Tramhaus, post-punk olandese in salsa Pixies. L’intervista al Primavera Sound ’25

da | Giu 9, 2025 | Interviste

Abbiamo conosciuto Nadya e Julia dei Tramhaus, che ci hanno aiutato a capire meglio la loro band.

Tra le sorprese più interessanti nascoste nella lineup del Primavera Sound 2025, abbiamo intercettato i Tramhaus. Parliamo di una band olandese, di Rotterdam a voler esser precisi, che nel 2024 ha pubblicato il suo primo album, “The First Exit”. Al Primavera Sound hanno raccolto sotto al proprio palco una bella fetta di pubblico, attratta dal loro stile che ben si sposava con altri big presenti in scaletta.

Se le origini sono prettamente post-punk, non si possono ignorare i rimandi a un rock più distorto ma delicato, che a tratti fa riecheggiare qualche suono tipico dei Pixies.

Abbiamo incontrato Nadya e Julia per conoscere da vicino chi sono i Tramhaus, in attesa di vederli sui palchi italiani in questi giorni.

Chi vi ha influenzato di più a livello musicale?

Beh, Turnstile, sicuramente. Sì, sicuramente i Turnstile, che hanno pubblicato il loro nuovo album ieri sera.

Forse anche Title Fight? Title Fight, di certo.

Queens of the Stone Age! Oh, e anche Mannequin Pussy. Io e Lukas le abbiamo viste la settimana scorsa ad Amsterdam ed è stato fantastico, anche Julia è fan da un sacco di tanto tempo.

E qualcosa anche al di fuori della musica?

Non so, mia mamma!

E anche il rapporto tra di noi. Siamo molto, molto uniti come band, quindi penso che ci ispiriamo molto a vicenda.

Sì, semplicemente parlando. Ne parlavamo ieri. Come band, non finiamo mai di parlare tra di noi. Troviamo sempre qualcosa di nuovo. Mettici in una stanza vuota e possiamo parlare per ore tra di noi. Perché siamo proprio interessati l’uno all’altro.

Quando scrivete, quanto peso date ai testi e quanto alla musica?

Beh, finora la musica arriva sempre per prima. E la maggior parte dei testi li scrive Lukas. Per una canzone, io e Julia lo abbiamo anche aiutato. Ma penso che ora, con le nuove canzoni, Lukas avesse già dei testi scritti prima, per la prima volta. Poi li ha adattati a una canzone che abbiamo scritto dopo.

Ma inizialmente, nel nostro precedente – o meglio, nel nostro unico album – i testi arrivavano per ultimi. Molto alla fine. Anche mentre registravamo in studio, la canzone poteva essere finita musicalmente e poi arrivavano i testi. Ma adesso stiamo anche cercando di cambiare questo approccio.

La scelta di cantare in inglese è arrivata spontaneamente? O è stata una decisione ragionata?

Penso sia venuta naturale, perché l’olandese è semplicemente… Voglio dire, non lo capisce molta gente fuori dai Paesi Bassi. E noi abbiamo sempre voluto andare oltre il nostro paese. Credo sarebbe stata una scelta più importante decidere di cantare in olandese.

Noi olandesi parliamo quasi tutti inglese, fin da piccoli.

Siete quindi nati internazionali?

Voglio dire, già a quattro anni a scuola si comincia con l’inglese. È fatto apposta… E poi la lingua olandese non si presta troppo a livello musicale, secondo me.
Io penso in inglese. 

Comunque è molto naturale per gli olandesi. Se canti in olandese, è un’altra cosa, completamente.

Come vi piacerebbe che la vostra musica fosse ricordata, diciamo, tra 30 anni? Cosa vi piacerebbe lasciare al vostro pubblico?

Beh, direi la nostra performance, insieme alla musica. Se le persone la descrivessero come energica, divertente e anche interessante dal punto di vista sonoro, allora sarei molto felice. Dimentica tutto il resto, questo è il massimo…

Una volta, o alcune volte, qualcuno ha detto: “Non sono un tipo che balla, ma con voi ho ballato.” E ho pensato, wow, è un gran complimento dire che ti dimentichi tutto il resto.

Diteci tre delle vostre canzoni che, secondo voi, servono a capire meglio chi siete come band.

Sento davvero che “Minus Twenty” ci rappresenta come band. L’abbiamo fatta come ultima canzone oggi.
Perché?
Non lo so, racchiude tutto quello che facciamo. A volte è tranquilla, altre volte è molto rumorosa, è psichedelica, è quasi emotiva. Non ci pensiamo spesso, ma alcune persone ci hanno detto che hanno avuto la pelle d’oca. Quindi sento che rappresenta un pacchetto completo di quello che facciamo.

E direi anche “The Cause” o “Once Again”, forse “The Cause”, è l’apertura dell’album, ha un ritmo veloce, e urliamo tutti insieme allo stesso tempo, ma rispettando la voce altrui, e penso che quella canzone catturi davvero la nostra dinamica.

Molta energia, ma poi facciamo armonie anche lì.
Sì, e poi ci ritorniamo sopra, e andiamo verso un’esplosione di nuovo, avanti e indietro tra chitarre e basso, e anche le voci.

E poi forse l’ultima, che è per noi iconica, “Make it happen”, che parla della nostra città natale, e anche sonoramente è una canzone strana, con suoni di chitarra molto particolari. Ma è una delle canzoni che abbiamo scritto agli inizi, quindi ci stavamo ancora conoscendo, iniziando a fare musica insieme: abbiamo scritto questa canzone, è venuta abbastanza bene e la suoniamo ancora, nessuno vuole smettere di suonarla.

Sentite ancora un legame profondo con la vostra città, con il vostro paese?

Esattamente, sì. Musicalmente, in realtà è così: ancora oggi prendiamo ispirazione da quella canzone.

Quali sono due canzoni di altre band, altri artisti, che possono aiutare il pubblico a capire il vostro mood, la vostra ispirazione, i vostri riferimenti?

Direi “I Got Heaven” delle Mannequin Pussy. Non lo so. È la prima del loro ultimo album. E il ritornello è più tranquillo della strofa, una dinamica nuova che ci interessa adesso per le nostre nuove canzoni. Stiamo esplorando un po’ quel mondo.

E magari una delle canzoni dei Turnstile…non so, anzi… “Minerva” dei Deftones!

Oh sì, sicuramente!

Tipo… sexy… sono triste o sono arrapata? Mi sento tipo… Triste o arrapata?

Dateci la vostra personale definizione del successo.

Direi… hai successo quando le tue preoccupazioni nella vita sono molto piccole. Cioè, devi comunque preoccuparti di alcune cose, ma non sono devastanti ogni giorno.

È godersi davvero quello che fai ogni giorno. Per me, sono anche questi i fattori principali.

Finché noi, come band, ridiamo ancora ogni giorno, ci amiamo ancora ogni giorno e ci divertiamo. Appena smettiamo di divertirci, è finita… Anche se hai molto successo, ma non ti stai divertendo… beh…

Sentirsi al sicuro con sé stessi e con le persone intorno a te.

E fare ciò che ami. Oh, suona molto sdolcinato, ma è vero!

Quale sarebbe il vostro lavoro se non foste musiciste?

Penso che lavorerei in cucina. O, no, aspetta. Annulla. Farei l’ingegnere del suono, che in effetti sono anche adesso, per i live. E forse avrei più tempo per andare in tour con altre band.

Penso che mi piacerebbe essere una veterinaria, oppure una psicologa. Ma preferisco gli animali agli esseri umani, quindi credo che sarei… Oppure gestirei un rifugio per animali, ecco. Sì. No, non mi piace la parte medica, operazioni…. Non voglio operare gli animali, ma voglio amarli e addestrarli. Un rifugio. Un addestratore, qualcosa del genere.

Tra pochissimi giorni avremo modo di rivedere i Tramhaus in Italia dopo le date del 2024. Gli appuntamenti sono:

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