Serena Brancale, il silenzio prima della verità: a Sanremo 2026 senza maschere

da | Gen 29, 2026 | Eventi, News

Serena Brancale arriva a Sanremo 2026 da quel momento prima delle luci e del rumore, quello in cui un’artista decide di togliere tutto e restare. Non per replicare un successo, ma per attraversare una verità profonda. “Qui con me” nasce da lì, un gesto silenzioso che trasforma l’assenza in presenza e chiede solo ascolto, non applausi.

All’Hotel Palazzo Parigi, nel cuore elegante di Milano, l’atmosfera è raccolta. Non c’è frenesia, non c’è l’euforia rumorosa dei grandi annunci: c’è piuttosto una calma sospesa, quella che precede le cose importanti. È qui che Serena Brancale incontra la stampa in vista di Sanremo 2026, raccontando un ritorno all’Ariston che non ha nulla a che fare con la replica di un successo. Dopo “Anema e core“, tormentone platinato e manifesto di una festa condivisa, Serena sceglie una strada opposta: meno suono, meno gesto, più verità.

“Qui con me” non è un brano pensato per colpire, ma per restare. Una ballad intima, nata da un’attesa lunga sei anni, che prende la forma di una lettera mai spedita alla madre scomparsa. Non c’è strategia dietro questa scelta, ma necessità. Serena lo dice chiaramente: aveva bisogno di tempo per trovare le parole giuste, e soprattutto il coraggio di usarle senza protezioni. A Sanremo salirà sul palco senza maschere, senza colori, senza sovrastrutture emotive. Solo voce. Solo presenza.

Serena ferma sul palco, in movimento dentro

La performance di “Qui con me” sarà scarna, quasi disarmante. Serena resterà ferma, lontana persino dall’asta del microfono, senza gesti da cantante, senza cercare il contatto con la platea. Una scelta che va contro le regole non scritte del Festival, ma che rispecchia perfettamente il senso del brano.

“Voglio solo cantare”

Lo ripete più volte. È un atto di fiducia nel silenzio, nello spazio che si crea quando si toglie tutto il superfluo. Durante le prove, racconta, ha eseguito il brano più volte, ricevendo applausi spontanei. Ma in quei momenti era concentrata altrove, fissava un punto davanti a sé per non perdersi. Si è fatta registrare, ha studiato ogni dettaglio, non per controllare l’emozione, ma per imparare a starci dentro. La voce che trema non è un difetto da correggere, è la prova che qualcosa sta ancora accadendo. 

“Troppa esperienza toglie l’emozione”

Il ritorno all’anima jazz

Per chi conosce davvero il percorso di Serena Brancale, questo non è un cambio di direzione improvviso, ma un ritorno. Prima dei tormentoni, prima delle hit estive, c’era già un’artista profondamente legata al jazz, all’eleganza, alla ricerca vocale. Un’identità che non è mai scomparsa, ma che oggi riemerge con una consapevolezza nuova. Anche chi l’ha seguita dal vivo negli ultimi mesi lo sa: nei concerti estivi “Anema e core” conviveva con momenti a cappella, con passaggi intimi tra pianoforte e loop station.

Serena non teme di disorientare il pubblico, perché sa che il suo pubblico è abituato alla complessità. Festa e profondità non si escludono, si completano. E il disco in uscita in primavera sarà esattamente questo: un lavoro capace di tenere insieme il groove e l’introspezione, il sacro e il profano. “Come diavolo e acqua santa”, anticipa. Non una sintesi rassicurante, ma una convivenza sincera.

Dopo Sanremo, il tempo della raccolta

Guardando oltre il FestivalSerena parla di nuove canzoni, di un album che nascerà dal bisogno di dare una cornice a tutto ciò che è stato scritto negli ultimi anni. Un disco che racconterà il suo percorso romantico e quello dialettale, la sua voce più intima e quella più istintiva. Ci sarà un nuovo tour, naturalmente, ma soprattutto ci sarà spazio per far sedimentare.

Sanremo 2026, per Serena Brancale, non è un punto di arrivo né un rilancio. È un momento di verità. Un fermarsi per dire: questo sono, adesso. E restare.

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