Il 25 novembre non è solo una data sul calendario: è un monito, un giorno per ricordare che la violenza contro le donne non è un fatto privato, ma una problema sociale che non riguarda solo le donne e che sempre più spesso è importante denunciare, ricordare, sensibilizzare.
La cultura, e in particolare la musica, ha un ruolo potentissimo in questa battaglia.
Artisti e artiste che da sempre trasformano paure, rabbie e storie di dolore in note e parole, hanno il dovere di farsi testimoni e parolieri di un unico pensiero “non una di meno” che sempre di più non deve essere solo uno slogan, ma una realtà. La musica diventa un megafono per chi altrimenti non avrebbe voce, le parole sono importanti più dei gesti, e mai in questo caso, è l’unica certezza!
Non vogliamo che quest’articolo sia una lista di canzoni scritte per sensibilizzare al problema, ne trovereste mille così, o peggio basta fare una ricerca e Chatty ve ne tira fuori un bel po’.
Proviamo insieme a capire invece quale può essere il valore mediatico sul tema, cosa può e deve fare la differenza in un sistema culturale così complesso.
Numeri che fanno male, la voce trema quando non è rotta
Inutile parlare di musica, di canzoni, di messaggi e di sensibilizzazione senza guardare alla realtà dei numeri: la violenza di genere non è un fenomeno marginale, bensì una ferita strutturale, sempre più forte, sempre più allarmante.
Secondo l’Istat, circa il 31,9% delle donne italiane tra i 16 e i 75 anni ha subito almeno una violenza fisica o sessuale nel corso della vita, pari a circa 6,4 milioni di persone. Di queste, il 5,7% ha subito stupri o tentati stupri, e gli autori sono spesso partner o ex partner. Inoltre, i dati recenti mostrano un aumento dei cosiddetti “reati spia”: nel 2024, gli atti persecutori (stalking) sono cresciuti del 6%, i maltrattamenti contro familiari e conviventi dell’11-15%, e le violenze sessuali sono aumentate. Anche i numeri e i centri antiviolenza hanno registrato oltre 16 000 segnalazioni nel 2024 (+11,5% rispetto all’anno precedente). – DATI ISTAT –
Numeri agghiaccianti. Ed al prossimo +1 continueremo a pensare: “Potevo essere io…” e la voce trema, ancora una volta.
Il potere (non solo mediatico) di chi la voce ce l’ha ancora
In questo contesto, assume quindi particolare peso la voce di chi vuole andare in una direzione diversa, di chi vuol parlare per chi non ne ha la forza, ma soprattutto per chi la voce non ce l’ha più!
Per questo la voce di chi può, deve essere ancora più forte, la voce dell’arte, della musica in primis, ma anche di qualsiasi fenomeno mediatico che possa con forza portare attenzione al problema e ampliarne la discussione e la percezione, soprattutto per chi creda che il problema sia lontano.
Si pensi ad esempio al bellissimo, tanto quanto crudissimo, podcast “Ogni 72 Ore”, condotto da Daniela Collu, che racconta le storie di 4 donne vittime di femminicidio, ani 5 perché proprio in occasione di questa giornata avverrà la pubblicazione del nuovo episodio legato al caso Matteuzzi. Il titolo del podcast, a cui si lega anche una serie televisiva, non è casuale: in Italia, mediamente, una donna muore ogni 72 ore per mano di un uomo (fa male già così!).
Allo stesso modo importante e fortemente simbolico è stato il momento di apertura della scorsa puntata di X-Factor, 20 novembre 2025, in cui si è scelto uno speciale opening dedicato proprio alla Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne.
L’ospite, Levante, si è esibita su “Gesù Cristo sono io”, trasformando il palco in un’esplosione di dolore e di resistenza. Secondo la stessa Levante, il brano “racconta il grido di una persona che trova la forza di riscattarsi dalla violenza. Vogliamo che questa voce sia speranza per tutte le donne che vivono una situazione di violenza, perché uscirne deve essere possibile”.
Una, nessuna, centomila: l’impegno condiviso dalle piazze alle case
Altro momento importantissimo d’impegno della musica italiana, che mediaticamente ha attirato moltissimo pubblico in molteplici occasioni è stato l’evento: “Una, nessuna, centomila”.
L’evento gratuito è stato proposto più volte in diverse piazze italiane e poi trasmesso anche in radio ed in tv proprio per rendere il messaggio forte e chiaro e per raggiungere quante più persone possibili, con ogni mezzo.
Promotrici dell’evento sono numerose artiste italiane, in primis Fiorella Mannoia, che è stata una delle prime artiste ad aderire e sostenere pubblicamente campagne contro il femminicidio, nonché appunto anche fulcro dell’evento “Una, Nessuna, Centomila”.
Insieme a lei ricordiamo tra le altre Elisa, Giorgia, Emma, Annalisa, Alessandra Amoroso e Gianna Nannini, tra le più importanti cantautrici della musica italiana che da alcuni anni si sono unite per questo progetto comune, con la consapevolezza che l’unione di tante voci forti amplifica la possibilità di cambiamento e la risonanza del problema stesso.
Un problema di genere, non solo di UN genere (femminile)
E se l’evidenza fin qui mostrata ci dice che purtroppo sempre le donne parlano del problema, di fatto abbiamo parlato solo di esempi “femminili” che parlino o abbiano parlato di violenza di genere, di amori dolorosi, di vittime e carnefici.
Ma è doveroso ed importante sottolineare che sempre più spesso a prendere posizione sono anche gli uomini della musica: Tiziano Ferro, Ermal Meta, Marco Mengoni, Fabrizio Moro, Tiziano Ferro, Tommaso Paradiso, sono solo alcuni dei nomi che negli ultimi anni hanno contribuito a spostare il discorso dal “problema femminile” alla responsabilità maschile, sostenendo pubblicamente il proprio impegno, perché la violenza di genere è un problema della società intera, e gli uomini devono esserne parte attiva nella denuncia, nel cambiamento e nell’educazione emotiva.
Insomma qualsiasi sia il nostro genere, ed il nostro ruolo nella società, se siamo artisti, politici, o piuttosto semplici individui pensanti, ancor di più se siamo madri/padri, ecc… in un mondo così complesso, patriarcale ed egoista, noi dobbiamo esser bravi ad estrnare la verità, dobbiamo sempre dire la nostra, esporci e provare a far riflettere ed educare al rispetto del corpo, della libertà di ogni Donna.
Non possiamo pensare che il problema non esiste, o peggio che sia distante da noi. Piuttosto dobbiamo pensare che siamo solo stati fortunat* ed è assurdo pensare che possa essere solo la fortuna e decidere della vita di un individuo!
Perché la musica può fare davvero la differenza
La voce è sempre importante, il silenzio non è mai il modo giusto per comunicare, e la musica tra tutti i canali comunicativi, è il linguaggi o che spesso rende la voce più forte e comprensibili soprattutto grazie ad alcune caratteristiche principali:
- Empatia: una canzone ti fa immedesimare nella storia, ti mette nei panni di chi soffre, ti emoziona.
- Risonanza: testi forti, se ascoltati e condivisi, possono diventare virali, diventare slogan, diventare inni. Arrivare lontano.
- Educazione: non tutti parlano di violenza di genere con sincerità; la musica può aprire dialoghi, fare riflettere, insegnare cose a chi non le conosce.
- Impersonificazione: per chi ha vissuto abusi, ascoltare una canzone che descrive la sua realtà può essere liberatorio; per chi non l’ha vissuta, può essere un invito ad ascoltare, a non ignorare e non giudicare mai!
Non basta un giorno per ricordare, bisogna farlo sempre!
Usare la musica come lente per vedere la realtà è un piccolo gesto che può fare la differenza. Rendere la musica veicolo di sensibilizzazione su queste tematiche resta un modo molto potente per raggiungere un pubblico giovane che spesso è ignaro, o pensa che certe questioni non lo riguardino.
La violenza sulle donne continua purtroppo, ma anche la musica e tutti noi dobbiamo continuare a testimoniare, a denunciare, a dare speranza per cambiare qualcosa. Tutto deve far rumore, tutto può e deve portare attenzione ad un fenomeno così doloroso e diffuso.
La musica e le parole sono potenti, aiutano a capire e conoscere, e sono potenti tanto quanto l’ascoltatore che ricerca nella musica identità, speranza e supporto.










