Perchè a gennaio vogliamo solo canzoni tristi: la playlist per lasciarsi andare alla malinconia
Gennaio arriva sempre con un carico di buoni propositi, frasi aspirazionali e post che ci ricordano che “questo è l’anno giusto per cambiare tutto, per iniziare a lavorare alla versione migliore di te”, ma diciamoci la verità, a gennaio siamo solo stanchi, come sempre d’altronde. Sarebbe il momento di fare i conti con tutti quei “ne riparliamo a gennaio”, ma non ci va, siamo sopraffatti dai pensieri di tutto ciò che l’anno vecchio è stato e di quello che l’anno nuovo sarà, mentre siamo intrappolati in quel limbo post-feste, in cui la realtà comincia a bussare alla porta ma noi facciamo finta di non essere in casa. C’è un sentimento al quale apriremmo volentieri la porta ed è proprio la malinconia: nasce così la playlist antimotivazionale, dall’idea che non dobbiamo per forza essere produttivi, brillanti o entusiasti solo perché il calendario è tornato a zero. A volte serve lasciarsi andare, ascoltare canzoni lente, un po’ tristi, un po’ nostalgiche. Non per sprofondare, ma per respirare, per ricentrarci e, solo quando lo vogliamo, ripartire.
Il risveglio che non convince nessuno
Per le mattine in cui il mondo riparte, ma tu non vuoi sentire ragioni, abbiamo pensato a due brani per fare da colonna sonora a questo torpore: “Paracetamolo” di Calcutta e “Vinavil” di Giorgio Poi. Entrambi raccontano una quotidianità che pesa fatta di pensieri che girano e rigirano nella testa, mentre cerchi una leggerezza che si è persa per strada.
Per noi che non dormiamo bene
Per me che non imparo mai
Per te che non ti sai spiegare
Quando ti chiedo come stai
I sogni nel cassetto semichiuso, o semiaperto?
Ecco entrare in scena il gran maestro della malinconia e della nostalgia, Franco126. Avremmo potuto inserire in questa playlist quasi la sua intera discografia, ma abbiamo optato per una canzone che credo abbia voluto dedicare ai noi Millennials, che proprio riusciamo ad arrenderci al fatto di essere adulti: “Maledetto Tempo”. Il passato non fa che tornare, ciò che sognavi o che eri spunta dal cassetto e tu che fai? Rifletti, rimugini e finisci con l’abbracciare ricordi e sentimenti, perchè tutto, in ogni caso, fa comunque parte di te.
Maledetto tempo
Maledetto me
Come mi è venuto in mente di crescere
Ma che mi è preso a me?Maledetto tempo
Maledetto me
Si è fatto tardi troppo presto
E ho un po’ paura se ci penso
La strada alle mie spalle corre via
Ma sorrido in faccia alla malinconia
Crederci sempre, arrendersi mai
Ora diventa necessario un incoraggiamento, e da chi se non proprio dalla bionda più potente del globo? Purtroppo non parlo di Super Simo a cui dobbiamo la grande massima scritta qui sopra, ma di Taylor Swift con “this is me trying”. Le difficoltà e gli ostacoli esistono, l’importante è rialzarsi, o almeno provarci.
Ci abbiamo provato abbastanza
Ma quanto è bella la resa? Accettare che ogni tanto le cose vadano più veloci di noi, lasciarci sopraffare dagli eventi fino a quando non saremo pronti a gestirli. Non sempre è necessario correre, dimostrare o impuntarsi, a volte le cose vanno come devono andare, l’importante è non perdere se stessi. Giusto John Mayer? La sua “Slow Dancing In A Burning Room” parla di un amore forte e intenso, ma con la consapevolezza e la malinconica accettazione che è giunto al termine.
We’re goin’ down
And you can see it too
We’re goin’ down
And you know that we’re doomed
My dear, we’re slow dancin’ in a burnin’ room
Scomparire per un attimo
“How to disappear completely” dei Radiohead è quanto di più letterale potessimo trovare per questa playlist. Scritta da Thom Yorke sulla base di un suo sogno in cui fluttuava intorno ad una città come se fosse un fantasma, descrive la sensazione di staccarsi dal proprio corpo e dal mondo circostante. L’ideale per quando ci si sente sopraffatti e desideriamo allontanarci da tutto, alla ricerca di un’altra dimensione.
L’ultimo brano, la prima cosa che serve
Bella la malinconia, la abbracciamo, la accettiamo, le diamo spazio, ma anche quando non abbiamo voglia di ricominciare, un minimo di fiducia può bastare e te lo lascio ascoltare dalla celeberrima “Faith” di George Michael nella versione sussurrata di Sleeping At Last. Perchè ok ricominciare, ma con calma.










