l’esperienza di Sanremo Giovani fino a oggi con una sola parola, quale sceglieresti e perché?

“Intensa. Perché quando si tratta di un brano in cui credi davvero e che soprattutto parla di te hai sempre paura che non venga capito o rispettato. E quella paura è molto intensa per me, come lo sono le emozioni che porto su questo brano”

“Mattone” è un titolo incisivo e diretto, con un’identità visiva e semantica potentissima: cosa rappresenta per te questa parola?

“Per me rappresenta il dolore più grande della mia vita che non mi ha mai lasciato, quel peso che è sempre rimasto lì, pesante sulle mie spalle, ma che proprio come un mattone, sto utilizzando per costruire una nuova casa. Mattone è dolore, ma anche la funzionalità del dolore, se la sai vedere”

⁠Il brano, come ci hai appena detto, è legato a un evento autobiografico estremamente doloroso. Come ti aspettavi che arrivasse agli ascoltatori?

“Pensavo che sarebbe stato difficile empatizzare con la mia storia, nessuno ti assicura che le persone possano ‘accollarsi’ il tuo dolore o anche solo capirlo. E io non me lo aspettavo, anzi, pensavo che nemmeno sarebbe arrivato agli ascoltatori. Non avevo aspettative, solo la forte urgenza di parlarne e farlo attraverso la musica”

Dietro “Mattone” c’è anche un lavoro di squadra importante: che ruolo hanno avuto Federico Nardelli e Matteo Alieno nel processo creativo e com’è stato costruire il brano insieme a loro?

“Loro hanno avuto un ruolo fondamentale, anche terapeutico: siamo partiti dalla mia urgenza di vomitare quel dolore sul microfono e loro lo hanno trasformato in musica e parole. Senza di loro sarebbe rimasta solo l’urgenza di esprimerlo”

Sei stata accompagnata dall’orchestra diretta da Valeriano Chiaravalle: che effetto ti ha fatto ascoltare e cantare “Mattone” in una veste orchestrale così intensa e totalizzante?

“È stata la mia prima volta con un’orchestra live e ho ancora i brividi a pensarci, perché mi ha dimostrato per l’ennesima volta il grande potere curativo che la musica ha sulle mie ferite. Mi sono sentita da subito trasportata in una dimensione molto lontana dalla realtà. Il suono di ogni singolo strumento sembrava parlare la mia stessa lingua emotiva, e non nego che con questa versione mi sono fatta un pensiero su un possibile disco orchestrale”

“Mattone” è stato il primo assaggio del tuo album di debutto “Tana”, fuori il 30 gennaio: qual è il fil rouge che attraversa i brani del disco, e più nello specifico, qual è il concept tematico del progetto?

“Questo disco è totalmente autobiografico. Il filo rosso che lo attraversa è il mio modo di stare al mondo, il mio approccio alla vita. È una porta aperta sui luoghi più scomodi e caotici della mia testa e senza pudore confesso i miei difetti e le falle del mio sistema mentale. La Tana, casa mia, diventa il simbolo di questo racconto: il posto in cui ho passato più tempo in solitudine e dove ho scoperto, uno dopo l’altro, i pezzi di me che oggi prendono voce nelle canzoni”

Chiudo il cerchio di questa chiacchierata riprendendo il filo della prima domanda: se tra un anno rileggessi questa intervista, quale altro “mattoncino” ti piacerebbe aver aggiunto al tuo percorso artistico?

“Mi piacerebbe aver costruito una famiglia fedele sotto il palco a cui raccontare le mie canzoni”

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