Andrea Laszlo De Simone e il racconto dell’invisibile: dentro “Una lunghissima ombra”

da | Ott 17, 2025 | Recensioni album

Siamo stati al preascolto di Una lunghissima ombra, il nuovo album di Andrea Laszlo De Simone. Più che un album, un viaggio da vivere e attraversare, dove il confine tra personale e universale si dissolve, in una dichiarazione di fragilità davanti ai meccanismi astrusi dell’universo

Una stanza enorme con al centro una gabbia esagonale. Buio totale, solo qualche leggera nube di fumo artificiale illumina l’aria. Dieci persone si siedono o si sdraiano su puff disposti a terra, senza telefoni né apparecchi elettronici, e per 67 minuti il mondo sembra ruotare su un asse diverso. È l’evento di pre-ascolto di Una lunghissima ombra, il nuovo album di Andrea Laszlo De Simone, in uscita il 17 ottobre da 42 records. Ogni canzone viene accompagnata da un percorso visivo immaginifico: ci sono le montagne, la nebbia, i palazzi, il sole che sorge e le foglie d’autunno che si staccano dai rami.

Fin dai primi minuti di ascolto Una lunghissima ombra afferma con decisione di non essere un disco che si ascolta in maniera distratta, ma che si vive, che si attraversa. De Simone si presenta con un’opera ex temporanea, misurabile solo col vissuto di ognuno, con le ferite, le gioie e le ombre che ogni vita accumula. Il confine tra il personale e l’universale è labile, fino a dissolversi, diventando invisibile: il disco parla di sé, ma parla anche del mondo e di chi ascolta. A testimoniarlo, le lacrime che solcano i volti di molti che si approcciano all’album per la prima volta.

L’artista si destreggia – con la leggerezza di chi sa di saperlo fare – in una miscela di visioni: tra elettronica, archi predominanti e mai stucchevoli, fiati, cori e un’anima pop-cantautorale retrò, in cui ogni elemento si intreccia al seguente naturalmente, senza orpelli di troppo. 

Andrea Laszlo De Simone e l’intimità corale di Una lunghissima ombra

“Se c’è qualcuno che non ha paura io prego mi soccorra”, canta ne “La notte”, in un’ammissione di fragilità davanti alla grandezza dell’universo. Che prosegue in “Colpevole”, quando il cantautore affibbia responsabilità al respiro, alla bocca, agli occhi, all’amore, per poi scagionare tutti e addossarsi, immerso in un canto corale quasi contrapposto all’onda di disperazione che racconta.

Una lunghissima ombra non è un disco facile: si presenta denso, a tratti pretenzioso. Ma De Simone sembra consapevole del rischio: è proprio nella stessa complessità che trova la sua pace. Il che fa dell’album un prodotto contrario all’ascolto compulsivo e disimpegnato, piuttosto pensato per l’immersione in un tempo altro, in uno spazio astruso, da cui la quotidianità sembra una visione remota e irraggiungibile.

Andrea Laszlo De Simone – artista da sempre difficile da “etichettare” – espande la sua visione, sfidando chi ascolta a non restare in superficie, ancora una volta.

“Non ho capito e niente so”, canta in “Aspetterò”, in una dichiarazione di intenti chiara e limpida. Non ci è dato sapere niente di questo universo e dei suoi meccanismi, dunque non ci rimane altro che tastare tutto quello che ci contorna. Tentare di rendere tangibile l’intangibile, di raccontarlo. “Vivo pienamente in preda delle emozioni” racconta De Simone, e Una lunghissima onda è un’ammissione di mortalità davanti all’onnipotenza del mondo e delle sue logiche, con la consapevolezza, però, che essere terreni vuol dire poter sfiorare, parlare, ascoltare, cantare. E forse è proprio questo il senso ultimo.

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