Ama il prossimo tuo come te stesso (purché ti ami, altrimenti smetti subito): l’esordio solista di Manuel Agnelli

da | Ott 3, 2022 | Recensioni album

Ama il prossimo tuo come te stesso: un disco nato dall’urgenza di documentare quello che sta succedendo, con la naturalezza di chi scrive senza seguire una linea progettuale, senza la pressione di dover rispettare alcuna scadenza: un disco che incarna un’idea totalizzante di libertà. 

Un po’ come quando ero ragazzino…scrivevo musica, ma non avevo la possibilità di fare i dischi. Così, ho scritto nel periodo della pandemia e quando ho deciso di arrangiare i pezzi, non avendo la possibilità di incontrare gli altri musicisti, ho cominciato a suonare materiali da cucina: mestoli, pentole, coperchi, bidoni della spazzatura…tirando fuori dei suoni che mi dessero un certo tipo di carattere. Mi son detto: «perché deve suonarli qualcun altro questi suoni? A me stan piacendo tanto!». Da lì ho cominciato a ragionare sul fatto che poteva saltar fuori un album solista…

E’ il primo e non sarà l’ultimo! Ce lo ha detto Manuel Agnelli, a Milano il 28 settembre, in occasione della presentazione di Ama il prossimo tuo come te stesso: disco che segna l’esordio solista del frontman degli storici Afterhours.

Fuori il 30 settembre per Island Records, l’album è preceduto dai singoli Proci, Signorina Mani Avanti e Pam Pum Pam, nonché dal bellissimo e pluripremiato La profondità degli abissi  (colonna sonora del film Diabolik, ha vinto un David di Donatello e un Nastro D’Argento, entrambi per la miglior canzone originale). 

Nel corso di una lunga conferenza stampa, vivacizzata dalla personalità di Marco Giallini nei panni di host, diversi sono gli argomenti trattati tra i quali spiccano le recenti elezioni, circa le quali Manuel Agnelli si esprime così:

Io sono di sinistra. Sono sempre stato di sinistra e penso che quello che sta succedendo sia una grande occasione per tornare a portare un minimo di contenuti, per tornare ad avere un minimo di senso. Questo è quello che penso. 

E dalle elezioni al prossimo Festival di Sanremo

Non ci vado in gara a Sanremo. Io ho già vinto Sanremo, ragazzi. Ci sono andato con i Maneskin e credo, in quel momento, di aver fatto qualcosa di significativo ed è difficile ripetere qualcosa del genere, molto difficile.

Ma torniamo al disco! Se c’è una parola che possa in qualche modo motivare la scelta di Manuel di uscire con un album solista, questa parola è libertà. 

Con Ama il prossimo tuo come te stesso, Manuel Agnelli cerca di liberarsi dell’idea che lui, in primis, ha di sé stesso. Talvolta, i progetti più interessanti, quelli che funzionano, finiscono per ingabbiarti.

Io sono fortunato perché sono riuscito a suonare un genere di musica impossibile che non esiste nel mercato di questo Paese e a farne un progetto che dura da trentacinque anni e ad essere qui e parlarne davanti a voi e insieme a voi, adesso, che di anni ne ho cinquantasei. Sono tutte cose da privilegiato che, però, io penso di essermi meritato in qualche modo.

In Ama il prossimo tuo come te stesso la continuità con gli Afterhours si sente ed è inevitabile, banalmente perché molti dei testi dello storico progetto sono suoi, li ha scritti lui. Quanto alla parte strumentale, per oggettiva efficacia, sul palco Manuel Agnelli è alla voce e alla chitarra acustica. Ma oltre ai testi, sono suoi gli arrangiamenti, i suoni, ai quali Agnelli ha lavorato attivamente insieme ai musicisti che all’interno degli Afterhours si distinguono per il talento straordinario unito ad una personalità sonora ben definita che, all’interno di un progetto, bisogna assecondare e sottolineare.

Con gli Afterhours abbiamo dei musicisti di alto livello. La libertà che ci ho messo è anche la libertà di non prendere in considerazione il valore degli altri a tutti i costi, ma di partire in una cosa da zero, completamente da zero.

Se il cantato nel progetto Afterhours è sempre stato centrale, nel disco solista è lo studio completo della voce ad averne quasi l’esclusiva. Ama il prossimo tuo come te stesso è anche la riconquista della voce, come strumento prezioso, all’interno di uno spazio sonoro. 

Ho scelto di fare questo disco con delle sonorità che comunque mi appartengono e appartengono, in qualche modo, anche agli Afterhours. Ho scelto di metterci dentro tutto questo perché non volevo fare un disco di rottura con quello che ho fatto in passato, ma di continuità.  Però libero, questa è la cosa principale.

Autore, interprete e co-produttore di tutti i brani dell’album, Manuel ha suonato la quasi totalità degli strumenti presenti nelle varie tracce. A lavoro quasi ultimato ha, poi, coinvolto celebri nomi come quello di Tommaso Colliva, Guido Andreani, Giovanni Versari, Lorenzo Olgiati (fondatore insieme a lui dei primi Afterhours), Rodrigo D’Erasmo, Fabio Rondanini, Daniele “il Mafio” Tortora, Frankie e DD dei Little Pieces of Marmalade, Vaselyn Kandinsky…tutti artisti che hanno impreziosito un disco che segna una svolta importante. 

Che cosa succederà allora agli Afterhours? La risposta a questo interrogativo, in realtà, è la conseguenza della risposta alla domanda seguente: Che cosa rappresenta un album solista per Manuel Agnelli? Seguire un istinto, assecondare un’urgenza creativa, dare sfogo ad un qualcosa di intimo e personale. 

Questo con gli Afterhours non poteva accadere perché loro rappresentano un progetto e, in quanto tale, un progetto necessità di essere programmato. Un progetto non è istintivo e diventa difficile fare una cosa programmata che abbia una vita interessante.

Per questo motivo abbiamo fatto dei dischi ogni quattro, sei anni quando avevamo qualcosa da dire, veramente. Quindi, quando avremo qualcosa da dire, faremo sicuramente un altro disco. Potrebbe essere tra venticinque anni, per esempio, quando io ne avrò ottantuno.

Dieci i brani e un titolo che, concettualmente, li raccoglie tutti. Una massima storica conosciuta in tutto il mondo, una citazione di cui Manuel si appropria finalmente senza royalties. Un titolo di un’attualità allucinante. Ama il prossimo tuo come te stesso è una chiave di lettura per quei pezzi che, in un modo o nell’altro, sono tutte storie d’amore.

Dieci racconti in cui la parola amore viene, finalmente, pronunciata senza per forza costruirci intorno dei concetti interessanti per giustificarla.

Nei testi la parola amore non è messa in posti strani, è messa dove deve essere. E dove c’è, non è scontata. Ma questa cosa la impari con l’età.

Tutti e dieci i brani sono meravigliosi. Ne citerò solo alcuni, tra cui la title track che è un’indagine sulla complessità dei sentimenti umani e sulle relazioni che instauriamo con la realtà che ci circonda: 

che noi cresciamo è una bellissima bugia 

ci appoggiamo un po’ alla nebbia intorno a noi 

E a proposito di questa citazione, Manuel chiarisce:

Niente di provocatorio. In realtà è quasi una liberazione. E’ liberatorio accettare la propria mediocrità. Si sta meglio.

Provocatori sono, invece, i due brani che affrontano la tematica attualissima della guerra. Severodonetsk, per esempio, non parla della guerra in termini geopolitici, bensì riporta il punto di vista di un qualcuno costretto a fronteggiare in maniera passiva una situazione più grande di lui e decide, allora, di mettere in stand-by l’unica cosa che vale la pena salvaguardare, ovvero il proprio cuore.

Una canzone che parla di guerra, ma vuole essere un elogio alla vita.

Guerra e pop corn, invece, è un brano che racconta l’assurdità di essere spettatori della Storia comodamente dal sofa di casa nostra:

si vedrà quando toccherà a noi

per ora gira pure nuda e ridi 

Un brano provocatorio che sintetizza un po’ l’atteggiamento di tutti noi rispetto a quelle cose che rifiutiamo finché non ci succedono direttamente.

Il linguaggio rimane sempre ricco di carattere: diretto, istintivo, elegante. Spicca, in tal senso, il testo di Proci dove tragedia greca e post- modernità convivono. 

Un brano di una bellezza disarmante che, al contempo, ricostruisce il contesto storico della genesi dell’album è Milano con la peste: il racconto di una relazione mai vissuta, mai completamente consumata e, per questa ragione, destinata al per sempre

tanto non sei mai stata 

non puoi finire 

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