C’è qualcosa di magnetico nel modo in cui Angelica Bove abita la musica. Ce ne eravamo accorti nel 2023 sul palco di X Factor, dove la sua voce si sporcava di dolore e bellezza. Da quel momento, il suo non è stato solo un percorso verso il successo, ma un processo di auto-analisi messo in note che l’ha portata a trionfare a Sanremo Giovani con “Mattone”. Il prossimo febbraio la vedremo finalmente tra le Nuove Proposte del Festival di Sanremo 2026, ma prima di calcare il palco dell’Ariston, Angelica ha deciso di aprirci le porte del suo rifugio sicuro con il suo album d’esordio: Tana, in uscita oggi 30 gennaio per Atlantic Records/Warner Music Italy.
La Trattoria Arlati diventa la Tana del primo live di Angelica Bove
Abbiamo avuto il privilegio di ascoltare alcune canzoni dell’album in anteprima in una cornice che trasuda storia: la Trattoria Arlati, un tempio milanese in cui il tempo sembra essersi fermato e che dal 1936 ha ospitato giganti come Lucio Battisti, Mia Martini e Renato Zero. Vederla lì, emozionata per quello che ci confessa essere il primo vero live della sua vita, fa un certo effetto. Eppure, quando Angelica canta, la timidezza sparisce: la sua voce graffiante ti distrugge perché è intrisa di un vissuto reale. Come dice il suo produttore Federico Nardelli, che la volle con sé dopo averla vista esibirsi la prima volta: “Angelica ha vissuto, e quando canta si sente”.
La genesi di Tana: un racconto autobiografico
L’album è il risultato di due anni di profonda maturazione artistica e umana. Non è un prodotto costruito a tavolino, ma un progetto nato dagli incontri; da un lato il legame con Matteo Alieno (cantautore e suo migliore amico), con cui Angelica si sfogava trasformando i trascorsi della sua vita in versi, dall’altro la visione di Nardelli, che ha trasformato quelle urgenze in un progetto artistico solido.
“La solitudine è l’unico strumento di autodifesa che conosco ed è la costante dei miei brani,” spiega lei.
In Tana, Angelica mette a nudo tutto, inclusa la genesi di brani come “Lui”, nato dal tentativo di colmare i vuoti interiori attraverso la ricerca dell’amore. È un disco di un’artista che sente l’esigenza viscerale di raccontare la propria storia e che, al momento, non contempla l’idea di cantare parole scritte da altri.
Un sound anni ’70 e il “rischio” Sanremo
Musicalmente, il disco è un gioiello di autenticità: registrato al 90% a presa diretta, vanta un sound caldo e analogico che strizza l’occhio agli anni ’70. È una scelta coraggiosa che riflette i suoi gusti eclettici: Angelica spazia dalle frequenze meditative per dormire alla techno, passando per il soft rock, fino al grande Lucio Dalla, primo grande amore che la avvicina al cantautorato.
Curioso il retroscena su Sanremo: Angelica non voleva presentare “Mattone”, il brano non è nato per il Festival, ma faceva parte del flusso creativo dell’album. La decisione di partecipare è arrivata all’ultimo minuto, con l’invio della candidatura avvenuto appena prima della scadenza. Una scelta dettata dalla voglia di affrontare l’Ariston con una leggerezza nuova rispetto al passato.
Cosa aspettarsi?
Tana non è solo un debutto, è il manifesto di una ragazza che nella vita punta prima di tutto a “essere un essere umano con le migliori intenzioni”. Se queste sono le premesse, Sanremo 2026 ha già trovato la sua voce più vera e, credeteci, saprà toccarvi l’anima.










