A distanza di cinque anni dall’ultimo lavoro Nick Murphy, in arte Chet Faker, torna a deliziarci con A Love For Strangers, un ritorno alle origini attraverso un album sentimentale, intimista e delicato che racconta molto dell’evoluzione dell’artista.
Molti lo avevano conosciuto così, col disco con la mano statuaria in copertina, e tanti anche attraverso “Talk is Cheap”, singolo di quel disco che finì anche nel videogioco FIFA15. Iniziata l’elaborazione dell’album in concomitanza del decennale di “Built On Glass”, disco strepitoso che ha consacrato Chet Faker al grande pubblico, l’artista ha deciso di guardarsi indietro, e dentro. Non sono in fondo le emozioni ciò che di più intimo abbiamo, nonché radici della nostra stessa personalità? In un certo senso le due cose è giusto si confondano, quasi a sovrapporsi: nell’album convivono armonicamente sonorità minimali, ballads struggenti e tutta l’energia di matrice elettronica del primo Chet.
Cinque singoli per lanciare un grande album
Un disco costruito con calma, eppure con la grande urgenza di chi scalcia nel grembo materno ed anticipato dunque da ben cinque singoli: “Far Side of the Moon”, “This Time For Real”, “Can You Swim?” “Over You” e “Inefficient Love”. In quest’ultimo in particolare, l’australiano classe 1988 ha deciso di abbracciare completamente il sentimentalismo, catapultandoci in uno scenario quasi beatlesiano sul piano arrangiativo. Resta però un excursus: il disco è caratterizzato da una pur nuova ma solida identità Alt-Pop Elettronica, marchio di fabbrica dell’artista/producer.
Tuttavia proprio chi ha inserito la mistificazione nel proprio nome –Chet Faker– ha qui scelto la massima nudità, la verità più cruda e minimale possibile: A love For Strangers è la rivincita dei sentimenti, dei sospiri e dell’amore, rapinoso e che resiste nonostante l’incedere del tempo. Apprezzabile anche la scelta di aver aperto alla possibilità di brani un po’ più orecchiabili e dalle sonorità meno distanti dal mainstream, come “This Time For Real”, ma in uno scenario sonoro che spazia da Bonobo a Bon Iver, dai Radiohead a James Blake.
La traiettoria di un pendolo, un cerchio che si chiude
Ciò che colpì tutti noi sin dagli esordi fu ed è la cura maniacale delle componenti elettroniche dell’album, ed in particolare delle batterie, portando alla fine ad un risultato ibrido tra strumenti e samples che risulta armonioso e perfettamente bilanciato. Le qualità di producer hanno sempre portato le sue produzioni nella direzione dei concept album, con passaggi quasi psichedelici ed elettronici, brani di puro interludio strumentale eppure dalla grande atmosfera sensoriale.
Per chi lo conosce dunque, A Love For Strangers è un disco che ben sintetizza il percorso evolutivo di Chet Faker, che ha deciso di regalarci qualcosa in più di se stesso: suggestioni e sensazioni, compresa la sfumatura dolceamara dei propri passi falsi e con tutta la fragilità dell’uomo. Ancora visibile, costruita su di un vetro un po’ più spesso, resistente dinanzi al trascorrere degli anni.










