È uscito il 12 dicembre 2025 per Astralmusic 404DEI (Errore degli Dei), il nuovo album dei Little Pieces of Marmelade che consegnano al pubblico un lavoro che va ben oltre la mera prosecuzione di un progetto musicale: è un atto di introspezione, autenticità e linguaggio personale.
I LPOM si confermano uno dei progetti più sorprendenti emersi dalla scena rock italiana negli ultimi anni: Daniele “DD” Ciuffreda (voce, batteria, pianoforte, synth) e Francesco “Frankie Wah” Antinori (chitarra, basso, synth, seconda voce.
Il disco sottolinea quindi l’affermazione e al contempo una svolta importante nel percorso del duo marchigiano, musicisti rock ma questa volta con il cuore scoperto ed i pensieri confusi.
Contrasti e nuovi territori da esplorare
Con 404DEI (Errore degli Dei), i Little Pieces of Marmelade firmano un album che rappresenta una sorta di scarto emotivo rispetto al precedente lavoro, “Mexican Sugar Dance”, lavoro pubblicato tra l’altro solo due mesi fa. Se quest’ultimo nasceva da slanci creativi più immediati e luminosi, 404DEI sposta il baricentro verso territori intimisti, cupi, imperfetti e profondamente umani.
Già dalla matrice linguistica possiamo notare le prime differenze sostanziali, il precedente album era infatti in lingua inglese, quest’ultimo invece è in italiano; probabilmente i due lavori condividono radici e urgenza creativa ma si differenziano profondamente per spirito e atmosfera.
Il disco è costruito su contrasti: atmosfere che oscillano tra rock contemporaneo, pop/noise, psichedelia e un newpunk abrasivo, con una produzione volutamente non levigata. Qui la spontaneità non è sinonimo di leggerezza: è cruda, graffiata, vulnerabile.
I vari brani del disco alternano emozioni contrastanti, la spontaneità lascia spazio a momenti di riflessione profonda, i suoni si fanno più cupi, le dinamiche si intrecciano tra introspezione e impetuosità, sussurri e a tratti grida, caos ma anche suoni leggeri, distorsioni insieme ad arpeggi, megafoni e voci basse.
La track list dell’album
Il disco presenta una track list di 14 brani: “Poppy (intro)”, “Daniel J”, “Dimentica”, “La Band”, “JFR”, “Vertigo”, “MTV”, “Nello spazio respiriamo”, “404DEI (Errore degli Dei)”, “Funeral”, “Amigo Mix”, “Kurtd”, “Vecchi Jeans”, “Poppy (outro)”.
L’intro “Poppy” ci accoglie come un sussurro quasi Beatlesiano, un invito alla vulnerabilità che si trasforma nelle tracce successive: da “Daniel J”, omaggio soffuso e sognante al musicista Daniel Johnston, fino alla title track 404DEI (Errore degli Dei), un urlo punk grezzo e liberatorio che rappresenta il nodo centrale del disco sia tematicamente che stilisticamente. Un richiamo palese al mondo digitale e agli “errori” palesi della vita.
Forse solo in “Dimentica” e in “la band” ritroviamo a LPOM che siamo abituati ad ascoltare. Il resto delle tracce nascondono invece una matrice molto diversa, più impulsiva ed anche introspettiva, dove “Vecchi jeans” diventa quasi una ballad emotiva e struggente.
Le atmosfere sonore oscillano quindi tra rock contemporaneo, pop/noise, newpunk e psichedelia, mantenendo la grinta tipica dei LPOM ma giocando con tonalità più scure e sentimenti più fragili rispetto all’approccio vivido dei dischi precedenti.
Identità sonore
Questo album sembrerebbe quasi un ricordo lontano della musica degli Afterhours, la ricerca della verità emotiva, la volontà di lasciare le rughe del suono ben visibili, la scelta di non sterilizzare l’urgenza espressiva per trasformarla in prodotto levigato.
È una parentela più spirituale che stilistica: come la band di Agnelli negli anni ’90, i LPOM portano in primo piano un rock che non chiede il permesso, che oscilla tra fragilità e ferocia, e che usa l’imperfezione come linguaggio identitario. Un legame quello con Manuel Agnelli mai negato, d’altronde era stato loro mentor proprio ad X Factor nel 2020. Se Agnelli ha rappresentato per loro un acceleratore, 404DEI mostra come il duo abbia fatto proprio quell’insegnamento: essere radicalmente sé stessi, anche quando questo significa spingersi ai margini del suono e dell’emotività.
Il duo marchigiano si è imposto infatti per la sua energia feroce e spontanea, per la capacità di unire potenza e fragilità e per un approccio musicale libero da compromessi. Resi noti al grande pubblico grazie alla loro partecipazione a X Factor 2020, non hanno mai abdicato alla loro identità: un rock viscerale, istintivo, che vive più nella sala prove e sul palco che nelle convenzioni dell’industria. La loro forza è la chimica: due musicisti che suonano con l’urgenza di una band intera, senza mai perdere il gusto dell’esplorazione sonora.
L’imperfezione, non solo sonora, come valore
La produzione, volutamente non levigata, cattura l’imperfezione come valore, un manifesto anti-algoritmo e anti-hit commerciale che restituisce spazio a texture sonore che pungono, avvolgono e sorprendono l’ascoltatore: gli strumenti sembrano respirare, sbavare, vivere. Sembrano quasi registrazioni immediati, non costruite, senza strutture particolari, come un flusso di pensieri che scorrono violenti.
404DEI non è un disco facile né da catalogare: è un ritratto sincero e grezzo dei Little Pieces of Marmelade, un progetto che non teme la fragilità né rinnega la sua carica esplosiva. È un invito ad ascoltare non solo le note, ma ciò che c’è tra le righe: le paure, i dubbi, le contraddizioni di artisti che hanno scelto la musica come verità più che come prodotto. In 404DEI, il rumore diventa carne, la fragilità e l’imperfezione diventano stile e la verità non fa sconti a nessuno.
Nel complesso, 404DEI è un lavoro che richiede ascolto e che ricompensa con sincerità. Non è un album scritto per compiacere: è un ritratto autentico dei Little Pieces of Marmelade, un duo che continua a reinventarsi senza perdere il contatto con la propria natura più profonda. Imperfetto, umano, necessario.










