“Gallerie Sonore” con Boosta, quando l’arte incontra il beat

da | Nov 22, 2025 | #Cromosomiintour

Boosta a Napoli con Gallerie Sonore un progetto che unisce musica ed arte, in ogni sua forma

Eccoci alla seconda edizione del progetto, Gallerie Sonore, il progetto di sound art nato da Gallerie d’Italia in collaborazione con Davide “Boosta” Dileo, pianista dei Subsonica, produttore dall’anima elettronica e molto altro. Un progetto che trasforma i luoghi museali delle Gallerie d’Italia in palchi e le opere in amplificatori di emozioni.

In ogni sede della fondazione, in 4 città italiane, il pianista incontra svariati artisti storici e/o contemporanei, affiancando le opere d’arte con la propria musica sperimentale. Nelle sale silenziose museali succede qualcosa che somiglia a un piccolo cortocircuito creativo: i luoghi d’arte si fondono con la sua arte musicale che abbraccia ed esalta le opere esposte.

L’idea del progetto è semplice solo in apparenza: Boosta suona dialogando con gli spettatori ma anche con i quadri e le sculture come fossero musicisti aggiunti.

Le scelte di Dileo: 4 opere narranti, 4 canali sensoriali differenti

In questa seconda edizione del progetto nel viaggio tra le Gallerie d’Italia, Dileo non è solo, è accompagnato da Francesca Sandroni che con la sua voce e con alcuni elementi musicali, sottolinea diversi momenti dell’esibizione.

I due protagonisti non sono su di un palco questa volta, ma sono al centro delle sale scelte per le performance, con intorno il pubblico.

Le opere che Davide Dileo sceglie da portare in “scena” sono 4, ognuna legata ad una delle città dove si è svolto l’evento; Caravaggio con “il martirio di Sant’Orsola” è la scelta napoletana, poi prosegue con le ceramiche della collezione delle Gallerie di Vicenza, in particolare soffermandosi sul mito di Dionisio, un Dio bizzarro, simbolo di sregolatezza. Poi si procede con la fotografia, attingendo dagli archivi storici di Publi-foto sede nelle Gallerie d’Italia di Torino, da cui Boosta sceglie una foto storica di Mina, sua cara amica. Ed infine si arriva alla scultura, il cui simbolo sarà Arnaldo Pomodoro, le cui opere sono conservate nelle Gallerie di Milano

A Napoli va in scena l’incontro tra Dileo e Caravaggio

L’esperienza Napoletana di Gallerie sonore si è svolta ieri, 21 novembre, presso le Gallerie d’Italia, a Napoli in pieno centro, sulla via più commerciale e turistica che si affaccia sui quartieri spagnoli. Ebbene entrati nella storica sede, il rumore cittadino resta fuori come fosse lontanissimo, e ci si immerge in un luogo magico, in un’atmosfera silenziosa e avvolgente.

Arrivati nella sala napoletana, bellissima, rigorosa, dai soffitti altissimi ed illuminazioni suggestive, si capisce subito che l’arte, in tutte le sue forme sarà centralità indiscussa. Al centro della sala c’è infatti un unico tavolo “magico” con tutti gli strumenti, ed intorno le sedie per gli spettatori.

Sarà il “contorno” a rendere l’atmosfera viva. Non a caso la prima performance dell’esibizione si apre con un battito cardiaco.

Il battito cardiaco accompagna proprio la prima opera, quella di Caravaggio. Da  qui parte il viaggio sono e cinestetico. Davide con poche parole introduce le opere e ne spiega il processo creativo da cui è partito ma poi si lascia spazio ai suoni.

Inutile dire che il risultato è molto più di una performance; è una vera esperienza sinestetica in cui la potenza visiva di Caravaggio – ferma, ipnotica, quasi scultorea – si intreccia con l’elettronica di Dileo che scorre, pulsa, si muove. Una staticità piena di significato che incontra un dinamismo altrettanto mistico. Ne nasce un paesaggio emotivo in cui la luce del maestro seicentesco vibra sulle frequenze dei synth.

Frammenti e rovine

Sul fondo della sala un unico grande monitor su cui si susseguono loop visivi che riprendono l’opera, oggetto della composizione, che però puntualmente si sgretola lasciando spazio ai suoni.

I frammenti sono un altro grande protagonista della serata, frammenti sonori e visivi, pezzi di un puzzle che ognuno ricostruisce a suo modo perché come ripete Dileo, ognuno interpreta ciò che vede e che sente con la propria sensibilità ed è questa la vera chiave di lettura di tutto, farsi delle domande, insinuare dei dubbi, avvicinarci a mondi diversi per capirne, ognuno a suo modo, i trascorsi così da tirarne fuori emozioni e nuove conoscenze.

Boosta, anche quando non è un opera protagonista sul led-wall, sceglie un background in loop di rovine di palazzi, frammenti volanti, forse simbolo di guerre emotive e pensieri che si liberano scatenando loop mentali da cui è difficile uscire.

Linguaggi comunicativi diversi per un obiettivo comune

Davide Dileo, prima di accompagnarci nel viaggio, spiega al pubblico che l’idea è stata quella di scegliere delle opere, una in ogni sede delle Gallerie d’Italia appunto, e tradurle in musica, secondo la sua sensibilità e seguendo le ispirazioni provenivano da quell’opera. Sensibilità ed ispirazione che è diversa in ogni individuo e per questo rende il viaggio ancora più speciale, intimo ed emotivamente valido.

Nel tessuto musicale di ogni sequenza Dileo si appunta parole, simboli, note, segue delle linee guida che partono dall’opera appunto ma poi improvvisa, rendendo ogni performance diversa. Il tessuto narrativo è quindi un intreccio condiviso di arte, musica e pensieri.

Non a caso le 4 opere scelte per le performance appartengono a 4 mondi diversi dell’arte: pittura, ceramica, fotografia e scultura. A questi 4 canali comunicativi si aggiunge sapientemente quello sonoro e musicale che guida, accompagna e attiva processi sensoriali differenti ma con un unico obiettivo, portare lo spettatore in luoghi nuovi ed aprire nuove porte, del cuore, della mente e degli occhi.

Un progetto che unisce quindi le arti in tutte le loro forme — grafiche, visive, sonore, sperimentali — comunicando su più livelli sensoriali. L’arte non è più un oggetto da guardare a distanza, ma un’esperienza immersiva che avvolge e invita a rallentare, respirare, sentire. Una sorta di meditazione contemporanea in cui musica, pittura, scultura e architettura si fondono in un unico racconto capace di suscitare emozioni e pensieri.

Le altre opere narranti: il mito di Dioniso

La scelta di Dioniso è introdotta così dal protagonista sonoro: < è il Dio che più di altri simboleggia la natura di noi artista, musicale soprattutto, il Dio dei rave > (e poi se la ride).

Per questa collezione di ceramiche di cui riprende appunto un anfora con il mito di Dioniso, sceglie come re-interpretazione sonora il primo singolo della storia, il primo brano musicale che è arrivato a noi, l’Epitaffio di Sicilo, risalente all’antica Grecia, datato tra il II secolo a.C. e il II secolo d.C.. Si tratta di un brano musicale completo con testo e notazione musicale che Davide rielabora e di cui Francesca recita i versi in greco antico. Wow!

Le altre opere narranti: la fotografia di Mina

Si arriva poi al momento del brano legato alla scelta della fotografia di Mina, foto scelta nell’archivio delle gallerie di Italia torinesi.

Il racconto legato a questa scelta apre un momento fatto di ricordi, divertente e al contempo emozionante. La foto d’epoca in bianco e nero ritrae infatti, una delle più grandi ed indiscusse artiste italiane, di spalle, non elemento centrale delle foto, che guarda il pubblico. Un pubblico di volti orientali, che ascolta la sua voce ad un concerto in Giappone.

Da lì un racconto di Boosta personale che ricorda il suo rapporto con Mina, la fortuna di incontrarla e di scrivere per lei alcune canzoni, ma parla anche dell’esperienza con i Subsonica in Giappone, la gaffe di Samuel con quel pubblico così educato, che fa sorridere tutti.

Ma soprattutto questa foto ed il componimento che ne deriva, per Boosta sono simbolo di tramonti ed albe, di elementi (sonori) in fade in e fade out, di ascese e discese, proprio come quelle di un icona che perde la propria identità ma entra in uno scenario collettivo e condiviso, di un’icona che sceglie da simbolo indiscusso di tornare ad essere “sola” e nascosta per ritrovare identità. Nel brano la voce di Mina è protagonista, ma non per la sua estensione vocale o per la sue armoniose melodie, bensì quella voce si trasforma in un pezzo non melodico, ma frammentato, dove ogni sonorità è una sillaba estrapolata e rielaborata, ritmica e a tratti dissonante.

Le altre opere narranti: la scultura di Pomodoro

Si chiude con la scelta milanese, quella legata ad Arnaldo Pomodoro. Si parte da una sua opera esposta a Milano, una delle sue sfere e di cui infatti si vuole esaltare l’Importanza delle geometrie ma soprattutto l’importanza che Pomodoro da alle proprie riflessioni, alle domande che ci si pone, all’importanza del dubbio.

L’artista diventa così un elemento protagonista ma fragile, anche lui un po’ frammentato, pieno di dubbi, un individuo empatico e sensibile che si pone domande, proprio come l’intervista di pomodoro, voce narrante nell’ultimo componimento, tra incertezze e debolezze.

Presente e passato: Davide Dileo si ascolta, l’arte si osserva, Boosta riecheggia

Dileo costruisce un tessuto sonoro che non invade, ma accompagna. Non “commenta” le opere: le ascolta, ci dialoga. Ci sono piccole pianole, certo, con armonie sospese e malinconiche, ma ci sono anche texture elettroniche sottili, glitch, riverberi quasi liquidi che sembrano uscire dalle pareti delle sale maestose in cui si esibisce.

È un’ambient music che ha qualcosa di contemplativo, tensione futuristica ponte tra la storicità e la staticità dell’arte e dinamismo dei ritmi elettronici e melodici, che risuonano nella stanza.

Ma è proprio dall’ascolto attento che naturalmente per gli affezionati emerge il Boosta subsonico, il re del “mollone” che da oltre trent’anni mette divertimento e sperimentazione del tessuto narrativo che da sempre caratterizza le produzioni dei Subsonica.

E per chi conosce la band torinese, le risonanze sono evidenti: i pattern ritmici minimal ricordano le architetture di “Microchip Emozionale”, le atmosfere più rarefatte fanno pensare alle sperimentazioni di “Amorematico”, mentre certe progressioni armoniche rimandano alla sensibilità melodica degli album più recenti, fino ad arrivare a “Radio Mogadiscio”.

L’arte, in senso ampio, come momento intimo, di ricerca interiore e di sperimentazione condivisa

Ma se la vera forza di questo progetto sta nel riportare i giovani dentro i musei non come visitatori distratti, ma come partecipanti attivi, direi che l’esperimento riesce benissimo, e la scelta di scegliere proprio Dileo come traghettatore delle anime, è assolutamente la migliore possibile. Boosta, sensibilità artistica, spirito libero, ironico e coinvolgente, icona comunque di una generazione danzante e pensante tra club e palazzetti.

Gallerie Sonore è quindi una scommessa vinta: un ponte tra passato e futuro, tra estetica barocca ed elettronica, tra il silenzio del museo e il ritmo della città. Un progetto che parla ai giovani (e non solo) senza banalizzare, dimostrando come la contaminazione autentica possa ancora sorprendere.

È come un laboratorio segreto in cui Dileo distilla idee che tornano trasformate nel pubblico, intrecciandosi con l’emotività di ciascuno e con l’arte che fa da “splendida cornice”. L’osservatore non è più solo ma vive l’esperienza con altri, immersi insieme in opere che coinvolgono più sensi. Tra l’atmosfera magica che crea un opera artistica (di qualsiasi tipo), realismo puro e quasi “invadente” nello spazio intimo ed emozionale, i suon di Davide Dileo e Francesca Sandroni accompagnano l’osservatore che diventa ascoltatore e si lascia trasportare, coinvolgere.

Allora intanto corriamo nei musei e nel frattempo attendiamo il prossimo anno per un nuovo incontro, si spera. Parola di Boosta.

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