FRESH TALENT: SENZA CRI

da | Gen 6, 2026 | FRESH TALENT

SENZA CRI porta "Spiagge" a Sanremo Giovani e racconta un percorso musicale fatto di autenticità e passione in continua evoluzione.

Il tempo in cui si muove SENZA CRI è quello che divora in fretta e l’industria musicale sembra seguirne fedelmente la logica, dove tutto deve accadere subito e l’errore fatica a trovare spazio. Il suo percorso, invece, è fatto di tenacia e stratificazioni. Dal primo Sanremo Giovani nel 2021 ad Amici, fino alla finale di Sarà Sanremo lo scorso 14 dicembre, ogni passaggio ha aggiunto spessore e consapevolezza. Nonostante la pressione costante, la sua musica ha continuato a evolversi lontano dalle logiche dell’urgenza, rimanendo fedele a una scrittura riconoscibile e a un’idea di autenticità che non è scesa a compromessi.

Spiagge, il brano portato a Sanremo Giovani quest’anno, arriva come un punto di equilibrio, una naturale estensione di una scrittura che ha imparato a non nascondere la luce dietro il buio. È nella semplicità diretta del suo testo e nella complessità della produzione che rivela tutta la sua profondità.

Oggi SENZA CRI guarda alla competizione come a un passaggio. Le gare finiscono, i palchi cambiano, la musica resta. Lui non rallenta, continua a creare e a sperimentare, accumulando pezzi e idee, con la consapevolezza, rara a soli venticinque anni, che finché c’è musica c’è spazio per esistere.

L’intervista a SENZA CRI

Spiagge è stata più volte ascoltata, analizzata e raccontata. Se potessi aggiungere un solo pensiero oggi, cosa vorresti che rimanesse di questo brano? 

“Vorrei che ne restasse l’eternità che ho cercato di darle, é un elemento che cerco di mantenere vivo nelle mie canzoni perché per me quando sono sincere, quando raccontano qualcosa di profondamente vero e tangibile restano eterne.”

Sempre in Spiagge ti mostri in una forma molto più dolce e luminosa del solito. É stata una cosa naturale o ci hai dovuto lavorare per sentirti a tuo agio?

“È stata una cosa naturale perché anche la luce attraversa il buio. Non ho mai saputo incasellarmi e continuerò a non farlo, sicuramente il nero mi sta meglio addosso ma sono anche una persona molto chiara sotto tanti aspetti. Inoltre, penso che dentro ciascuno di noi splenda tanta luce, bisogna anche trovare gli occhi giusti che vogliono vederla ed accoglierla. Io in questo devo dire che ho avuto fortuna.”

La stessa autenticità che attraversa Spiagge trova terreno fertile nel rapporto con il producer STABBER con cui ormai SENZA CRI ha costruito un sodalizio solido e inconfondibile.

Tra “Tokyo Nite”, “Anno del Drago” e Spiagge con STABBER sembri aver costruito un linguaggio condiviso che evolve ma resta riconoscibile. In che modo questa collaborazione ti ha aiutato a definire chi sei artisticamente?

“Il suono e il gusto di STABBER per me è il più riconoscibile in Italia se parliamo di Synth e allo stesso modo io sento di avere una forte riconoscibilità nei testi e nel timbro quindi credo che questo connubio abbia solo potuto generare una potente unicità condivisa. Siamo due outsider, non seguiamo le regole, le facciamo. Nella musica trovare un cuore come il tuo cambia le cose.”

Il tuo cammino ti ha portato a muoverti in ambienti fortemente competitivi, da Amici a Sanremo Giovani, stringendo legami che sono andati oltre la gara. Che rapporto hai oggi con l’idea di competizione?

“Come ho detto spesso io conosco la competizione e la rispetto, tutto ciò che ho fatto mi ha portato dove sono oggi quindi lo rifarei e genera in me profondo orgoglio avervi partecipato. Detto questo, proprio perché ho vissuto tante competizioni, oggi sono consapevole del fatto che per quanto mi riguarda il modo migliore e più sano per viverle é non come un combattimento, ma come un momento in cui ritagliarsi uno spazio. Non sono una persona che guarda gli altri come avversari ma come colleghi. Quindi partecipare a questo genere di occasioni per me corrisponde a un momento in cui condividere la propria arte e il proprio io. Tutto ciò che riguarda gli esiti alla fine non riguarda me, tanti artisti sono arrivati ultimi e poi sono stati anche primi. Le gare non definiscono il valore, trovo più godurioso viverle come una celebrazione alla musica.”

In passato avevi affermato che Amici rappresentava la tua ultima occasione. Se il SENZA CRI di allora potesse vederti oggi, cosa penserebbe del traguardo che hai raggiunto?

“Nel nostro ambiente ci si sente vecchi molto presto. Forse é una questione che ha a che fare con tutte le nuove generazioni non so, ma viviamo questa pressione del fare tutto e subito. Invece ha molto più senso pazientare e costruire, esprimersi quando si ha qualcosa da dire. Viviamo di cose effimere, superficiali e molti di noi diventano meteore o vivono nell’incubo di diventarlo. Quest’ansia ha toccato anche me perché sono tanti anni che lavoro e ho vissuto davvero qualsiasi cosa, dal locale dove non ti ascolta nessuno a palchi che ti fanno sentire gigante e piccolo allo stesso tempo. Amici è stato senza dubbio il trampolino più grosso per me, oltre che casa. Quando ho saputo di dover andar via ho pensato “e ora?”. Spesso si crede che quando le luci si spengono poi tu non esisti più. Invece Maria ce lo diceva sempre: “Da qui iniziate”. E in effetti è stato così, da lì si riparte più forti di prima e bisogna solo avere la faccia tosta da non demordere mai anche quando crederanno che sei morto. Perché finché c’è la musica ci sei pure tu.”

SENZA CRI ha spesso citato molteplici artisti, da Dalla e De Andrè, come suoi riferimenti e il modo in cui pensa la musica riflette sempre quella stessa sensibilità, anche quando si parla di nuove prospettive sui suoi pezzi.

Se potessi scegliere qualsiasi artista per reinterpretare un tuo brano, quale canzone sceglieresti, a chi l’affideresti e perché? 

“A questo punto ti direi di fare “Spiagge” con Renato Zero, é un colosso della musica per me e sarebbe un onore. Sarebbe intrigante perché porrebbe due generazioni, due cariche emotive a confronto ma sullo stesso piano.”

Dopo un periodo così intenso, senti il bisogno di rallentare per rimettere ordine e prendere fiato, oppure questa fase ti ha acceso ancora di più la voglia di tornare in studio e trasformare quello che stai vivendo in nuova musica?

“Non conosco la parola rallentare, vengo da anni di atletica fatta di titoli in velocità… sarà quello! A parte gli scherzi credo davvero di avere troppo da dire e le mie session ne sono la prova. Ho un sacco di pezzi e troppa voglia di darmi alle persone, di raccontarmi e raccontare, di cantare insieme, per concedermi di rallentare adesso. É un momento molto importante per la mia vita artistica e personale e io mi sento incandescente. Sto tornando.”

La Playlist di Cromosomi