Esiste un luogo della mente in cui il freddo si insinua, spezzando parole e costruendo desideri e volontà. Questo luogo è Bratislava, il nuovo singolo di LALA, che esplora il crollo di un’illusione e la faticosa ricerca di un equilibrio dopo che tutto ciò che c’era, semplicemente svanisce.
LALA ci conduce in un viaggio senza mappe né navigatore, dove “il dado rotola” ed il destino, semplicemente, non esiste più.
La Bratislava di LALA è un frammento dell’esistenza, un non-luogo che racchiude le distanze emotive, i legami spezzati, e l’estraneità che cresce tra due anime a causa del mondo e dell’io, che impongono e sgomitano.
La crescita di LALA si riflette nella produzione che incarna perfettamente la paura e l’angoscia dell’assurdo. Un brano lontano dall’RnB, con influenze trap, suoni scuri e linee melodiche che scalpitano, costruendo e distruggendo contemporaneamente molteplici climax. Nelle parole c’è il peso di una condanna autoimposta, la consapevolezza dolorosa che l’amore può farsi prigione quando diventa un gioco di specchiate illusioni, in cui ogni riflesso amplifica le fragilità dell’altro.
L’eco esistenzialista di Bratislava scardina l’immaginario legato a LALA come artista, donandogli una nuova luce: una più profonda, seppur coerente con ciò che è (ed era).
Un’evoluzione che consente all’artista di spostarsi e di riflettere in modo più schietto ed aperto sul significato della perdita e sul valore delle scelte. Bratislava è semplicemente diversa, è la liberazione di LALA. E con lui, ci liberiamo noi, chiudendo gli occhi e gettando via il cuore, sfuggendo -anche se per poco- al peso di rapporti tormentati e freddi, come l’immagine della città. L’uomo, diceva Camus, è sempre in rivolta contro l’assurdo. Ed in Bratislava, questa rivolta si manifesta nella volontà di dare forma al caos interiore attraverso l’alfabetizzazione dei sentimenti.
Il pezzo non promette un lieto fine, ma lascia intravedere la possibilità di accettare l’incertezza. Come ha detto LALA stesso “Decido di essere fiume e non roccia”, esplicando la necessità di non restare fermo lì a farsi logorare dagli eventi, ma di abbracciarli completamente, per rielaborarli e farli propri.
In Bratislava c’è una poesia cruda, un senso di bellezza tragica che ci rivela un nuovo volto dell’artista che, nel dare un nome a questo spazio mentale, compie un atto di ribellione, trasformando il dolore in arte e la frattura in racconto.
Bratislava non è solo una canzone, ma un riflesso dell’umanità in tutta la sua complessità. E nell’eco delle sue note, possiamo scorgere la crescita di LALA: profonda e dirompente, come un fiume in piena.










