Nei suoi 22 anni di carriera, Mondo Marcio ha visto intorno a sé momenti molto diversi vissuti dalla scena rap. I primi anni del 2000 l’hanno presentato al mondo; nel 2006, lui e Fabri Fibra portano il rap fuori dall’underground, attirandosi addosso le critiche di una scena che adesso gode di un successo derivato anche (e soprattutto) da loro due.
Nel 2016 ha rifiutato l’ondata della moda trap, rimanendo fedele a sé stesso, al suo stile, alle sue motivazioni.
Il filo logico dei 10 album (e 4 EP) di Mondo Marcio è proprio l’autenticità.
La capacità di mettere nei testi il proprio vissuto appartiene a Mondo Marcio dagli esordi e non si è appassita nel tempo. I vissuti cambiano, cambiano le persone che si sentono rappresentate dalle canzoni del Marcio, ma non cambia la sua potenza nel trasmettere qualcosa di reale.
Essere un pioniere di un genere rischia di schiacciarti, di ridurti a vivere come un cimelio di te stesso e/o di raschiare il barile della fama con ogni moda e ogni feat. Gli esempi non mancano.
Parlare della sofferenza di un bambino in mezzo a un divorzio, di un ventenne senza appigli o di un uomo spezzato da una relazione che finisce non è certo la stessa cosa. Sono tutte esperienze che fanno però parte di un vissuto, del continuo evolversi del percorso di un essere umano, dando vita ad un disegno coerente e credibile.
Chi può dire di avere a 40 anni gli stessi pensieri di quando ne aveva 17? Sarebbe innaturale e più imbarazzante che romantico. Così “Credo”, ultimo lavoro di Mondo Marcio, racconta di «come l’ego e l’identità possano sia salvarci che impedirci di essere davvero noi stessi. Alla fine dobbiamo sapercene liberare, per ritornare così alla vera fonte che ci ha generati. Dalla morte dell’ego, alla rinascita».
Passato, presente e futuro riuniti in 12 tracce, ora che il rapper milanese non ha paura a parlare di nessuno dei tre.
L’avversione di Mondo Marcio ai trend si vede anche in un verso travestito da dissing:
«non mi vesto da donna come Achille Lauro»
Mondo Marcio – No Wave
Lo stesso rapper milanese spiega il significato di queste parole:
«Mi sembra una paraculata […] Non stai rappresentando nessuno se fai così, stai solo attirando l’attenzione. Io contro Lauro non ho nulla di personale, è semplicemente un’osservazione su un modo di fare entertainment che non mi piace. Se tocchi certi temi devi aver vissuto qualcosa di molto vicino a quei temi o viverli tu in prima persona. Adesso che c’è una mentalità più inclusiva, mi sembra un modo per farsi battere le mani. […] Oggi si cavalca la parte bella, ma non si è vissuta quella brutta. Adesso è facile prendersi gli applausi.»
Riuscire a non scadere in polemiche sterili, utilizzando gli idoli della contemporaneità per smascherare ipocrisia, o quantomeno opportunismo, non è una dote scontata e non attira certo troppe simpatie.
Il concerto-evento al Fabrique
Il Fabrique diventa quindi il teatro di un evento, poco lontano dal quartiere di Porta Vittoria dove Mondo Marcio è cresciuto. Non è parte di un tour, non va in cerca dei numeri e dell’hype. Il concerto del Fabrique è l’inchino di un uomo di 38 anni che mantiene intatto il suo talento nel raccontare le vite di molti. “Credo” è un disco di spiritualità, distruzione, ricostruzione e rinascita.
Certo, con 10 album alle spalle è difficile scegliere una scaletta che non lasci nessuno deluso. Alcuni tra i pezzi più belli di Mondo Marcio, poi, sono quelli che meno si prestano forse alla dimensione live. Uno su tutti, “Troppo lontano”, che infatti purtroppo non è presente in scaletta come anche “Dentro a un sogno”.
L’ultimo album, “Credo”, è uscito il 25 aprile.
Se anche fosse l’album del decennio, in 16 giorni sarebbe stato comunque impossibile per i nuovi brani sedimentarsi nei cuori degli ascoltatori ed entusiasmarli al pari dei vecchi lavori. Certo, il concerto era dedicato al nuovo album, ma l’ampio spazio dedicato a “Credo” poteva essere forse un po’ ridotto.
Un peccato anche la versione rivisitata e spezzata di alcuni brani fortissimi del passato che avrebbero forse meritato un’attenzione diversa, soprattutto “Non so volare”. Molto apprezzata invece la scelta di inserire in scaletta “Sigarette”, brano probabilmente un po’ sottovalutato ma con i contorni e il potenziale per essere già un classico.
Presentarsi sul palco con la band è sempre qualcosa che può far storcere il naso ai puristi del rap: l’effetto trasmesso al live rende invece più profonda e completa l’esperienza del pubblico. La corista che accompagna la voce di Mondo Marcio invece, seppur bravissima, forse appesantisce un po’ i brani piuttosto che arricchirli. Non una scelta sbagliata in linea generale, probabilmente solo non utilizzata al meglio.Al di là di questi dettagli, peraltro ampiamente opinabili e soggettivi, resta difficile non emozionarsi di fronte a pezzi come “Questo cuore, queste stelle” e “Dentro alla scatola” (10 anni il primo, 20 anni il secondo). I pezzi di Mondo Marcio hanno bisogno di tempo per scavare nei cuori, ma in un modo o nell’altro arrivano sempre a toccare corde introvabili per gli altri rapper.









