20 anni senza Federico Aldrovandi: una riflessione (in musica) di una vittima dello Stato

da | Set 25, 2025 | News

Federico Aldrovandi non c'è più da ormai 20 anni. Il ricordo è un imperativo morale: Cromosomi lo fa in musica, una sua grande passione.

È stato morto un ragazzo, venti anni fa. Federico Aldrovandi non c’è più, da ormai due decenni.

Federico era un ragazzo di 18 anni, che stava finendo le scuole superiori. Era una ragazzo semplice, che faceva arti marziali. Era una ragazzo che andava a ballare il sabato sera, con gli amici.

Quel maledetto 25 settembre 2005, Federico era appena tornato da una serata alla discoteca Link di Bologna, un vero e proprio locale cult nel capoluogo emiliano. Era con i suoi amici, si era divertito, aveva ascoltato la musica, aveva ballato.

Erano le 5 di mattina, quando Federico ha chiesto di scendere dalla macchina dei suoi amici, che lo stavano riportando a casa sua, a Ferrara, a nemmeno un km dall’abitazione. Voleva prendere aria, voleva fare una passeggiata.

Poi, l’incontro con le persone che l’hanno ucciso. Come hanno detto le sentenze, molti anni più tardi, “se Federico non avesse incontrato quei quattro agenti sul suo cammino, quella sera, sarebbe ancora qui con noi“. Ma, come si dice tante, troppe volte, “era nel posto sbagliato al momento sbagliato“.

Federico è stato assassinato dagli operatori delle forze dell’ordine Enzo Pontani, Luca Pollastri, Paolo Forlani e Monica Segatto. La motivazione? Wikipedia dice testualmente “nessuna“. Federico è stato pestato, disarmato, da quattro agenti. Due manganelli si sono rotti. Sul corpo del ragazzo sono state riscontrate 54 lesioni ed ecchimosi, segni di trascinamento sulla parte, lo schiacciamento dei testicoli. E l’autopsia, mesi dopo, dirà che Federico è stato ucciso non solo dalla botte, ma anche e soprattutto dagli agenti che, nonostante le sue grida di aiuto, hanno continuato a sedersi sopra di lui. Lo hanno soffocato. Lo hanno picchiato. Lo hanno sfregiato.

Lo hanno sfregiato anche nell’anima, tra un “gliene abbiamo date tante” a un “l’abbiamo bastonato di brutto“.

Federico non c’è più, da 20 anni. Ucciso dalla polizia, dai carabinieri, dalle forze dell’ordine, dallo Stato, da quei politici che lo hanno etichettato solo come un “drogato“, un “violento“, un “pazzo“, da coloro che hanno nascosto e taciuto la verità per anni, da coloro che hanno negato giustizia ai suoi genitori, Lino Aldrovandi e Patrizia Moretti.

Federico non c’è più, da quel 25 settembre 2005. E se n’è andato via da solo.

Ma noi continuiamo a portarci appresso il suo ricordo, perché niente del genere possa succedere mai più. Ogni anno Federico viene ricordato con la musica, una delle sue grandi passioni. Musica che, da quel 25 settembre 2005, è cambiata. Aldro ha lasciato un segno anche su questa. E alcune canzoni, anche se precedenti alla data della sua morte, hanno tutto un altro significato.

1- Lo Stato Sociale – “Abbiamo vinto la guerra”


“Ma chissà se è vero il trambusto che si sente,

quando un paese applaude con lo sfollagente,

e Federico se n’è andato via da solo“

Lo Stato Sociale, formato da persone praticamente coetanee di Federico, si è sempre contraddistinto per il suo impegno per la sua causa. In un album del 2012 come “Turisti della democrazia”, quando ancora si discuteva sul caso di Stefano Cucchi, non è scontato trovare una traccia del genere. Una canzone che hanno portato ovunque, dal Festivalone del Primo Maggio fino alla festa per il compleanno di Aldro, nella sua Ferrara.

2- Modena City Ramblers – “La luna di Ferrara”

“Mamma, anche il dottore c’ha pensato due volte

prima di firmare il mio certificato di morte,

qualche piccolo dubbio sul torace schiacciato,

per quei segni sul collo e il manganello spezzato“

Un brano in cui è i Modena City Ramblers si fanno megafoni di Federico, fra tutte le sue paure, il suo dolore, la sua voglia di vivere i suoi 18 anni che, però, “sono stati fatti a pezzi per strada“.

3- Fabrizio De Andrè – “Un blasfemo”

“Non mi uccise la morte, ma due guardie bigotte,

mi cercarono l’anima a forza di botte“

Un canto senza tempo, quello di Fabrizio De Andrè, che per molti giovani ha assunto una spaventosa concretezza dopo quel 25 settembre 2025. Perché no, la brutalità poliziesca non è una novità, non è nata col G8, con i Black Block, con i centri sociali: c’è da quando ci sono le autorità, che hanno insita nel loro corpo la violenza e l’uso della forza.

4- Rage Against The Machine – “Know your enemy”

“Something must be done

about vengeance, a badge and a gun“

Influenzati e fortemente colpiti dai disordini di Los Angeles del 1992 e dal caso di brutalità poliziesca che si è abbattuto su Rodney King, i RATM hanno scritto nero e bianco che no, la polizia non può rimanere impunita. Nemmeno lei. Soprattutto lei.

5- Bruce Springsteen – “The Ghost of Tom Joad”

“Now Tom said, ‘Mom, wherever there’s a cop beatin’ a guy,

wherever a hungry new born baby cries,

where there’s a fight against the blood and hatred in the air,

look for me Mom, I’ll be there‘”

Dieci anni prima della morte di Federico, The Boss scriveva questa strofa, ispirandosi a Tom Joad, il protagonista del romanzo di John Steinbeck “Furore”. Parlava di immigrati, di differenze fra ricchi e poveri negli Stati Uniti del secolo scorso, ma in queste parole si respira anche la storia di Aldro.

Tanti altri artisti hanno dedicato i loro brani, i loro video, i loro album a Federico. Un ragazzo di 18 anni, che è stato ucciso da coloro che dovevano assicurargli sicurezza e giustizia. Un ragazzo di 18 anni, che come a noi piaceva la musica. Un ragazzo di 18 anni, con ancora tanti sogni davanti. È stato morto un ragazzo, 20 anni fa, precisamente oggi.

La Playlist di Cromosomi