L’arte è figlia di un’urgenza. Contrariamente all’etimologia della parola, che la designerebbe come mero “prodotto” umano, questa sembra invece essere qualcosa di più.
Uno sfogo dell’irrazionale che ci abita, necessità primordiale che ribolle nelle nostre cavità più profonde. Quel daimon che ferisce e che spesso ha origine dal dolore, da una gioia o dalla naturalissima necessità di far ascoltare il proprio “urlo”.
Non sempre, infatti, il già detto può bastare.
Spesso sono necessarie parole nuove, parole che nessuno ha mai detto, figlie di una personale visione del mondo che ha l’urgenza di essere raccontata.
Da qui nasce la poesia che molti artisti, nel corso del tempo, hanno saputo trasformare in musica
Dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior, canta Fabrizio De André in “Via del campo”, uno dei suoi pezzi più celebri. Lui, come tanti altri suoi contemporanei (Guccini, Dalla, De Gregori…) ha saputo dar voce agli ultimi, alle storie di esistenze ordinarie sviscerandone i dolori più reconditi, a discapito di chi sostiene che la poesia sia un qualcosa di elitario, di “altro”.
E’ proprio nella sofferenza, nelle storture del mondo che questa si fa spazio, ed è la stessa musica che si fa portavoce di un grido collettivo.
Basti pensare a pezzi come “Nella mia ora di libertà” dello stesso Faber o “Eskimo” di Francesco Guccini, entrambi capolavori che si fanno testimoni di uno stesso desiderio, quello di vivere liberi dalle catene del potere.
La poesia non segue regole precise, fuoriesce laddove la sincerità non cede alla forma, al manierismo, ecco perché, nel tempo, tanti artisti diversi hanno saputo catturarci.
Guardiamo ad esempio, alla differenza abissale tra Franco Battiato e Franco Califano, artisti opposti eppure ugualmente indimenticabili. Il primo, cantore di una vita sregolata e malinconica, l’altro maestro asceta in continua ricerca della propria anima. Ancora, possiamo pensare a Gabriella Ferri, o ai più recenti Brunori Sas, Mannarino, Lucio Corsi. Tutti artisti con immaginari differenti che hanno saputo fare della parola la loro arma più potente.
Poeti che hanno unito alle parole la forza della musica, per molti filosofi e pensatori considerata come la forma d’arte più vicina all’infinito.










