Andrea Settembre, in arte Settembre, è uno dei finalisti di Sanremo Giovani. Campano, classe 2001, aveva già catturato l’attenzione del pubblico durante la sua partecipazione alla 17ª edizione di X Factor.
Con il suo ultimo brano VERTEBRE, ci invita a esplorare un universo di emozioni e fragilità.
Noi di Cromosomi abbiamo avuto la possibilità di scambiare quattro chiacchiere con SETTEMBRE, parlando di Sanremo Giovani, delle esperienze televisive passate e dell’importanza di mostrarsi autentici e veri.
La nostra intervista a Settembre, tra i finalisti di Sanremo Giovani
Ciao Andrea! Grazie di essere con noi oggi. Innanzitutto volevo farti i complimenti per essere arrivato in finale a Sanremo Giovani, un traguardo davvero importante. Come stai vivendo questi giorni?
Grazie! Li sto affrontando con grande concentrazione, cercando di canalizzare tutte le mie energie verso l’esibizione finale, che sarà particolarmente impegnativa. Allo stesso tempo, provo a non farmi travolgere dalle tante emozioni che inevitabilmente emergono, perché sono proprio quelle che ci rendono umani.
Sanremo Giovani non è la prima competizione a cui partecipi, infatti in precedenza sei stato un concorrente sia di The Voice che di X Factor. Quanto pensi che queste esperienze passate ti abbiano aiutato ad affrontare quella attuale?
Per quanto riguarda The Voice, è stata un’esperienza molto breve, oltre al fatto che all’epoca ero ancora piccolo. X Factor, invece, è stato l’anno scorso ed è stata una vera palestra per me. Mi ha formato sotto ogni aspetto, sia personale che artistico, e mi ha aiutato molto a gestire le emozioni. Sono una persona estremamente emotiva, ma chi mi conosce mi dice che quando salgo sul palco riesco a trasformare quell’emotività in energia positiva, senza farmi sopraffare dall’ansia o dall’agitazione. Cerco di canalizzare tutto in adrenalina e di raccontare la mia storia attraverso la musica.
X Factor è stata una grande scuola di autocontrollo e crescita, un’esperienza che mi ha lasciato insegnamenti preziosi.
A proposito di emozioni, il tuo brano VERTEBRE con cui sei in gara a Sanremo Giovani è un singolo molto intimo, che esplora proprio la fragilità dei sentimenti e la difficoltà di esprimerli. Ci diresti qualcosa in più sul pezzo e sul suo significato?
Vertebre parla di dolore e vulnerabilità, sentimenti che non appartengono solo alla mia generazione, ma che toccano tutti. Una delle cose che mi rende più felice è ricevere messaggi anche da persone più adulte che si riconoscono in questo brano. Sapere di riuscire a creare un legame con il pubblico attraverso la mia musica è davvero gratificante.
Credo che Vertebre racchiuda molti temi: racconta la difficoltà di gestire emozioni intense, soprattutto da giovani, e la sensazione di non avere gli strumenti per farlo. Nessuno ci ha mai insegnato come affrontare certe emozioni, come esistere davvero.
Infatti nel brano c’è un passaggio in cui dici proprio “nessuno ci ha mai detto
come si piange/come si ride alla nostra età”
Esatto, quella frase è il cuore della canzone. Racchiude il senso di smarrimento che molti provano: capire come gestire i propri sentimenti non è facile, soprattutto quando si cresce. Ma con il tempo si impara ad affrontare le cose. Ho voluto dare al brano il contesto di una relazione, perché così il messaggio arriva in modo più diretto, ma leggendo bene il testo si capisce che il tema centrale è l’incapacità di affrontare le difficoltà emotive, non solo in amore, ma in ogni aspetto della vita. Non esiste un manuale che ci insegni a vivere, ed è proprio questo il punto.
Anche nelle tue esibizioni riesci a trasmettere questa vulnerabilità di cui parli nel brano. Secondo te, quanto è difficile per un artista mostrarsi vulnerabile? E soprattutto, è qualcosa che il pubblico apprezza?
Se penso ai miei artisti preferiti, quello che amo di loro è proprio la vulnerabilità. Mi fa capire che dietro alla musica c’è una persona vera, con emozioni autentiche, e non una macchina perfetta.
Per me, essere vulnerabile sul palco è una vittoria. Se riesco a far arrivare la mia musica al cuore di qualcuno, allora ho raggiunto il mio obiettivo. La trasparenza è una delle cose più belle nella musica: il pubblico riconosce e apprezza sempre l’autenticità.
Sono d’accordo con te. Ho notato che sia in VERTEBRE che in altri tuoi pezzi, come AMANDOTI oppure LACRIME, inserisci sempre un po’ di dialetto napoletano. Per questo, vorrei chiederti qual è il rapporto con le tue radici?
Le mie radici sono fondamentali per me. Il napoletano nei miei testi non è mai forzato: se lo inserisco più in un brano che in un altro, è perché in quel momento sentivo il bisogno di esprimere un concetto in quella lingua.
Napoli è parte della mia identità, e la mescolanza di italiano e dialetto nel mio progetto artistico riflette proprio questo. Mi piace attingere dalle influenze musicali e culturali della mia città, portandole nella mia musica con naturalezza.
Per concludere, indipendentemente dall’esito della competizione, c’è un augurio che ti faresti?
Ovviamente spero in un buon risultato, ma soprattutto mi auguro che Vertebre possa arrivare a più persone possibili e toccare i loro cuori. Per me, questa è la cosa più importante.










