Alzi la mano chi non ha mai provato un senso di inadeguatezza, di solitudine o di disagio al termine di una relazione sentimentale – o, peggio ancora, proprio nel bel mezzo della stessa. Se le vostre braccia sono tragicamente rimaste incollate ai vostri fianchi come quelle di un soldato americano sull’attenti, tranquilli: qualcuno ha voluto raccontare di voi (anzi, di tutti noi).
Dopo ben 473 giorni, Fulminacci torna infatti a farsi sentire con il nuovo singolo Casomai, uscito in streaming lo scorso 2 maggio ma presentato in anteprima sul palco del Concertone del Primo Maggio di Roma. Scritta a due mani insieme a Pietro Paroletti (meglio noto come Golden Years), e prodotta da quest’ultimo, Casomai rompe brillantemente il lungo silenzio trascorso dall’uscita del terzo album in studio “Infinito+1”, intervallato solo da qualche collaborazione, tra cui la recente “Due estranei” con Franco126.
Per me salsa agrodolce, grazie
Una base pop ritmata e fresca, un testo malinconico ed aspro che ci si snoda sopra e qualche taglio ironico a colorare l’intero brano: questa la ricetta – vincente – seguita da Fulminacci nella creazione del nuovo singolo Casomai, secondo uno stile per lui riconoscibile ed al quale ha da tempo abituato il proprio pubblico.
A discapito, infatti, dell’orecchiabile e leggero accompagnamento musicale, le parole accuratamente scelte da Fulminacci ci consegnano il racconto di un amore finito, al quale si continua a ripensare con un certo rimpianto, nonché un fotogramma esatto del nuovo disagio generazionale scaturente dall’avvertita (ma non fino in fondo compresa) incapacità di stare all’interno di una relazione.
Sono parole semplici, evocative, che parlano direttamente alla capacità di immaginare di ciascuno di noi e quasi provocatorie nella loro immediatezza:
Ti aspetto ancora come un fritto senza pastella
Un sorriso senza mascella
Un vestito senza modella
Battisti senza Panella
E capirai
Sono parole, tanto ironiche quanto esplicative di una certa solitudine, che rendono il dolore qualcosa di accessibile; di commestibile quasi, e di digeribile. Qualcosa che, in fondo, piaccia o non piaccia, tocca proprio tutti.
E tu, conosci il tuo ritmo?
Il senso di inadeguatezza, nascosto dal ritmo incalzante del pre-ritornello, esplode poi all’interno della confessione consegnata al ritornello vero e proprio, che racchiude tra l’altro il cuore dell’intera canzone:
Ma c’è una cosa che non sai
Perché non te l’ho detta mai
Non so ballare sul ritmo di un cuore che batte
È il disagio relazionale moderno, è la difficoltà di sincronizzarsi sui passi dell’altro; è, soprattutto, la profonda difficoltà di ascoltare sé stessi, le proprie esigenze ed i propri bisogni all’interno di un rapporto affettivo – e, forse, anche a prescindere da questo.
Ed è proprio da qui che nasce un sentimento di goffaggine, di inadeguatezza, che porta al confronto con l’altro, che appare sempre un po’ più furbo di noi, specie quando sembra sapersi godere la vita mentre qualcun altro si arrovella sulle proprie insicurezze (E non lo so ma penso: “Boh/Ma cosa ha lui che io non ho?”/Oltre allo stadio la domenica/E qualche convinzione in più).
Un risultato perfetto che parla di tutti noi
Fulminacci insomma, con il suo nuovo singolo Casomai, riesce a catturare l’attenzione di un po’ tutti, grazie a delle parole che creano un immediato legame con l’ascoltatore, e ad una base luminosa che invita anche a muoversi – e chi se ne frega, in fondo, se oggi siamo tristi. D’altronde, a volte è troppo complicato esprimersi davvero.
Recenti studi dimostrano che ogni tanto ti incontro e non dico niente
Ed allora, meglio scegliere il silenzio.
Oppure no?










