Per SQUALO 2 TY1 richiama Gué e Nerissima Serpe in una traccia che non è semplicemente un sequel, ma sopravvivenza urbana. Un pezzo che sa di strada, di salmastro e di metallo, come se il beat stesso aprisse un varco sotto ai piedi per farci scendere nelle acque profonde del rap italiano. Qui non si galleggia: o sei squalo, o affondi.
Gué: lusso e sopravvivenza da veterano
Si parte con Gué che, come sempre, entra in scena da capobranco. La sua apertura è:
“Il mio primo milione l’ho reinvestito e si è moltiplicato in un container da nove”.
È la poetica del profitto, ma filtrata dall’immaginario criminale-industriale tipico di Gué: niente metafore patinate, solo casse, container e moltiplicazioni che sanno di porto notturno. Qui l’arricchimento non è mai pulito, ma sempre “reinventato” in un ambiente borderline.
La figura dello squalo, per Gué, è un marchio di fabbrica. L’elenco di immagini: Air Max, squama, soldi, Cayman, costruisce un’estetica fatta di lusso sfrontato, velocità e pericolo. La sua narrazione è una giungla marina in cui la cultura pop incontra la malavita.
“Tripla X, no Spielberg, Chiavo al volo, no Tinder”
Basta un doppio riferimento per ribadire la sua distanza dal mainstream romantico, lui resta un tipo istintivo. C’è anche quella cattiveria elegante che solo Gué sa mettere in rima:
“Sangue nell’acqua, non resti a galla. Bitch nuota, Pellegrini”
Una punchline perfetta, che trasforma un riferimento sportivo in una minaccia glaciale, ma con il sorriso tagliente di chi sa di poter giocare con le immagini e col linguaggio.
Nerissima Serpe: il lato oscuro del golfo
Quando entra Nerissima Serpe, il brano cambia densità: non più solo lusso e OG attitude, ma il racconto grezzo di chi la strada la vive ancora come unica via d’uscita o di entrata.
La sua strofa è la più viscerale del pezzo:
“Vivo in un posto di merda dove le sorelle non sono serene / E pensan magari di vendere il rene oppure il sedere”
È un’immagine sociale forte. Serpe non edulcora nulla: restituisce la durezza dei contesti dove la disperazione diventa economia parallela. In mezzo a questo buio, lui cresce come predatore, pronto a attaccare chiunque lo sfidi:
“Non puoi sparare allo squalo, brodie, tu non sei Brody”
evocando Lo Squalo di Spielberg per ribadire che qui il vero mostro è lui.
Nerissima Serpe ha una presenza magnetica: la sua scrittura è un mix di degradazione e visione, che rende ogni suo verso un piccolo cortocircuito.
Il mantra: essere squalo
Il ritornello, ripetuto in loop come un’ipnosi, non è solo un hook: è un codice di sopravvivenza.
“Devi essere squalo”
È la filosofia che regge tutta la traccia: nel mondo descritto da Gué e Serpe, vivere significa affilare i denti, muoversi continuamente, fiutare il sangue nell’acqua prima degli altri. Essere predatori, non prede.
TY1 lo incornicia con un beat che sembra pulsare come un sonar: minimale, oscuro, a tratti claustrofobico. Una produzione che non invade mai le voci, ma le sostiene come se fosse davvero un fondale marino notturno, pieno di correnti e di minacce.
“Riportiamo questa roba in strada dove è nata”
È un gesto quasi nostalgico: il rap, per TY1 e i suoi compagni, non è nato nei loft, negli studi lucidi o nelle playlist patinate. È nato fuori. Tra cemento, parcheggi, parchetti, motorini e luci al neon.
È lì che lo squalo torna a casa.










