Alla ventesima edizione della Festa del Cinema di Roma (15–26 ottobre 2025), la musica non è un semplice accompagnamento: è voce narrante, forza emotiva, cuore pulsante delle storie. Il festival di quest’anno accende i riflettori su film – tra documentari e fiction – che raccontano il legame profondo tra artista e scena, tra musica allo stato puro e trasformazioni personali.
Ad aprire questa sezione musicale, giovedì 16 ottobre, sarà “Willie Peyote – Elegia sabauda” di Enrico Bisi (Teatro Olimpico Acea): un’autonarrazione ironica e pungente in cui il rapper torinese si mette a nudo tra parole, politica e poesia urbana.
Nello stesso giorno, al Teatro Studio Gianni Borgna, “Yes” di Nadav Lapid intreccia jazz, arte e inquietudine urbana in un racconto sospeso, in cui i protagonisti navigano tra ambizioni, ideali e realtà.
Ritratti d’autore: Buckley, Allevi, Brunori, Gaetano
Si comincia venerdì 17 ottobre alle 20:30 al Teatro Olimpico Acea con “It’s Never Over, Jeff Buckley” di Amy Berg: un viaggio toccante nella vita del cantautore statunitense, scomparso prematuramente nel 1997, immerso nel fermento culturale della New York tra anni Ottanta e Novanta.
Il giorno successivo, sabato 18, la Sala Sinopoli accoglie “Allevi Back to Life” di Simone Valentini, che racconta il ritorno di Giovanni Allevi dopo una lunga assenza dalle scene. Un film intimo, che attraversa malattia, rinascita e il bisogno profondo di riconnessione con il pubblico.
Domenica 19, alle 21:15, sempre in Sala Sinopoli, sarà la volta di “Brunori Sas – Il tempo delle noci” di Giacomo Triglia: un ritratto biografico che prende il titolo dal brano presentato da Dario Brunori a Sanremo 2025 e ripercorre il suo percorso artistico, tra canzoni e cambiamenti interiori.
Tra gli omaggi più attesi, “Rino Gaetano – Sempre più blu” di Giorgio Verdelli (21 ottobre, Teatro Olimpico) ricostruisce l’universo visionario del cantautore calabrese attraverso materiali d’archivio inediti, testimonianze intime e voci di artisti come Brunori Sas, Cocciante e Shel Shapiro. Un racconto che restituisce l’ironia e la profondità di una voce ancora sorprendentemente attuale.
Intrecci tra opera, memoria e identità
Giovedì 16, al MAXXI, “La forza del destino” di Anissa Bonnefont propone una rilettura potente e contemporanea dell’opera di Verdi, ambientata in una zona di conflitto. La lirica, qui, è specchio di urgenze moderne.
Mercoledì 22, al Teatro Olimpico Acea, “Andando dove non so. Mauro Pagani, una vita da fuggiasco” di Cristiana Mainardi apre le porte sul mondo del celebre musicista italiano, tracciandone la traiettoria emotiva e artistica, tra ferite e ispirazioni.
Il 23 ottobre, in Sala Petrassi, “Deux pianos” di Arnaud Desplechin porta in scena un’elegante storia di passione e destino, in cui un giovane pianista si confronta con i fantasmi del passato, tra melodie, rimpianti e desideri.
Venerdì 24 ottobre, al MAXXI, “Easy to Love – La vera storia di Massimo Urbani” di Paolo Colangeli omaggia uno dei più grandi sassofonisti jazz italiani, attraverso ricordi e testimonianze che raccontano il jazz romano tra anni ’70 e ’90.
Sempre il 24, al Teatro Studio Gianni Borgna, “Malavia” di Nunzia De Stefano dà voce a Sasà, tredicenne napoletano che sogna il rap come via di riscatto per sé e per la madre. Un film crudo e tenero allo stesso tempo.
Domenica 19, in Sala Petrassi, California Schemin’ di James McAvoy racconta la parabola ironica e dolceamara di un duo scozzese che si finge americano per inseguire il sogno hip-hop. Un film sull’identità, l’ambizione e le illusioni che ci muovono.
Oltre il documentario: performance, concerti, esperienze
Sabato 25, al MAXXI, “Tutta vita” di Valentina Cenni ci porta dietro le quinte con Stefano Bollani e il suo ensemble jazz, tra prove, improvvisazioni e incontri musicali che svelano l’anima collettiva di un concerto.
A chiudere il ciclo, sempre il 25 ottobre, “La chitarra nella roccia – Lucio Corsi dal vivo all’Abbazia di San Galgano” (Sala Sinopoli) trasforma le rovine toscane in palcoscenico onirico: un live che è anche visione, sogno a cielo aperto.










