Una storia racchiude l’essenza dei 25 anni di carriera dei Baustelle in 3 minuti e 38 secondi.
Se lo scorso singolo “Spogliami” lasciava intendere una svolta pop ormai incontrovertibile, Una storia riaccende i riflettori anche sul passato dei Baustelle.
Come temi, il brano sembra quasi il proseguimento di “A vita bassa” e soprattutto “Perché una ragazza d’oggi può uccidersi?”, perle nascoste nell’album del 2005 “La malavita”, mantenendosi legato anche ai tormenti adolescenziali degli esordi dei Baustelle.
I suoni, sotto l’involucro pop che recentemente accompagna le pillole del trio toscano, rimandano all’atmosfera ricercata di “Fantasma”.
Troviamo un’orchestra d’archi di quaranta elementi, le chitarre twang, ma anche organi e clavicembali: Una storia non è un brano semplice (ma può sembrarlo).
Il nuovo utilizzo del pop dei Baustelle
Forse questa è una delle chiavi che ci aiuteranno a comprendere meglio “El Galactico”, il prossimo album dei Baustelle in uscita il prossimo 4 aprile: il pop come mezzo e non come fine. Se la recente produzione di Francesco Bianconi, Rachele Bastreghi e Claudio Brasini può sembrare più orecchiabile e semplice da fruire, è evidente come il pop sia utilizzato come il poco di zucchero di Mary Poppins. Ogni ascolto regala uno strato in più, una scoperta nuova, una riflessione più profonda.
Una storia è un racconto che potrebbe arrivare dal mondo dei vivi o da quello dei morti, un brano che mantiene una caratteristica sempre presente nei brani dei Baustelle: prescinde dal tempo pur incastonandosi alla perfezione nel presente.
Le immagini che la canzone evoca sono vivide e intense, ma le parole che disegnano l’immagine no. Possono essere spostate avanti e indietro nel tempo e nelle latitudini, ma non smetteranno di evocare immagini. Magari immagini diverse, ma altrettanto vivide.
Raccontare storie, d’altronde, serve a stimolare sensazioni. Quelle non hanno tempo né luogo, e saperle suscitare è un arte rara, un’arte intrinseca alla musica dei Baustelle.
Il testo di Una storia dei Baustelle
Bello, non odiarmi
Non filmarmi mentre brancolo
Nel buio del sedile posteriore
Nelle mani del Signore
Stronzo, non lasciarmi
Fammi male mentre parlano di noi
Al Tg1 della sera
Maledetta primavera
Che cosa penseranno adesso di me?
Di questo schifo che c’è?
Di questo fiume di storie senza storia?
Perché se merda c’è solamente
A questo crede la gente che non sa dove va
Che cosa mai diranno gli altri di me?
Non piangeranno perché
In questo video non c’è la prova certa di un senso
Mi viene voglia di essere una foglia
E dal vento farmi portare via
Ora che succede?
Non mi sento più le gambe
Se mi guardo nello specchio
Vedo gente e un sorriso inesistente
Che cosa penseranno adesso di me?
Di questo schifo che c’è?
Di questo fiume di storie senza storia?
Perché se merda c’è solamente
A questo crede la gente che non sa dove va
Che cosa mai diranno gli altri di me?
Non piangeranno perché
In questo video non c’è la prova certa di un senso
Mi viene voglia di essere una foglia
E dal vento farmi portare via
Ah-ah-ah-ah-ah-ah-ah-ah-ah
Ah-ah-ah-ah-ah-ah-ah-ah-ah
Che cosa penseranno gli altri di me
Se rideranno è perché
Sul cellulare non c’è la prova certa di un senso
Mi viene voglia di essere un giornale di ieri
Strappato e spazzato via
Come si sentirà mia madre stamani
Tra una pasticca e un caffè
Da sola dietro gli occhiali
Io vorrei chiederle se ha visto tutto sul web
Tutte le foto
E anche il mio nome










