“Nino. 18 giorni” e cosa resta di Napoli

da | Nov 12, 2025 | News

“Io la parola riscatto la vorrei comprare e fare sparire per sempre” Così Gaetano, detto Nino, D’Angelo, conclude il suo intervento al termine della proiezione del biopic Nino. 18 giorni che lo vede protagonista. Cosa resta di Napoli? Un documentario affettuoso e malinconico dove attraverso gli occhi del figlio Toni, alla regia della pellicola, ripercorriamo […]

“Io la parola riscatto la vorrei comprare e fare sparire per sempre”

Così Gaetano, detto Nino, D’Angelo, conclude il suo intervento al termine della proiezione del biopic Nino. 18 giorni che lo vede protagonista.

Cosa resta di Napoli? Un documentario affettuoso e malinconico dove attraverso gli occhi del figlio Toni, alla regia della pellicola, ripercorriamo la storia del cantautore napoletano e di quello che lui stesso all’età di 68 anni non vuole più chiamare riscatto.

Facendo questo lungo salto nel passato di circa novanta minuti assistiamo a dialoghi tra Nino e Toni, dove il regista cerca di recuperare simbolicamente i 18 giorni di separazione tramite i racconti dell’infanzia del padre che hanno come sfondo proprio i vicoletti di San Pietro e Casoria, quartieri dove il cantante è cresciuto.
Non mancano estratti di repertorio relativi alle prime esibizioni di Nino, così come scene del suo ultimo tour.

La storia di Nino D’Angelo si intreccia e prende forma insieme a quella della città che gli ha dato i Natali e che da sempre è uno dei teatri più caratteristici al mondo: Napoli.

L’intera pellicola si sviluppa sul senso di appartenenza di Nino al popolo, la riconoscenza reciproca del bene che si è donato. Da una parte con quarant’anni di canzoni, dall’altra con chi ha permesso ad un ragazzino di periferia di “tenere le case di proprietà“, espressione che lui stesso usa e che nell’immaginario napoletano rappresenta l’agio economico al suo apice.

Questo stesso senso di appartenenza è quello che fa sì che Nino, impegnato in uno spettacolo a Palermo, possa vedere il primogenito Toni solo 18 giorni dopo la nascita.
“Se avessimo interrotto il tour la gente non mangiava” risponde interrogato sul distacco durante la conferenza.
Ma dopo tutto questo tempo, cosa resta di Nino? E cosa resta di Napoli?

Nino D’Angelo è stanco di sentir parlare di riscatto, così come lo sono i napoletani.
Lui, da sempre ridimensionato a cantante popolare nonostante riempisse i teatri di tutta Europa, che vedeva mozioni della lega per far inserire i sottotitoli durante le sue esibizioni a Sanremo, ora sembra quasi infastidito dalla rivalutazione che il mondo della musica ha avuto nei suoi confronti. Elevato a maestro e icona, lui dice di non aver fatto nulla di diverso, di essere rimasto uguale.

Così come Napoli è sempre stata lì, ricoperta da una nebbia di pregiudizio che nascondeva il volto tragicomico della città, solo ora esaltata nel folklore lasciando in secondo piano la natura di una città che si è fatta da sola, facendo esplodere turismo e mercificazione, allo stesso modo il cantante “scugnizzo” rifiutato anche dalla stessa gente di Napoli è stato riscoperto autore e musicista, pronto per essere consumato in tutto il mondo.

E quindi alla fine cosa resta di Nino?

Un uomo di 68 anni a cui brillano gli occhi parlando con i giornalisti del fatto che le per l’epoca “nu jeans e na maglietta” fosse un atto rivoluzionario nella scena della canzone napoletana fatta di scippi, tradimenti e guappi di quartiere.
Nino, come Napoli, è cambiato: a lui non interessa più essere quello che ce l’ha fatta – quei tempi sono andati, ora a Nino interessa soltanto della sua famiglia e del suo pubblico, e sentendolo parlare non risulta difficile capire che per lui sono la stessa cosa.

A cura di Antonio Leone

La Playlist di Cromosomi