Carmen Consoli torna nella sua dimensione più intima dei teatri e lo fa con Amuri Luci – Tour 2025, racconto del disco omonimo, uscito il 3 ottobre 2025.
Questo spettacolo, che sta girando le principali città italiane, da ottobre e fine dicembre 2025, è un tour pensato come un progetto più ampio e ambizioso rispetto a un semplice concerto: un racconto di un viaggio metaforico nel mediterraneo, nelle tradizioni musicali sicule ma soprattutto nella storia dell’artista. Un viaggio ricco di emozioni e di ricordi tra passato, presente e futuro.
La tappa napoletana al Teatro Augusteo
Già dall’apertura del concerto è facile intuire che la performance live a cui stiamo per assistere non sarà solo musicale, ma anche riflessiva, simbolica, intima.
Ad aprire le scene infatti, in realtà a sipario ancora chiuso, è Greta Zuccoli, giovane cantautrice napoletana dalla voce intensa, potente e dolce. Già nota per le collaborazioni con Diodato e Max Gazzè si presenta al pubblico in punta di piedi, poche parole e qualche canzone che lei stessa presenta come intima, come fossero pagine del proprio diario segreto da condividere con il pubblico.
Momento emozionante, intenso che aiuta il pubblico ad entrare in sintonia con l’artista e con quello che a breve succederà sul palco.
Ed ecco che nel silenzio, dopo la breve performance della Zuccoli, il sipario si apre. un telo e una proiezione ci immergono tra le onde del mare. La voce ed il volto di Carmen etereo iniziano un racconto che ci trasporta in Sicilia, come una poetessa che inizia le sue cantiche, le sue odi.
Uno spettacolo, due concerti
lo show viene strutturato in due parti, proprio come fossero diversi atti di un’opera teatrale, con cambio luci, cambi d’abito, di strumenti, di scenografia ecc… La prima parte è interamente dedicata all’ultimo album dell’artista, “Amuri Luci” appunto che dà il titolo al tour, e l’altra più nostalgica, che ripercorre le “anime” più classiche dell’artista, dedicata ai sui 30 anni di palchi e di canzoni autentiche.
I due momenti costruiscono un percorso narrativo ben diverso, il primo legato alle radici sicule, mediterranee, a strumenti e suoni tradizionali ed antichi, il secondo invece legato al cantautorato puro, alle pietre miliari della carriera di Carmen, alla sua forza emotiva arrivando dal pop malinconico alle contaminazioni più rock.
“Amuri Luci”, il racconto di un’identità non solo artistica
Quello che stupisce della prima parte del concerto è sicuramente il virtuosismo sonoro legato alla bravura della cantautrice siciliana, indiscutibile, e dei polistrumentisti che la circondano e la accompagnano con strumenti particolari, tipici della tradizione musicale e che rendono lo spettacolo decisamente diverso dal “solito concerto” a cui siamo abituati.
Sul palco Carmen non è quasi mai sola infatti, ci sono sempre i musicisti che l’accompagnano in tutte le esecuzioni live, come una grande famiglia, quella in cui Carmen ama accogliere lo spettatore, come lei stessa dirà nelle prime parole che dirà dal palco subito dopo la prima parte della performance live che invece viene eseguita tutta d’un fiato, senza fermarsi per perdersi in parole che non siano quelle legati ai brani.
Esegue tutta la track list dell’album ed il pubblico ascolta e osserva in silenzio la cantautrice che dal palco racconta, viaggia e fa viaggiare nelle sue terre, e non solo. Racconta di identità, di popoli, di tradizioni. Dalla sua Sicilia, attraversa il mediterraneo ed arriva fino in Palestina. Scuotendo anime e coscienze.
Non solo suoni e parole
Ma a colpire ancora di più nella prima parte dello show, ciò che sicuramente non ti aspetti, è il fortissimo impatto non solo narrativo ma anche visivo della narrazione.
Proiezioni immersive che avvolgono completamente la scena e a tratti anche il pubblico. un doppio fondale, il primo in movimento che cambia le dimensioni visive della scena come l’otturatore di una fotocamera che ci cambia l’orizzonte visivo. E poi un fondale fisso immenso con un unica proiezione fortemente impattante sull’occhio dell’osservatore.
Visual semplici ma di un impatto devastante, la lava che infiamma, l’acqua che bagna e avvolge un corpo danzante, elementi naturali che richiamano la terra, due cavalli che corrono e giocano, immagine di popoli antichi, richiami ai cortei pro Pal, immagini evocative, suggestive e a tratti anche malinconiche. L’osservatore è pienamente sospeso e trasportato in un silenzio assordante che accoglie tutto quello che gli viene “lanciato” dal palco, suoni, parole, immagini, emozioni.
Una prima parte del live perfettamente in linea con lo spirito dell’album: radici, evocazioni mediterranee e impegno sociale. Arrangiamenti curati, video-fondali, e un impianto scenico molto teatrale e coinvolgente, seppur privo di effetti speciali resta molto intenso e efficace.
Carmen non è quasi mai sola, tra feat e musicisti spettacolari
Anche i featuring presenti nell’album vengono messi in risalto grazie ai visual. Gli artisti che infatti hanno collaborato con Carmen in “Amuri Luci”, sembrano presenti, figure eteree, proiezioni sovradimensionate che si inseriscono sul palco duettando virtualmente con l’artista.
Durante la prima parte dello show, diventa difatti l’esecuzione di questi brani in cui Carmen non canta da sola, tra i momenti più intensi della prima parte del live: “La terra di Hamdis” e “Mamma tedesca”, con la presenza “virtuale” di Mahmood e Jovanotti — che inoltre restituiscono al live un respiro contemporaneo e potente.
Carmen resta sola solo nell’atto centrale dello show, quando metaforicamente vuole forse spogliarsi di tutto e tutti. Resta sola con la sua chitarra ed il suo pubblico, un’unica luce dall’alto che illumina la sua introspezione.
Il momento forse più intimo ed emozionante in cui esegue quelli che tutti riconoscono come i suoi classici: “L’ultimo bacio”, “Parole di burro”, “In bianco e nero”. Una parte dello spettacolo quasi acustica, più raccolta ma assolutamente intensa in cui il protagonista assoluto diventa forse il pubblico.
L’arpeggio e una voce inconfondibile
La seconda parte dello show cambia totalmente le regole del gioco a cui ci siamo abituati nella prima d’ora di ascolto.
C’è addirittura la pausa tra i due atti, sicuramente più simile appunto ad un approccio teatrale che ad un consueto concerto.
C’è il cambio d’abito, non solo della cantautrice ma anche del palco: via le proiezioni, la tradizione, ecc… ma torniamo apparentemente al presente con giochi di luci e semplicità artistica.
Solo apparentemente perché in realtà se “Amori Luci” era il presente artistico, ma un passato narrativo e stilistico, nel secondo atto c’è un presente narrativo ma un passato artistico con la “storia” della cantautrice e uno sguardo alla sua trentennale carriera.
Carmen solo al secondo atto saluto il pubblico, finalmente rompe il silenzio “sonoro” e presente il nuovo viaggio fatto di ricordi e di brani speciali, indimenticabili ed intramontabili. Inizia il percorso da brani lontani, del 1993 come lei stessa ricorda, e resta una sola grande certezza: Carmen è un’artista unica, riconoscibile tra mille, con il suo timbro vocale ed il suo arpeggio
Un concerto, anzi uno spettacolo, “potente, poetico e pieno di bellezza”, capace di coniugare radice popolare, consapevolezza sociale e linguaggio personale, un equilibrio di cui Carmen Consoli sembra fare una cifra stilistica.










