Paola Iezzi, con una carriera che continua a rinnovarsi, è tornata sotto i riflettori con il suo nuovo singolo solista Club Astronave. Presentato in anteprima in Piazza Plebiscito, sul palco della finale di X Factor 2024, il brano segna un’altra tappa importante nella parabola artistica della cantante.
Disponibile su tutte le piattaforme digitali e in rotazione radiofonica dal 6 dicembre, Club Astronave vede la produzione di ROOM9 e Alessandro Gemelli. Il testo e la musica nascono da un lavoro di squadra: Paola ha collaborato con gli autori Antonio Caputo e Danilo Cortellino, e con i compositori Simone Giacomini, Marco Salvaderi e Lorenzo Santarelli. Il risultato è un pezzo che invita alla danza ma non dimentica l’introspezione, evocando un viaggio tra galassie parallele che a volte si incontrano.
Paola tra stelle e riflessioni “galattiche”
Paola Iezzi, con Club Astronave, ci trasporta in una dimensione parallela, un luogo dove il dancefloor diventa uno spazio di introspezione e libertà totale. È un pezzo che unisce l’euforia della musica elettronica alla vulnerabilità delle emozioni, creando un equilibrio perfetto tra evasione e realtà.
La canzone si apre con un’immagine immediatamente riconoscibile per chiunque abbia mai perso se stesso nella musica:
Questa musica che parte dalle casse non mi fa capire niente, ho voglia di ballare
La pista da ballo non è solo un luogo fisico, ma un rifugio emotivo, un microcosmo dove tutto il resto si dissolve. Qui, Paola utilizza la metafora delle disco balls negli occhi per evocare il fascino magnetico dell’altro, amplificato dall’energia notturna.
L’accostamento di immagini cosmiche come la “terra rossa di Marte”, le “comete che non lasciano una scia”, ci porta nel suo universo. È il racconto di una ricerca disperata e intensa, quella di un amore che fa male, ma che allo stesso tempo attrae in modo irresistibile. Parla anche di “shock elettrico” e “male minore”, sottolineando la natura ambivalente delle emozioni che la canzone esplora: la musica è insieme cura e tormento.
Un mix di malinconia e liberazione in Club Astronave
Il ritornello entra subito in testa:
Non ricorderai nemmeno chi sei, su questa canzone hai preso il mio cuore
E ancora:
Segui l’istinto e portami, portami via
Comete che non lasciano una scia
Su questa canzone hai preso il mio cuore
È un club astronave
Qui, Paola ci parla dell’effetto totalizzante della musica e dell’amore, due forze capaci di far perdere il senso del tempo e dello spazio. C’è una malinconia di fondo, espressa con grande eleganza attraverso l’immagine del trucco che si scioglie sulle guance, simbolo di vulnerabilità, di un ritorno alla realtà dopo un momento di abbandono.
Il riferimento a “I Will Survive” non è casuale. Paola sembra suggerire che anche in un contesto apparentemente frivolo come una serata in discoteca, si può trovare la forza di superare le avversità, pregando un segnale che “aprirà tutte le porte.” Certo è più difficile se il problema è il dj della serata. O forse no.
Musicalmente, Club Astronave combina sonorità trance e dance-pop che richiamano l’elettropop dei primi anni Duemila, aggiungendo un tocco futuristico. Il beat incessante e l’atmosfera cosmica trasmettono un senso di movimento, un’onda che travolge l’ascoltatore senza mai perdere il controllo.
La struttura del brano, con i suoi crescendo e i momenti di pausa, riflette perfettamente il messaggio del testo: un’alternanza di abbandono e consapevolezza, di ascesa e discesa. È impossibile ascoltarlo senza immaginarsi immersi in una notte, circondati da luci, come Paola al The Flat by Macan di Milano.
Club Astronave di Paola Iezzi riesce a fondere il desiderio di evasione e il bisogno di connessione emotiva in un brano che parla a tutti noi. È la colonna sonora di chi cerca qualcosa, o qualcuno, in mezzo al caos, un amore, una speranza, una traccia che non svanirà al mattino. Paola non ci invita solo a ballare, ma a riflettere, a perderci per ritrovarci.










