Questa è la storia di un uomo, un artista, che si ferma a guardare il cielo.
Lo interroga, alla ricerca di soluzioni ai propri interrogativi, ma il cielo non risponde.
Allora lui scrive.
Dopo anni di silenzio, Giorgio Poi torna a farci visita con Uomini contro insetti, un singolo che ha il sapore di quel dolce buonissimo che però, per qualche motivo, non puoi mangiare più.
La struttura ossea di una parabola perduta, di una battaglia assurda, la consistenza onirica di un vecchio film in bianco e nero.
Il singolo, uscito per Bomba Dischi / Sony Music, è lo sguardo da una finestra appannata su un universo fatto di dettagli apparentemente insignificanti che, presi uno per uno, potrebbero essere confusi con il quotidiano, ma nell’insieme compongono un mosaico surreale seppur inevitabilmente vero.
Non ci sono ritornelli a fare da ancoraggio in Uomini contro insetti.
Non ci sono porti sicuri: la melodia è un flusso continuo di coscienza – scorre e contempla il mondo senza il bisogno di incasellarlo in uno schema.
Cosa ci fa un herpes accanto all’alchermes? Perché Dio non si trova mai quando lo si cerca? Giorgio Poi, come sempre, parla per immagini con eleganza e maestria.
Immagini che sono come sassi nell’acqua: non importa dove cadono, l’importante sono i cerchi che si allargano attorno e le narrazioni che costruiscono.
In Uomini contro insetti c’è una ricerca più orientata verso suoni eterei.
Qui gli strumenti non esplodono, ma galleggiano.
I synth sono morbidi, le chitarre accompagnano, il basso avvolge e accarezza, la batteria è un battito appena percepibile. E poi c’è il glockenspiel, uno strumento inusuale, una carezza di note che si ripetono avvolgendo le orecchie di chi ascolta.
Un suono che non ha fretta, che non ha bisogno di imporsi.
Un suono che dipinge la guerra più strana del mondo: Uomini contro insetti.
Ma chi sta vincendo? Gli insetti ronzano tra le rovine della civiltà, gli uomini scattano selfie da bravi figli della gentrificazione.
Il tempo libero è merce, la spiritualità un souvenir, schiavi del lavoro e del capitalismo mentre nel cielo non ci sono risposte, solo voli low-cost per paradisi prefabbricati.
Ma Giorgio Poi non accusa e non giudica.
Si limita a osservare, raccontando le sue storie con quello sguardo un po’ ironico e un po’ sospeso che appartiene a chi ha imparato che la vita dev’essere presa per quello che è – fortunatamente qualcuno che alza gli occhi al cielo è ancora figlio di questa terra.
Questo ritorno, conferma che Giorgio Poi continua a costruire il suo mondo.
Un mondo fatto di parole leggere come piume e pesanti come macigni.
E mentre il tour europeo lo porterà da Berlino a Londra, da Milano a Roma, Uomini contro insetti continuerà a risuonare nelle orecchie di chi sa ascoltare.
Perché è una guerra che non chiede di essere capita, chiede solo di essere vissuta.










