Il tour italiano di Fred Again.. ha fatto ieri tappa a Napoli.
Non è stato solo un cartellone di date: è stata la chiusura di un cerchio, con la stessa musica che ha attraversato anni sospesi e si è compiuta poi nelle piazze d’Italia
Chi in pandemia ha consumato la trilogia di “Actual Life”, ieri sera ha vissuto qualcosa di quasi irreale.
Le tracce che ci hanno accompagnato durante la quarantena, quando i club erano chiusi e potevamo soltanto ballare con i piedi scalzi sul letto e costruire connessioni online al fine di sentirci meno soli, ieri le abbiamo ascoltate dal vivo.
Fred Again.. ha cominciato la sua parabola nel momento più improbabile: quando tutto sembrava perso.
Il motivo per cui ci siamo innamorati del producer britannico è proprio questo: “Actual Life” è stato un diario, un’ora d’aria, una dolce evasione in un periodo in cui tutto era fermo e privo di significato poiché avevamo perso ciò che realmente a questa vita dà significato: il contatto umano.
Il concerto di Napoli è stato il chiudere un cerchio, il risanare una ferita aperta facendo scoppiare finalmente la bolla di isolamento che ci aveva in modo fittizio (ma così vero) unito durante la quarantena, consentendoci di unirci realmente.
C’è un tratto profondamente narrativo nella musica di Fred Again.., che lo lega più agli scrittori che ai producer.
Le sue tracce descrivono e raccontano sonoramente l’umanità nella sua essenza più pura.
Ieri tutto questo si è tradotto in una trance collettiva: non soltanto cassa in quattro ma una sutura emotiva che ci ha consentito di mettere fine, anche simbolicamente, a tutto ciò che c’è di brutto.
Ieri a Napoli, quando “Marea (We’ve Lost Dancing)” si è fusa con “Yes, I know my way” di Pino Daniele e quando è partita “Cadillac” di Geolier, è accaduta una cosa rara: un’esplosione collettiva di due comunità che si riconoscono. La ballata di liberazione di una generazione che ha trovato nella musica il punto di contatto ed il rifugio più potente.
Il punto però non è soltanto l’incredibile concerto di ieri.
Il vero simbolo è che Fred Again.. non si è fermato a Milano, ma ha portato la sua musica anche a Napoli, Roma e Fasano, nel cuore della Puglia.
Per anni l’Italia musicale è stata concentrata su Milano, con i grandi concerti ed i grandi eventi spesso limitati al Nord.
Ma oggi qualcosa si sta muovendo: la distribuzione geografica dei live sta diventando un atto politico, un gesto di resistenza culturale.
Portare Fred Again.. a suonare al sud significa dire che il futuro non è più centralizzato, che la musica non appartiene a una sola città ma a un intero paese. E non è un dettaglio superficiale.
Il fatto che proprio Napoli e Fasano siano diventati epicentri della festa è la realizzazione di un sogno più grande: la fine della monocultura milanese, lo spostamento dell’asse verso un Sud che torna protagonista, perché pulsa e freme per l’unione e la collettività .
Chi aveva vent’anni nel 2020 e ballava da solo nella propria stanza, ieri ha ballato con altre migliaia di persone la stessa identica musica. Per la nostra generazione, il concerto di Fred Again.. è stato la chiusura di un cerchio. La restituzione di un senso anche agli anni di silenzio.
Fred Again.. ha fatto ballare Napoli mescolando passato e presente senza soluzione di continuità : we’ve lost dancing, sì, ma solo per ritrovarlo più forte e più nostro.










