Con Luntano, Livio Cori firma uno dei lavori più personali e maturi della sua carriera. Il nuovo EP del cantautore napoletano si muove su un territorio emotivo profondo, dove distanza, memoria e identità diventano elementi centrali di un racconto sonoro essenziale, ma nonostante ciò denso di significato. Non si tratta solo di un progetto musicale, ma di una vera e propria dichiarazione d’intenti artistica dove è l’anima a scrivere e cantare.
Fin dal titolo, Luntano, evoca una separazione che non è soltanto geografica. La lontananza di cui parla Livio Cori è interiore, emotiva. È la distanza che si crea tra ciò che si è stati e ciò che si è diventati, tra la città che ti cresce e il mondo che ti chiede di andare via per trovare la tua strada, per prenderti ciò che ti spetta.
Lontano, da chi non ha mai saputo capirmi
o, ancora,
Forse l’ho trovato un posto dove posso davvero essere io
Sono frasi tremendamente esplicative in cui molte, troppe persone possono riconoscersi. Luntano non è scappare da qualcosa, ma ritrovarsi. Saper accettare le sfide uscendo dalla propria comfort zone, con la consapevolezza che ciò che siamo – la nostra visione in primis – ci seguirà ovunque.
Sonorità essenziali e scrittura onesta
Dal punto di vista musicale, l’EP Luntano si distingue per un sound asciutto, raffinato, che mescola cantautorato urbano ed una produzione mai invadente. Il flow di Livio Cori è sempre riconoscibile, un flusso misurato che privilegia l’intimità alla spettacolarità. Le basi accompagnano la voce senza sovrastarla, lasciando spazio alle parole e alle immagini evocate dai testi. L’artista sceglie ancora una volta la sottrazione, dimostrando che l’intensità non ha bisogno di eccessi.
La scrittura è diretta, in dialetto, ma mai chiusa o autoreferenziale. Anzi, proprio l’uso del napoletano contribuisce a rendere universali i sentimenti raccontati: nostalgia, fragilità e desiderio di restare fedeli a se stessi. Ogni brano sembra nascere da un’urgenza autentica, lontana dalle logiche del mercato e più vicina a un’esigenza espressiva reale. Ed è questo che caratterizza Livio Cori, uno che dice esattamente quello che vuole solo quando ha effettivamente qualcosa da dire, che mai si piega o svende.
I 3 brani sono legati da un fil rouge, Livio Cori racconta parti diverse, ma consequenziali, della stessa storia
Luntano è un lavoro che colpisce soprattutto chi conosce il senso dello spaesamento, chi ha dovuto allontanarsi o ha imparato a convivere con l’idea di non appartenere completamente ad un solo luogo. Livio Cori non cerca risposte facili, ma pone domande silenziose, lasciando all’ascoltatore il tempo di riconoscersi. Ancora mi succede è la speranza, la “saving grace” che alleggerisce il carico. Un’ottimo pezzo, con il napoletano mischiato all’inglese ed un ritornello che resta in testa.
Possiamo ascoltare invece in Specchio, una confessione intima dell’artista dove non si riconosce più e dove apre gli occhi su se stesso e sulla realtà circostante. Un requiem, per le decisioni sbagliate e la superficialità.
Con questo EP, l’artista conferma una coerenza rara nel panorama musicale italiano contemporaneo. Luntano non urla e non ammicca. E proprio per questo, dopo l’ultima traccia, continua a farsi sentire. Un gioiellino in un momento di inutile sovrapproduzione.










